Sopracciglia, ciglia e chemio? Ecco tutti i trucchi

Sopracciglia, ciglia e chemio? Ecco tutti i trucchi

3 Minuti9 Agosto 2022

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Leggi qui come ritrovare il tuo sguardo anche durante i trattamenti

I capelli sono uno dei primi pensieri quando senti pronunciare la parola chemioterapia. Ma anche ciglia e sopracciglia possono risentire degli effetti collaterali di questo trattamento. E, quando cadono, mettono in crisi un paziente oncologico perché ‘cancellano’ l’espressività del volto. Allora, se sai che dovrai iniziare questo percorso, ti regaliamo i consigli di Alma Crisafi, tecnico di protesi capillari ed esperta del settore. “La caduta di ciglia e sopracciglia è più lenta di quella dei capelli” spiega l’esperta. “Quindi si può intervenire passo dopo passo e scegliere soluzioni diverse a seconda del momento. Insomma, si può provare e cambiare, l’importante è trovare il trucco che ti faccia sentire a tuo agio”.

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Fai il microblading: è un tatuaggio semipermente, che dura dai 6 mesi ai 2 anni. In pratica, con uno speciale pennino (che assomiglia a un bisturi) si inseriscono nella zona dell’arcata sopraccigliare dei pigmenti colorati che riprendono e disegnano le sopracciglia. Si tratta di un trattamento da eseguire nei centri specializzati. Se l’idea ti incuriosiva già per motivi estetici, è la soluzione per te. Ricordati di farlo prima di iniziare la chemio, mai durante, per evitare problemi e spiacevoli irritazioni.

 

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Scegli il tattoo naturale: è l’alternativa soft al microblading. È un tatuaggio non permanente, con prodotti naturali al 100% che colorano e ridefiniscono le sopracciglia. Si fa dall’estetista, prima di iniziare le cure, e di solito dura almeno 3-4 settimane.

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Non usare (sempre) le extension: hai presente le classiche ciglia ‘finte’? Tecnicamente sono extension di ciglia, folte e lunghe. Peccato, però, che si aggancino alle ciglia naturali e quando queste cadono per la chemio, si staccano. Quindi, è meglio evitarle se il farmaco che ti daranno è totalmente alopecizzante.

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Prova le ciglia magnetiche: sono ciglia finte, che si applicano a quelle naturali grazie a piccoli magneti. Certo, anche queste non possono essere usate quando le tue ciglia cadono completamente, ma all’inizio sono un ottimo trucco, anche perché sono giornaliere, comode e facili da attaccare e quindi perfette da mettere e togliere.

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Non dimenticare il trucco: anche il make-up può essere un alleato. Oggi esistono in commercio prodotti da usare anche durante la chemio, delicati e amici della pelle: ombretti ed eyeliner ad acqua, per esempio, ti aiutano a dare profondità allo sguardo anche nei momenti no.


Capelli e chemio ora c'è la protesi

Capelli e chemio, ora c'è la protesi

4 Minuti17 Luglio 2022

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La nostra esperta Alma Crisafi spiega quando scegliere questa soluzione

Non serve scomodare medici ed esperti per capire che le conseguenze della chemioterapia sui capelli siano uno degli incubi più grandi di chi ha un tumore. Certo, guarire è la priorità numero uno ma è umano preoccuparsi di quando (e se) dovrai dire addio alla tua chioma. “Guardarsi allo specchio e non vedere più la frangia o le onde che incorniciano il viso è davvero destabilizzante perché fanno parte dell’identità” spiega l’esperta Alma Crisafi, tecnico che si occupa proprio di protesi capillari e fondatrice dell’azienda NaturElle.

Così, c’è chi sfodera orgogliosamente la propria testa ‘nuda’ e chi punta su turbanti e foulard. Altre ancora, invece, scelgono la classica parrucca. Negli ultimi tempi, però, stanno prendendo sempre più piede le protesi tricologiche. “Non si tratta di parrucche con capelli veri, ma di protesi fatte con capelli vergini fissate direttamente alla cute. In questo modo, non ci si vede mai calve e credo che sia un dettaglio importante, visto che la maggior parte delle donne che scelgono questa soluzione sono mosse dal terrore di guardarsi allo specchio in questa fase.” precisa l’esperta. Ecco, allora, tutto quello che devi sapere sull’argomento.

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È su misura: la protesi è totalmente personalizzata. Viene fatta a mano e replica in maniera fedele il tuo capello, dalla tonalità allo stile. Se, per esempio, hai una chioma mossa e con il balayage biondo, anche la protesi sarà così”.

 

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Calcola i tempi: di solito, i capelli cadono tra il 15esimo e il 20esimo giorno dopo la prima terapia. Quindi, informati, scegli il centro giusto e prendi il primo appuntamento prima di cominciare la chemio e poi fissa quello per l’applicazione circa due settimane dopo la prima infusione.

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Puoi fare tutto: il prodotto viene applicato alla cute con speciali cerotto medicali, indolori. L’adesione è immediata e dopo 48 ore di pazienza puoi fare qualsiasi cosa, anche tuffarti in piscina, e i capelli rimangono al loro posto. Per lavarli, non ci vogliono prodotti specifici.

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Va sistemata dopo un mese: dopo 4 settimane, serve un piccolo check up e quindi la protesi viene tolta e igienizzata. Intanto si controlla la cute e poi la si riapplica. Tutto questo si può fare nel centro dove l’hai acquistata o anche a casa, ovviamente con i consigli del tecnico.

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Ti segue chemio dopo chemio: quando i tuoi capelli iniziano a ricrescere e arrivano a misurare circa 3 centimetri è meglio applicare speciali pettinini che agganciano direttamente la protesi alla chioma naturale. Fatto questo, la protesi è perfetta: ti segue lungo il percorso di cura e puoi metterla e toglierla quando preferisci.

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Devi sentirti a tuo agio: non esiste la soluzione ‘giusta’ per tutti. L’importante è trovare quella che ti faccia stare bene e sentire bella, anche in questo momento difficile.

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È un dispositivo medico: la protesi tricologica usata durante le terapie è un dispositivo medico e quindi parecchie assicurazioni prevedono un rimborso (il costo parte dai 2.500 euro). Non solo: la spesa si può detrarre in sede di dichiarazione dei redditi e ci sono anche Regioni che prevedono un fondo per l’acquisto della protesi. Purtroppo, per ora sono solo 15 (Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria,Trentino Alto-Adige,Veneto) e ognuna ha stanziato budget diversi. Ti consigliamo quindi di informarti presso la tua Asl.


capelli le 5 cose da sapere

Capelli, le 5 cose da sapere prima di iniziare la chemioterapia

3 Minuti23 Giugno 2022

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Ecco le tips dell’esperta Alma Crisafi

L’immagine non è un dettaglio. Il viso, i capelli, il look: sono tutti elementi importanti che definiscono la tua identità e che non possono essere sottovalutati durante il percorso oncologico. Già, hai tutto il diritto di sentirti ‘a posto’ anche mentre fai la chemio, di guardarti allo specchio senza vergogna, tanto che oggi anche il personale medico è attento a questo aspetto, soprattutto quando arriva il momento di iniziare le terapie e di preoccuparsi per i capelli.

Allora, abbiamo chiesto aiuto a una super esperta del settore: Alma Crisafi, tecnico di protesi capillari e anima di NaturElle, azienda nata 11 anni fa. “Mi occupavo di protesi e un giorno una carissima cliente mi ha confessato di avere un carcinoma al seno. Era terrorizzata e l’ho accompagnata personalmente a scegliere la parrucca. In quel momento ho capito che a questi pazienti serve qualcosa in più: prodotti perfetti e tanta empatia”. E grazie a queste doti, Alma ti regala le 5 cose da sapere prima di cominciare la chemioterapia.

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Non rasare:“una volta c’era questa abitudine. Oggi sappiamo che è inutile. Anzi, se tagli a zero, lo stelo del capello rimane comunque lì, sotto la cute, e non permette al capello stesso di cadere poi naturalmente, con il rischio di sentire bruciore, formicolio e, in alcune casi, causare una follicolite, un’infezione della zona. Meglio lasciare sempre almeno un centimetro e mezzo di lunghezza”.

 

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Idrata la cute: “una volta che i capelli sono caduti naturalmente, lava la zona con il classico detergente delicato e tienila idratata, usando una crema. Va benissimo, per esempio, l’olio di jojoba”.

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Fai pure la tinta: “sfatiamo un tabù: i nuovi capelli si possono colorare e l’ammoniaca non è un problema, come dimostrato ormai da tantissimi studi. Certo, se una persona è allergica non può usare tinte di questo tipo e allora è meglio testare prima qualsiasi prodotto sulla pelle. Ma se non hai mai avuto problemi, e sulla cute non hai escoriazioni, i capelli possono essere colorati già dopo il primo centimetro di crescita”.

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Non tagliare i nuovi capelli: “all’inizio, la chioma sarà più sottile e il colore più indefinito perché appunto deve ripigmentarsi, ovvero riprendere il suo tono naturale. Ma tagliarla, o peggio ancora rasarla, è inutile. Meglio avere pazienza: aspetta un paio di mesi, al massimo tre, e i capelli torneranno in salute”.

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Non usare prodotti inutili: “shampoo e creme rinforzanti o miracolosi servono a poco. Anche in questo caso, la chioma tornerà forte e lucente pian pano, alla fine delle terapie”.


Alla scoperta del linfedema, uno degli effetti indesiderati del cancro

Alla scoperta del linfedema, uno degli effetti indesiderati del cancro

6 Minuti6 Marzo 2022

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Una malattia cronica e invalidante ancora poco conosciuta

Colpisce ogni anno 40.000 italiani, eppure pochissimi sanno di cosa si tratta. Il 6 marzo è il LymphAday, la giornata mondiale del Linfedema, quindi accendiamo i riflettori su una patologia ancora poco conosciuta, ma che spesso stravolge la quotidianità dei malati oncologici. Lo facciamo con Anna Maisetti, paziente e volto social di @Stile_Compresso, e con la Dottoressa Sara Mantovani, fisioterapista che fa parte del Progetto Linfedema Italia e coach di Koala Strategy.

Anna, il tuo percorso oncologico è cominciato con una macchia sulla pelle, giusto?
“Già, quello che all’inizio sembrava un banale neo ha stravolto la mia esistenza. Si trattava di una piccola protuberanza rosa, poi ha cambiato forma e colore e nel giro di un anno è diventato un tumore maligno. Mi hanno operata d’urgenza e hanno dovuto rimuovere anche i linfonodi”.

Quando, invece, è comparso il linfedema?
“Purtroppo pochi giorni dopo l’intervento sono arrivati i sintomi alla gamba. Per me è stato uno shock perché all’improvviso ho capito che avrei dovuto condividere con un disturbo che mi avrebbe accompagnata per sempre”.

Dottoressa Mantovani, spieghiamo bene questa patologia
“Si tratta di una malattia cronica e invalidante, ovvero che dura per sempre e che può condizionare la vita del paziente. Abbiamo due tipi di linfedema: il primario, causato da un difetto del sistema linfatico; e il secondario, in cui i problemi del sistema linfatico sono provocati da altro, come nel caso di Anna, in cui il tumore ha determinato la rimozione dei linfonodi. In tutti e due i casi, abbiamo un gonfiore gonfiore di un arto o di una zona del corpo. Il più conosciuto è quello al braccio, che colpisce le donne operate di un carcinoma al seno, ma in realtà il problema può coinvolgere anche gli arti inferiori, il viso o persino i genitali”.

“All’inizio è stato molto difficile, ho vissuto a lungo isolata ed avevo tanta difficoltà a capire come gestire questa patologia, a trovare per esempio le compressioni giuste”

Anna Maisetti

@Stile_Compresso

Dottoressa, come si tratta il linfedema?
“Si usa quella che gli esperti chiamano terapia decongestiva complessa o combinata. In pratica, si mettono in campo più trattamenti: i bendaggi, la cura della cute, l’esercizio fisico della zona con bendaggio e il linfodrenaggio. E non dimentichiamo l’educazione: visto che è un problema cronico, bisogna insegnare al paziente a prendersene cura ogni giorno”.

Anna, com’è la tua vita oggi? Sul tuo canale Instagram parli molto della malattia e hai anche scritto un libro
“All’inizio è stato molto difficile, ho vissuto a lungo isolata ed avevo tanta difficoltà a capire come gestire questa patologia, a trovare per esempio le compressioni giuste. Quello con la Dottoressa Mantovani si è rivelato un incontro chiave. Da quel momento ho iniziato a condividere la mia storia con altri pazienti e professionisti, per scambiarci consigli e sostenerci. A me, per esempio, aiuta giocare con i colori di bende e calze, penso all’estetica per riuscire a mostrarmi e a non provare più vergogna. La condivisione con gli altri malati, sui social e con il libro, è davvero preziosa: mi dona forza e spero di darne anche io a loro”.

Cosa non può mancare nella quotidianità di chi soffre di linfedema?
Anna Maisetti: “Il supporto di famiglia, amici e persone che vivono lo stesso percorso per non isolarsi nel proprio dolore. Poi le informazioni giuste e tanta costanza per seguire al meglio il percorso terapeutico”.

Dottoressa Mantovani: “Anche io punto sul supporto: l’aiuto di équipe specializzate che seguono il paziente non solo sul fronte della cura, ma anche ascoltandolo nei momenti difficili”.

“la ricerca ci dice che i trattamenti devono essere sempre su misura, personalizzati e diversi per ogni singolo paziente”

Sara Mantovani

Fisioterapista

Dottoressa, in che direzione sta andando la ricerca? Ci sarà una cura contro questa patologia?
“Ce lo auguriamo! Per quando riguarda il linfedema primario, la scienza sta indagando sulle cause della patologia e sui geni coinvolti. Per il linfedema secondario, invece, la chiave di volta sono gli interventi oncologici: se queste operazioni saranno sempre meno ‘invasive’ per il sistema linfatico, sarà un successo. Già oggi, comunque, la ricerca ci dice che i trattamenti devono essere sempre su misura, personalizzati e diversi per ogni singolo paziente”.

Anna, a chi ne soffre, invece, che messaggio possiamo mandare?
“Non arrendetevi mai, non smettete di cercare soluzioni e strade utili. Anche nelle difficoltà possono nascere nuove, inaspettate, opportunità”.


Tutto quello che c’è da sapere su Papilloma Virus e cancro cover

Tutto quello che c’è da sapere su Papilloma Virus e cancro

5 Minuti4 Marzo 2022

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Il virus responsabile di più di due terzi dei tumori al collo dell’utero

Segni particolari: silenzioso (purtroppo) e pericoloso. Sono queste le caratteristiche del papilloma e il 4 marzo, giornata internazionale contro questo virus, noi cerchiamo di capirne di più. Perché dell’HPV, così si abbrevia, non se ne parla mai abbastanza, eppure è il responsabile di più di due terzi dei tumori al collo dell’utero. Così, siamo andati a bussare virtualmente alla porta di un’esperta, la dottoressa Roberta Corti.

Biologa specializzata in Ginecologia, ha fondato Maledetto HPV, un progetto di informazione e sensibilizzazione. “Diversi anni fa, ho scoperto di avere una lesione al collo dell’utero, causata appunto dal virus, e ho lottato a lungo tra dubbi e paura di ammalarmi di cancro” racconta. “All’epoca studiavo biologia, mi sono specializzata in queste tematiche e ho iniziato a collaborare con i ginecologi per aiutarli tra test e diagnosi. Poi ho capito che il virus non fa male solo al corpo, ma anche alla mente e al cuore, perché ha un forte impatto sul benessere psicologico e ho lanciato un canale Youtube e un profilo social per abbattere i tabù”. Ed è quello che proviamo a fare anche qui.

“Il virus va e viene e se stiamo bene il nostro sistema immunitario lo elimina senza problemi. Quando, però, attraversiamo periodi di stress o l’organismo non è in forma, l’HPV rimane sui genitali e a lungo andare può portare a delle lesioni al collo dell’utero”

Roberta Corti

Biologa e fondatrice di Maledetto HPV

Un virus comune Il papilloma ‘vive’ sui genitali umani, femminili e maschili, si trasmette attraverso i rapporti sessuali ed è molto più diffuso di quanto crediamo. Infatti, si calcola che quasi l’80% delle donne abbia avuto un’infezione da HPV almeno una volta nella vita. “Il virus va e viene e se stiamo bene il nostro sistema immunitario lo elimina senza problemi. Quando, però, attraversiamo periodi di stress o l’organismo non è in forma, l’HPV rimane sui genitali e a lungo andare può portare a delle lesioni al collo dell’utero”.

Può causare il cancro Proprio queste lesioni al collo dell’utero, infatti, sono responsabili della maggior parte dei tumori nella zona. Ma questa, in realtà, non è una cattiva notizia. “È l’unica neoplasia provocata da un virus, quindi se preveniamo l’infezione non arriveremo mai ad ammalarci. Come si fa? Con controlli regolari dal ginecologo per monitorare la nostra salute e l’eventuale presenza dell’HPV”.

Niente sintomi e niente cura Il papilloma, purtroppo, è un virus silenzioso, subdolo, perché non dà sintomi: non si avverte prurito, non si hanno perdite, come per altri disturbi ginecologici, e quando avvertiamo problemi può essere troppo tardi. “Non esiste nemmeno una cura, come un antivirale o un antibiotico, ma bisogna lavorare per rafforzare il sistema immunitario e renderlo capace di sconfiggere il virus. Se, invece, l’HPV persiste e provoca lesioni, il ginecologo le deve rimuovere subito con un piccolo intervento prima che degenerino in un tumore”.

Ma c’è il vaccino Da qualche anno, la medicina ci ha dato un’arma in più, la profilassi. I ceppi di HPV ad alto rischio, ovvero responsabili del tumore, sono una quindicina. E oggi abbiamo un vaccino che protegge contro 9 ceppi tra i più pericolosi. “Si chiama Gardasil 9, è raccomandato dal Piano nazionale di protezione vaccinale e si può fare già dai 9 anni. Fino ai 14 anni le dosi previste sono due, mentre sopra i 15 ne servono tre. L’ideale è farlo verso gli 11 anni proprio perché l’efficacia è più alta se l’organismo non è ancora entrato in contatto con il virus, quindi se non si ha ancora una vita sessuale”.

Sia per lei che per lui E non sono soltanto le ragazzine a dover fare il vaccino, ma anche i maschi, perché vaccinando a tappeto si blocca la trasmissione del virus. “Non ci sono nemmeno limiti di età. Anzi. Gli studi dimostrano che se una donna ha avuto il papilloma e ha dovuto trattare chirurgicamente una lesione, la profilassi riduce del 60% il rischio che questa si riformi”.

Prevenzione sempre Le visite ginecologiche rimangono la strada migliore per tenere lontano il rischio di ammalarsi di HPV e, quindi, di sviluppare una neoplasia. “Insieme alla prevenzione, poi, attenzione massima al sistema immunitario che difende l’organismo. Per rinforzarlo, abbiamo 4 strumenti: alimentazione naturale, attività fisica costante, zero fumo e buona gestione dello stress”.


Permessi, malattie e altro ancora quando ricevi una diagnosi di cancro

4 Minuti2 Febbraio 2022

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Otto cose da sapere sui tuoi diritti quando ti viene diagnosticato un cancro

Hai appena iniziato il viaggio tra ospedali, sale operatorie, reparti di oncologia e terapie? In questo momento tutto ti appare come una montagna troppo difficile da scalare, ma pian piano percorrerai questa strada con più forza. Ad aiutarti, poi, ci sono una serie di tutele e diritti. Districarsi tra leggi, cavilli e domande non è da tutti, quindi ti riassumiamo qui le principali cose da sapere.

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Esenzioni: Esami, medicinali, visite e riabilitazione sono gratis. Infatti, come paziente oncologico, puoi ottenere l’esenzione dal ticket. Basta fare domanda alla tua Asl (portando tessera sanitaria, codice fiscale e la documentazione che certifica la malattia) e, dopo una valutazione, otterrai un tessera di esenzione, che di solito ha il codice ‘048’. Dura almeno 5 anni, ma può avere anche una validità illimitata a seconda del tipo di patologia.

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Permessi e Congedi: La norma che li regola è la famosa 104 che fissa, per esempio, 3 giorni al mese di permesso o, in alternativa, 2 ore al giorno e un congedo fino a 30 giorni all’anno. I contratti collettivi di lavoro delle varie categorie, poi, prevedono altre tutele: quindi, ti conviene informarti e studiare la tua situazione specifica, anche perché alcuni benefici sono legati all’accertamento di una invalidità (anche temporanea, ovviamente). per voi. Prova a ragionare, con il partner, su qualche frase utile, poi le parole usciranno spontanee al momento.

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Lavoro dipendente e Indennita’: Il tuo impiego è ‘al sicuro’ per diversi mesi e hai una indennità proporzionata allo stipendio. Per le informazioni più specifiche, rivolgiti all’Inps.

4

Trasferimento: Puoi essere trasferito in una sede più vicina a casa, se ne hai bisogno, e al contrario non possono importi un trasloco senza il tuo consenso. Un altro ‘aiuto’? Il cambio di mansione, ovvero incarichi e compiti in linea con il tuo stato di salute.

5

Smartworking: Hai diritto a lavorare da casa, alla flessibilità oraria o al part time. E potrai tornare al tuo vecchio contratto quando sarai guarito.

6

Turni: Facevi i turni di notte? Ora puoi essere esonerato se la malattia non te lo permette. Ovviamente, devi portare al tuo capo una documentazione medica che lo dimostri.

7

Lavoro autonomo e indennita’: Sei un professionista con partita Iva? Nel 2017 è diventata realtà la legge n.81, che regola le tutele della categoria. Riassumendo, esistono l’indennità di malattia (massimo 61 giorni annui) e l’indennità di degenza ospedaliera (mass. 180 giorni annui). Puoi ottenere anche l’assegno ordinario d’invalidità o la pensione d’inabilità. Infine, puoi sospendere o rateizzare il versamento dei contributi. Se vuoi saperne di più, rivolgiti alla gestione separata Inps o alle casse previdenziali della tua categoria.

8

Caregiver: Anche il caregiver, ovvero la persona che si occupa del malato e ha un suo lavoro, ha alcuni diritti. Si va dai 3 giorni di permesso al mese al congedo straordinario retribuito per due anni, dalla possibilità di avere il part time o l’esonero dai turni di notte fino alle agevolazioni su cambi di sede e trasferimenti.


como dirlo ai figli - cancro

I tuoi figli

3 Minuti2 Febbraio 2022

Come dirlo a...

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Essere al loro fianco e dargli il meglio. Ecco quello che hai sempre cercato di fare come genitore. E ora la malattia sembra quasi strapparti dal tuo ruolo. La diagnosi di un cancro rende tutti più vulnerabili. Tu, che vorresti proteggerli, ti senti debole e in pericolo… Eppure non puoi nascondere quello che ti sta succedendo perché farebbe crollare la fiducia tra voi. Addirittura, secondo gli esperti di psico oncologia, vedere mamma o papà malati e non avere una spiegazione da parte loro farebbe scattare nei bambini paura e anche un forte senso di colpa, come se fossero responsabili della situazione. Allora, fai un bel respiro e affronta anche questo compito. Qui, ti regaliamo un piccolo aiuto.

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La notizia di essere affetti da un tumore è da dare tutti insieme, con i componenti della famiglia riuniti e in un ambiente caldo e protetto, come il soggiorno che ha accolto tante giornate serene. Parlate a turno, tu e il tuo compagno/a, come una piccola orchestra che suona all’unisono.

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Anche in questo caso, non esiste il discorso perfetto, ma quello giusto per voi. Prova a ragionare, con il partner, su qualche frase utile, poi le parole usciranno spontanee al momento.

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Niente lacrime. Può sembrare un’impresa impossibile, ma devi sforzarti di trasmettere un pizzico di fiducia. Quindi, ricorri a tutti gli stratagemmi possibili e non cedere al pianto o alla disperazione. E guarda sempre negli occhi i tuoi figli per accogliere ogni loro emozione.

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Non è il momento di fare promesse o di azzardare tempistiche, anche se potrebbero rincuorare i piccoli di casa. Assicurare la tua guarigione creerebbe false speranze, che li farebbero poi stare peggio. Sottolinea che farai di tutto per stare bene e che sarai lì pronta/o per parlarne con loro, ogni volta che avranno dubbi e domande.

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Le parole sono una risorsa preziosa ed è giusto differenziare il linguaggio per età. Con i bimbi più piccoli, punta su frasi semplici: può bastare dire che si è malati e spiegare quindi come ci si curerà, sottolineando il ruolo dei medici che assomigliano un po’ ai ‘supereroi della salute’. Via libera a un disegno, a un libro sul tema da leggere insieme o una favola da inventare per rivivere il momento e metabolizzarlo.

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Con i ragazzi più grandi, invece, si può osare qualche dettaglio in più spiegando la patologia e la cura. Se gli specialisti che ti seguono sono empatici e disponibili, perché non proponi ai tuoi figli una breve chiacchierata con loro?

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Informa sempre la scuola e gli insegnanti, così monitorerete insieme lo stato d’animo dei cuccioli di casa. E chiedi aiuto, senza timore: ai prof, a uno psicologo, a un educatore…


HO UN TUMORE, COME DIRLO A... LE PERSONE CHE AMI

Le persone che ami

3 Minuti2 Febbraio 2022

Come dirlo a...

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Per tanti pazienti oncologici è uno dei momenti più complicati. Perché raccontare di avere un tumore sembra quasi più destabilizzante che ricevere la diagnosi: confessi debolezze e paure, rivivi parole pesanti come macigni e ne prendi coscienza e, infine, arrivi a sentirti in colpa per il dolore che causi agli affetti più cari. Eppure, è proprio a loro che devi dirlo. Ecco i consigli per farlo.

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Prenditi un momento per radunare le idee e decidere a chi comunicarlo e come. Per esempio, puoi parlarne con tutta franchezza all’amico di sempre e aspettare qualche giorno, invece, per confessarlo a tua mamma, che è già molto anziana. Può essere utile fare una lista, anche solo nella mente, per riordinare i pensieri e ragionare su priorità e modalità.

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Ripetiti che non esiste un modo giusto per parlarne. Nessuno possiede la formula magica o la frase più efficace, ma ognuno ha dentro di sé quella adatta. Quindi, segui anche l’istinto e il cuore.

3

Non esiste nemmeno il momento ideale. Non perdere tempo a organizzare l’incontro o a scegliere il luogo, ma fallo quando ti senti. Attenzione, non significa sentirsi pronto perché forse non lo sarai mai davvero. Ma è importante iniziare, dirlo a qualcuno che ami, perché il percorso per guarire dal cancro è un cammino che si fa insieme ai propri affetti.

4

Fai un passo alla volta. Non sei obbligato a scendere subito nei dettagli o a fare previsioni, anzi puoi chiedere a chi ti ascolta di non farti troppe domande e di rispettare i tuoi tempi. Non nascondere la verità, ma dilla pian piano se ti sembra più semplice.

5

Cercati un alleato. Se, per esempio, raccontarlo ai tuoi genitori ti preoccupa molto, fallo insieme al fratello, al fidanzato, al migliore amico. Avere qualcuno che ti regali un sorriso o finisce una frase può essere molto prezioso.

6

Lasciati andare e non imbrigliare le emozioni. Piangerai, ti arrabbierai, magari ti mancherà il respiro e questa chiacchierata così importante non andrà come vorrai. È tutto normale: l’importante è tirare fuori questo piccolo grande macigno e ‘arruolare’ i tuoi compagni di viaggio.

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Datti tempo. Concedilo a te e al tuo interlocutore: magari tu non avrai la prontezza di rispondere ai suoi dubbi o lui/lei non troveranno subito le parole giuste per confortarti. Per ora, bisogna digerire la notizia, poi arriverà il momento della comprensione e del sostegno.


come dirlo al capo - cancro

Il datore di lavoro

1 Minuti2 Febbraio 2022

Come dirlo a...

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E’ l’ultimo passo. Dopo aver confessato ai tuoi cari e ai figli che hai un tumore, ora devi parlarne con il tuo capo.

E’ un peso che ti risparmieresti volentieri, soprattutto se con questa persona non hai un buon rapporto, ma è necessario farlo per poter usufruire di permessi, congedi e di tutti i diritti che la legge prevede per i pazienti oncologici.

1

Niente mail o telefonate: prendi un appuntamento, anticipandogli che devi discutere della tua salute e assicurandoti che lui possa dedicarti tutto il tempo possibile.

2

Non servono lunghi discorsi o “prove”. Vai dritto al sodo con spontaneità: non devi vergognarti di pronunciare le parole cancro o chemioterapia.

3

Proponigli di tenerlo aggiornato su operazione, esami e terapie e mandagli sempre la documentazione necessaria per avere le tutele di cui hai diritto.

4

Mostrati propositivo e ottimista sul futuro: il lavoro può diventare un’isola da cui tenere fuori preoccupazioni e paure.

5

Dopo aver informato il tuo capo, parlane anche con i colleghi, iniziando da quelli che senti più vicino. Potranno anche aiutarti a livello pratico nei prossimi mesi, per esempio con le ferie o i permessi “sospesi”: in pratica, possono donarti i loro.