Tumore all'ovaio: tutte le novità

3 Minuti27 Settembre 2022

News


Un mix di farmaci aumenta le possibilità di guarigione

La strada, da oggi, è un po’ più facile da percorrere. Potremmo riassumere così, con questa frase, le novità sul tumore all’ovaio che arrivano dal congresso della Società europea di Oncologia medica. L’importante appuntamento, che gli addetti ai lavori chiamano ‘Esmo’, si è chiuso nei giorni scorsi a Parigi e i riflettori si sono accesi proprio sui progressi compiuti dalla ricerca. Te li raccontiamo qui.

Ogni anno, in Italia, si registrano 5.200 nuove diagnosi di cancro all’ovaio. Per questa patologia, purtroppo, non esistono strumenti di screening efficaci e quindi la prevenzione non funziona come in altri tumori, tanto che 8 donne su 10 scoprono la malattia in fase avanzata. Ma la ricerca sta portando delle cure sempre più mirate ed efficaci.

“Al congresso della Società europea di Oncologia medica si è parlato di due studi molto importanti: PAOLA-1 e SOLO-1. Il primo riguarda le pazienti che sono HRD positive, ovvero che hanno una particolare mutazione genetica, e punta tutto sulla combinazione di due farmaci, olaparib e bevacizumab".

In particolare, al congresso della Società europea di Oncologia medica si è parlato di due studi molto importanti: PAOLA-1 e SOLO-1. Il primo riguarda le pazienti che sono HRD positive, ovvero che hanno una particolare mutazione genetica, e punta tutto sulla combinazione di due farmaci, olaparib e bevacizumab. “I risultati dimostrano che il 65,5% di queste pazienti è vivo a cinque anni dalla diagnosi rispetto al 48% di quelle curate con bevacizumab da solo” ha spiegato Nicoletta Colombo, direttore del Programma di Ginecologia Oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e professoressa all’Università Milano-Bicocca. “La combinazione ha ridotto il rischio di morte del 38%”.

Il secondo studio, invece, si è concentrato sulle donne con la mutazione BRCA e anche in questo caso il farmaco olararib si è dimostrato davvero utile, soprattutto se usato per più di due anni, visto che ha aumentato di oltre il 20% la percentuale delle pazienti sane. Tra l’altro, le protagoniste della ricerca avevano un tumore in fase avanzata, condizione che fino a poco tempo fa rendeva difficile una guarigione.

Tutte e due le ricerche, poi, sottolineano l’importanza dei test genetici, che vanno sempre eseguiti a queste pazienti proprio per identificare il sottotipo di tumore con la massima precisione e capire quindi le cure più efficaci. La via da seguire è proprio questa: test genetici e nuove terapie.


Ecco il nuovo progetto che velocizza i controlli oncologici

3 Minuti22 Settembre 2022

News


In Lombardia il percorso di cura sarà organizzato dall’ospedale

Un percorso a ostacoli tra telefonate, file e reparti. Molti pazienti oncologici (magari anche tu) definiscono così l’organizzazione dei controlli per i follow up. Già, come se non bastassero l’ansia e la paura legati a questi appuntamenti, ci si mettono anche le questioni pratiche, ovvero impegnative, attese e tempo perso per prenotare visite ed esami nei tempi stabiliti. Tutti problemi che rendono il percorso di cura ancora più complicato.

Qualcosa, per fortuna, sta cambiando. Nelle scorse settimane, la Regione Lombardia ha presentato il nuovo progetto di presa in carico totale del paziente oncologico. L’iniziativa era già partita nei mesi scorsi, in via sperimentale, in alcune Asl del territorio e ora sarà ampliata in altre 16 aziende ospedaliere per arrivare a regime in tutta la Regione nei primi mesi del 2023. A fare da capofila, il prestigioso Istituto Neurologico Carlo Besta, a Milano, polo di eccellenza per le patologie neurologiche.

“Tutte le prestazioni di controllo post-intervento sono proposte automaticamente dall’ospedale, che prenota e alleggerisce così il paziente e la famiglia dal peso di estenuanti ricerche per trovare gli appuntamenti nei tempi indicati"

Ma in che cosa consiste questo progetto? In pratica, tutte le prestazioni di controllo post-intervento sono proposte automaticamente dall’ospedale, che prenota e alleggerisce così il paziente e la famiglia dal peso di estenuanti ricerche per trovare gli appuntamenti nei tempi indicati. “Facciamo l’esempio di una donna operata per un meningioma, un tumore cerebrale tra i più comuni” spiega Letizia Moratti, vicepresidente di Regione Lombardia e assessore al Welfare. “Secondo il protocollo, nei primi 5 anni deve sottoporsi a una risonanza magnetica e a una visita specialistica ogni 3-6 mesi, dal sesto anno in poi bastano visita e risonanza ogni 12 mesi. Tutte queste prestazioni saranno organizzare automaticamente dall’ospedale in cui questa donna è in cura, sempre nel pieno rispetto delle scadenze e informando il medico di famiglia”.

Le varie Asl monitoreranno l’attuazione del progetto per perfezionarlo nei prossimi mesi e renderlo quindi un meccanismo sempre ben oliato e, per esempio, scegliendo per i controlli strutture che siano comode al paziente e ai caregiver. La strada, insomma, sembra tracciata e in questi mesi progetti simili hanno preso il via anche in altre Regioni, come in Toscana e in Emilia Romagna.
E tu, che cosa ne pensi di queste iniziative?


Paura delle recidive ora c'è una app

Paura delle recidive? Ora c'è una app

4 Minuti5 Settembre 2022

News


Un team australiano ha progettato uno strumento per il supporto psicologico

La metà dei pazienti oncologici ha paura che il tumore ritorni. Per aiutare tutte queste persone, un team di ricercatori ha sviluppato una app speciale che fornisce supporto psicologico. La notizia arriva dall’Australia, ma lo strumento digitale sta già incuriosendo aziende e ospedali di tutto il mondo.

Il timore delle recidive è un problema che assilla i malati e spesso questa paura è così invasiva da influire sul benessere quotidiano e sul percorso di cura. Così una squadra che unisce i ricercatori del Cancer Institute South West Sydney Clinical School e dell’Ingham Institute for Applied Medical Research hanno messo a punto una innovativa applicazione, coinvolgendo anche i malati per capire le loro esigenze e supportarli al meglio. I risultati del progetto sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Cancer Survivorship e sono davvero promettenti.

“Ricevere aiuto per far fronte alla paura della recidiva del cancro è il principale bisogno insoddisfatto dei pazienti oncologici e spesso è più impellente del dolore, della fatica e di altri sintomi fisici” ha spiegato il dottor Ben Smith, uno degli autori del progetto. “Questo sentimento provoca notevole angoscia e ha un impatto forte sulla qualità della vita, interrompendo la capacità di impegnarsi nelle attività quotidiane, di stare con i propri cari e pianificare il futuro”.

“Le preoccupazioni per la ricorrenza o per i consulti sono  normali ed è importante capire che non possono essere  eliminate. L'applicazione, infatti, cambia proprio il modo in cui i pazienti si approcciano a questi pensieri pessimisti, usando le teorie comportamentali cognitive"

La nuova app si chiama iConquerFear e, in pratica, è strutturata su 5 moduli veloci ma efficaci, con esercizi interattivi che coinvolgono il malato e lo aiutano a ridurre i pensieri negativi e l’ansia, soprattutto in occasione di esami e visite di controllo o di date speciali, come l’anniversario della diagnosi. “Le preoccupazioni per la ricorrenza o per i consulti sono razionali e normali ed è importante capire che non possono essere semplicemente eliminate” ha puntualizzato il dottor Smith. “L’applicazione, infatti, cambia proprio il modo in cui i pazienti si approcciano a questi pensieri pessimisti, usando le teorie comportamentali cognitive e tenendo conto del feedback del malato, a cui offre risposte e consigli personalizzati”.

L’aiuto psicologico, ormai si sa, è davvero fondamentale. Però non è sempre accessibile a tutti: a volte, per esempio, il sistema sanitario non ha risorse per offrirlo gratuitamente a tutti; ci sono poi pazienti che vivono lontani da ospedali e strutture mediche e altri ancora che non accettano il classico supporto dal vivo. Quindi, gli strumenti digitali possono diventare un’ottima alternativa. Il team di ricercatori ha sottolineato anche l’impatto positivo della app: oltre il 75% dei partecipanti allo studio ha mostrato una diminuzione di ansia e timore. Non solo: il progetto ha attirato l’attenzione dei protagonisti del settore e una società che si occupa di prodotti digitali ha dichiarato di voler sviluppare la app per il mercato americano.

E tu useresti un’applicazione del genere? Scrivici le tue impressioni.


Apre la prima palestra gratis per i malati oncologici

A Padova apre la palestra gratis per i pazienti oncologici

4 Minuti29 Agosto 2022

News


Sei pronta a iscriverti alla prima iniziativa del genere?

Una palestra gratis, con allenamenti personalizzati che ti aiutano a stare meglio. Sembra un sogno, lo sappiamo, ma a Padova tutto questo sta per diventare realtà. In autunno, infatti, nella città veneta debutterà Show Care, la prima palestra italiana gratuita dedicata ai pazienti oncologici, gestita da una organizzazione di volontariato. Le iscrizioni sono già aperte e noi ti raccontiamo in anteprima questa iniziativa davvero speciale.

Il progetto porta la firma di Giorgio Leo, presidente, e del socio Vito Stolfi, ideatore dell’iniziativa. “Sono nel settore fitness da tempo” spiega Leo. “Ho quattro club che rivoluzionano un po’ il concetto della classica palestra e che puntano su programmi personalizzati e ambienti più accoglienti. All’inizio della pandemia, il ritmo quotidiano del lavoro è cambiato e ne abbiamo approfittato per dedicarci a nuove iniziative così è nato Show Care. Tutti, purtroppo, abbiamo avuto un parente o un amico che ha combattuto contro il cancro, quindi abbiamo deciso di fare qualcosa per questi malati. Il Comune di Padova ci ha aiutato a trovare uno spazio e ora lo stiamo allestendo, grazie all’assessore Diego Bonavina e al consigliere Carlo Pasqualetto”.

“Ci concentriamo sui malati in follow-up, a cui faremo compilare un questionario per avere dati e informazioni personali. Poi formeremo dei gruppi da 5-6 persone, con problematiche simili: lavorare e stare insieme permette di condividere il peso della malattia e aiutarsi a vicenda"

Che il movimento sia benefico per i pazienti oncologici è ormai un dato di fatto. L’attività fisica aiuta a ridurre gli effetti collaterali di operazioni e terapie e, cosa ancora più importante, abbassa il rischio di recidive. “Ci concentriamo sui malati in follow-up, a cui faremo compilare un questionario per avere dati e informazioni personali” prosegue Leo. “Poi formeremo dei gruppi da 5-6 persone, con problematiche simili: lavorare e stare insieme permette di condividere il peso della malattia e aiutarsi a vicenda. Partiremo con un percorso di allenamento specifico, che segue le linee guida dall’American college of sports medicine, la più importante organizzazione al mondo che si occupa di medicina dello sport”.

I personal trainer di Show Care sono tutti altamente specializzati e attenti alle esigenze dei pazienti. “Punteranno su allenamenti divertenti e coinvolgenti, che iniziano con esercizi semplici per venire incontro a chi, in questi momenti di cure, si sente giustamente impacciato o a disagio” continua Leo. “Non mancheranno ascolto e dialogo e tanta, tantissima empatia. Anche l’ambiente sarà accogliente, come una coccola, efficace e professionale ma sempre concentrata sui bisogni di ogni individuo”. Il progetto, poi, sarà anche oggetto di uno studio dell’Università di Padova proprio per approfondire l’argomento e mettere in circolo idee e buone pratiche.

Il nostro racconto ti ha incuriosito e vuoi provare questa nuova palestra? Clicca subito su www.showcare.it, oppure manda una mail all’indirizzo info@showcare.it o telefona al numero 392.1247687.


Arriva la biopsia liquida per il cancro al colon-retto

Arriva la biopsia liquida per il cancro al colon-retto

3 Minuti22 Agosto 2022

News


Uno studio tutto italiano usa un semplice esame del sangue per decidere la terapia più efficace

Un semplice prelievo di sangue, veloce e indolore, che stabilisce la terapia più efficace ed evita, invece, quelle inutili. Ecco l’ultima novità sul fronte delle cure del tumore al colon-retto, tutta targata Italia. Infatti la ricerca, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine, porta la firma dell’Istituto Candiolo di Torino e dell’Ospedale Niguarda di Milano, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Torino e dell’Università degli Studi del capoluogo lombardo.

Gli scienziati si sono concentrati sul tumore al colon-retto metastatico. In questi casi, si usano le terapie con anticorpi monoclonali. Ma non sempre tutto procede per il meglio, dato che queste cure non sono valide per tutti i pazienti. In secondo luogo, la maggior parte dei malati sviluppa poi una resistenza al farmaco e questo permette alla malattia di progredire. “Di solito, in questi casi bisogna somministrare una secondo ciclo di trattamenti, che chiamiamo “rechallenge”, che consiste nel riprendere le terapie dopo un periodo di sospensione, una volta che i geni mutati siano scomparsi e il cancro sia di nuovo sensibile al trattamento” spiega il professor Alberto Bardelli, coautore dello studio e professore all’Università di Torino. “Però è difficile capire quando ricominciare con la cura”.

“E' la prima volta che si utilizza la biopsia liquida per il cancro al colon-retto e il futuro è qui perché si punta su un esame veloce per personalizzare la terapia e, soprattutto, escludere trattamenti non efficaci che causerebbero solo inutili tossicità e sofferenze"

Queste difficoltà, però, ora si possono risolvere con la biopsia liquida. In pratica, si fa un normale prelievo di sangue al paziente e grazie a questo si analizza le tracce che le cellule tumorali lasciano proprio nel flusso sanguigno. “L’analisi di laboratorio di queste tracce fa rilevare, ad esempio, la presenza di specifiche alterazioni del DNA del tumore che possono influire sulla sensibilità o piuttosto la resistenza del tumore ai diversi trattamenti” prosegue il prof. Bardelli. “Così, si capisce in tempo reale la strada da seguire e i tempi per metterla in atto”.

Nello studio, i malati sono stati poi curati con panitumumab, un anticorpo monoclonale ben tollerato e molto efficace e alla fine non c’è stato bisogno della chemioterapia, che purtroppo ha più effetti collaterali. “E’ la prima volta che si utilizza la biopsia liquida per il cancro al colon-retto e il futuro è qui perché si punta su un esame facile e veloce per personalizzare la terapia e, soprattutto, escludere trattamenti non efficaci che causerebbero solo inutili tossicità e sofferenze” conclude Bardelli. “Questa è quella che chiamiamo medicina di precisione, che ha un impatto positivo sulla qualità della vita dei singoli individui”.


Tutto quello che devi sapere sul tumore alla prostata

Tutto quello che devi sapere sul tumore alla prostata

5 Minuti7 Agosto 2022

News


In un nuovo documento, le novità su cure e quotidianità dei pazienti

È uno dei tumori più diffusi tra gli uomini, ma è anche il più curabile. Parliamo del cancro alla prostata e lo facciamo perché è stato appena presentato “Il Libro bianco 2022 -Tumore alla prostata. Stato dell’arte e nuove prospettive” di Fondazione Onda, l’osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. Il documento fa il punto su questa patologia, illustra cure e progressi della ricerca e si sofferma anche sugli aspetti psicologi legati alla malattia. Quindi, se anche tu la stai affrontando, ecco tante informazioni utili.

Ogni anno in Italia si contano 37.000 nuove diagnosi di cancro alla prostata, che costituisce il 19% di tutti i tumori nella popolazione maschile. La famosa ‘percentuale di sopravvivenza’ a dieci anni ci dice che oltre il 90% dei malati è in salute, grazie all’aumento della diagnosi precoce legata al PSA, l’esame che dosa il cosiddetto “antigene prostatico specifico” e permette di individuare facilmente la neoplasia anche a uno stadio iniziale.

Infatti, nel 40% dei casi le nuove diagnosi sono per quelli che i medici chiamano ‘tumori clinicamente insignificanti’, ovvero neoplasie molto piccole e assolutamente non pericolose. In questi casi, si applica il protocollo chiamato Sorveglianza Attiva, nato negli anni Novanta e riconosciuto da tutte le linee guida internazionali. “In pratica si tengono monitorati i pazienti con controlli frequenti e si attivano le cure appena si vede che il tumore sta cambiando. Gli studi clinici confermano efficacia di questo approccio, sicurezza e una buona qualità della vita” spiega Riccardo Valdagni, direttore Radioterapia oncologica e responsabile del Programma Prostata alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

“Le tecnologie più innovative? L'immunoterapia e la radiomica. Quest'ultima è la tecnologia che converte le immagini di Tac e risonanza in dati e numeri che danno una carta d'identità superprecisa sul tumore e quindi sulle cure più efficaci”

Quando bisogna intervenire, ci sono diverse strade da percorrere. La chirurgia rappresenta spesso la scelta numero uno, soprattutto grazie all’utilizzo dei robot in sala operatoria che permettono un intervento mirato e meno invasivo. A volte, dopo l’operazione gli oncologi consigliano anche la radioterapia. Sul fronte delle cure, è proprio la radioterapia di precisione la più utilizzata. Oggi, poi, si possono addirittura individuare le persone più sensibili a questo trattamento grazie ai test genetici.

Le tecnologie più innovative? L’immunoterapia e la radiomica. Quest’ultima è la tecnologia che converte le immagini di Tac e risonanza in dati e numeri che danno una carta d’identità superprecisa sul tumore e quindi sulle cure più efficaci. Se poi stai valutando la struttura in cui curarti, privilegia quelli che hanno un approccio multidisciplinare, con specialisti differenti che lavorano insieme e che sono sempre aggiornati su percorsi e trattamenti. Li riconosci perché sono stati premiati con il ‘Bollino azzurro’, una certificazione che riconosce proprio questa peculiarità.

Da non dimenticare, poi, gli aspetti psicologici legati a doppio filo con la patologia. “Il cancro alla prostata non è solo una malattia del corpo, ma colpisce l’identità maschile più intima perché capita che i trattamenti incidano sulla qualità di vita dei pazienti, soprattutto a livello sessuale, urinario e intestinale. Indipendentemente dalla tipologia d’intervento o dalla persistenza degli effetti collaterali, i pazienti sperimentano un senso di perdita: delle proprie funzioni, del proprio sé e della connessione con l’altro” ricorda Chiara Marzorati, psicologa e psicoterapeuta dell’Istituto europeo di oncologia. Ecco perché è sempre utile pensare anche al proprio benessere mentale e chiedere aiuto.

E per finire, ricordati di Europa Uomo, la prima e principale rete di informazione e supporto per il tumore alla prostata in Italia ed Europa. “Durante e dopo le cure, Europa Uomo sostiene gli uomini tramite un gruppo di auto-aiuto, attività di supporto coordinate da uno psicologo, riabilitazione motoria con un personal trainer, incontri con gli specialisti del settore e attività socioculturali” conclude Maria Laura De Cristofaro, presidente dell’associazione. “E ci sono anche i Venerdì di Europa Uomo, gli appuntamenti creati per migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie, aiutandoli a creare una nuova rete sociale di supporto”.


Cancro e cure e l ora della immunoterapia

Cancro e cure: è l'ora dell'immunoterapia

4 Minuti10 Luglio 2022

News


Tutte le novità dal più grande congresso mondiale di oncologia

Gli addetti ai lavori lo chiamano ASCO ed è il congresso della Società americana di oncologia clinica, il più famoso appuntamento del settore che si tiene ogni anno a Chicago. Qui si riuniscono gli specialisti che arrivano da tutto il mondo e che presentano le novità sul fronte della ricerca. Ovvero, tutto quello che c’è da sapere su diagnosi e cure contro il cancro.

L’appuntamento del 2022 si è chiuso da poche settimane e la protagonista del convegno è stata senza dubbio l’immunoterapia. Le cure che attivano il sistema immunitario e lo spingono ad attaccare le cellule malate sono il presente e saranno il futuro per i pazienti oncologici. Già negli ultimi tempi, questa strada si è dimostrata un’ottima arma perché efficace e con minori effetti collaterali rispetto alla chemioterapia e i nuovi studi presentati all’ASCO lo hanno confermato.

Ad attirare l’attenzione di esperti e pazienti, per esempio, è stata la ricerca chiamata CheckMate-816 e dedicata al tumore al polmone. Gli scienziati hanno usato una combinazione di immunoterapia (con la molecola nivolumab) e chemio addirittura prima dell’intervento chirurgico e i risultati sono stati ottimi: il numero delle guarigioni, infatti, è aumentato e il rischio di recidiva si è ridotto di oltre l’80%. “Questo studio ha arruolato 358 pazienti e le conclusioni possono davvero portare a una modifica delle linee guida” ha spiegato afferma Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia medica 2 all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. “Ad oggi, l’intervento è considerato l’unico strumento per una guarigione definitiva. Una percentuale compresa tra il 30% e il 55% dei pazienti però sviluppa una recidiva dopo la chirurgia. Ma con l’unione di nivolumab più chemioterapia, è possibile ottenere una potenziale guarigione”.

“La protagonista del convegno è stata senza dubbio l'immunoterapia. Le cure che attivano il sistema immunitario e lo spingono ad attaccare le cellule malate sono il presente e saranno il futuro per i pazienti oncologici”

Anche per chi ha un melanoma metastico ci sono buone notizie. Prima questi malati avevano un’aspettativa di vita piuttosto bassa. Ora, invece, la combinazione di due farmaci immunoterapici (nivolumab e ipilimumab) fa davvero sorridere, come dimostra uno studio che ha arruolato 945 persone. In pratica, la nuova cura ‘cronicizza’ il melanoma e ha un particolare ‘effetto memoria’, rimanendo efficace sull’organismo anche dopo la fine del trattamento.

Infine, i riflettori si sono accesi anche sul tumore al retto. Il protocollo classico per questa patologia prevede chirurgia, chemioterapia e radioterapia, ma l’immunoterapia ha appena dato una svolta. “Si tratta di uno studio molto piccolo, con solo 12 persone coinvolte, ma con la molecola dostarlimab sono tutti guariti” ha dichiarato il dottor Luis A. Diaz del Memorial Sloan Kettering Cancer Center, tra gli autori della ricerca. “ Credo sia la prima volta che accade nella storia delle terapie per il cancro, è sorprendente: nei 12 pazienti non c’è più traccia del tumore”.


back-to-work

Back to work, il progetto per tornare al lavoro dopo il cancro

3 Minuti26 Giugno 2022

News


Ecco l’iniziativa dedicata al reinserimento professionale dei pazienti oncologici

E poi arriva il momento. Quello in cui, dopo settimane trascorse tra il letto di un ospedale e i corridoi dell’ambulatorio in cui fai le terapie, torni a lavorare. Ti aspettano la tua scrivania, il capo e i colleghi, il tuo ruolo e una quotidianità rodata. Eppure, non si tratta sempre di un passo semplice. Allora, ti raccontiamo di un progetto speciale pensato proprio per i pazienti oncologici che tornano al lavoro dopo il cancro.

L’iniziativa si chiama Back to work ed è stata ideata da Salute allo Specchio (http://www.saluteallospecchio.it), la onlus dell’ospedale San Raffaele. “La missione della nostra associazione è umanizzare le cure, ovvero affiancare a tutto il percorso medico altre esperienze che aiutino il paziente e gli offrano una rete di sostegno” spiega Valentina Di Mattei, vicedirettore della onlus e responsabile del Servizio di Psicologia clinica dell’ospedale. “Abbiamo iniziato con un progetto estetico, poi ci siamo occupati di sana alimentazione e abbiamo lanciato anche una squadra di fitwalking. E durante la pandemia abbiamo pensato al lavoro”.

“Accompagniamo il paziente in ogni passo. Per esempio, con una mini guida ricca di consigli pratici su come rapportarsi con superiori e colleghi e su come adattarsi a orari e impegni”

“Dai nostri studi è emerso quanto il lavoro sia fondamentale dal punto di vista psicologico per sostenere e rafforzare l’identità della persona” prosegue la dottoressa Di Mattei. “La aiuta a ritrovare i ritmi e la sicurezza che aveva prima della malattia, la fa sentire ancora importante e utile”. Così, è nato il progetto Back to work con l’associazione ACTL – Job Farm, ovvero dei veri e propri percorsi di formazione efficaci e pensati per chi si rimette in gioco dopo il tumore.

“Accompagniamo il paziente in ogni passo” spiega la dottoressa. “Per esempio, con una mini guida ricca di consigli pratici su come rapportarsi con superiori e colleghi e su come adattarsi a orari e impegni; poi c’è un approfondimento su diritti e leggi che tutelano i pazienti oncologici sul fronte di permessi, ferie o mansioni. Poi, ancora, dei momenti di formazione online sul digital marketing o le soft skills. E, infine, a chi deve proprio trovare un nuovo impiego proponiamo una consulenza individuale per riscrivere il curriculum, trovare i contatti giusti e prepararsi a colloqui e selezioni”.

Il progetto ripartirà in autunno, è aperto a tutti e la partecipazione è gratuita. Per iscriversi basta scrivere subito una mail all’indirizzo backtowork@jobfarm.it oppure compilare il seguente modulo google: https://bit.ly/3xh1xGJ. Mi raccomando, non perdere questa opportunità.


Hai fatto il vaccino contro l'Herpes?

Hai fatto il vaccino contro l'Herpes?

2 Minuti1 Giugno 2022

News


I pazienti oncologici devono proteggersi dal virus della varicella

Se stai per iniziare la chemioterapia, meglio fare prima il vaccino contro l’Herpes Zoster. La raccomandazione arriva dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), che ha appena ribadito in un convegno l’importanza della profilassi per chi si sta curando.

L’Herpes, ovvero il fuoco di Sant’Antonio, è causato dal virus Varicella-Zoster. La prima volta che entra in contatto con l’organismo scatena la classica varicella. Ma poi può rimanere latente nel corpo e riattivarsi dopo anni causando, appunto, il fuoco di Sant’Antonio, una patologia molto fastidiosa e parecchio diffusa, tanto che una persona su 3 è a rischio di ammalarsi almeno una volta nella vita.

Per i pazienti oncologici, purtroppo, il rischio si alza, visto che il sistema immunitario è più debole. Il virus, poi, può diventare particolarmente aggressivo. “Può portare lesioni cutanee serie, che causano a loro volta infezioni batteriche e setticemia” spiega Paolo Pedrazzoli, direttore del reparto di Oncologia alla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. “Poi può colpire diversi organi e portare epatiti o polmoniti e piastrinopenia, cioè la cosiddetta varicella emorragica. Il decorso è più lungo e questo ritarda anche le terapie oncologiche”.

“Il vaccino rimane un’arma fondamentale e deve essere somministrato almeno due settimane prima dell’inizio della chemioterapia. Tra l'altro, non è importante soltanto quello contro l'Herpes, ma anche quelli contro lo pneumococco, l’influenza, il papilloma virus e il Covid-19”

Ecco perché la vaccinazione è fondamentale. È gratuita, basta una sola iniezione e l’efficacia è superiore al 90%. Ma purtroppo i malati di cancro non la fanno sempre. “Manca la giusta informazione e spesso gli specialisti non sono attenti a questo aspetto” conclude Saverio Cinieri, presidente dell’Associazione italiana oncologia medica. “Il vaccino rimane un’arma fondamentale e deve essere somministrato almeno due settimane prima dell’inizio della chemioterapia. Tra l’altro, non è importante soltanto quello contro l’Herpes, ma anche quelli contro lo pneumococco, l’influenza, il papilloma virus e il Covid-19”.

Allora, se stai per cominciare la chemio parla di questo argomento con l’oncologo e con il tuo medico di base. Perché i vaccini possono rendere il tuo percorso di cura più sicuro ed efficace.


ONCOWELLNESS, CLICCHI E RESTI IN FORMA SOTTOTITOLO

Oncowellness, clicchi e resti in forma

4 Minuti18 Maggio 2022

News


Arriva un nuovo sito con esercizi pensati per i pazienti oncologici

La sessione di aerobica per combattere la stanchezza, gli esercizi se hai il port e lo stretching per rinforzare il bacino dopo l’intervento: ti piacerebbe provarli? Da oggi puoi farlo da casa, dal telefonino o dal pc, quando vuoi e senza spendere un euro. Infatti, è nata Oncowellness (https://www.oncowellness.it), la prima piattaforma che promuove l’attività fisica per i malati oncologici.

Il progetto è stato ideato da Pfizer Italia, che ha arruolato una squadra speciale composta da oncologi, fisiatri ed esperti, in collaborazione con alcune tra le associazioni più conosciute del settore come Ail, Europa Donna Italia, IncontraDonna Onlus, Susan Komen Italia e altre ancora. In più, del team fanno parte anche tre oncotrainer, ovvero tre professionisti specializzati nel supporto dei pazienti oncologici formati dal Cancer exercise training institute, l’associazione più importante del settore. Perché, e ormai sempre più studi lo confermano, muoversi è davvero fondamentale.

“I benefici dell’attività fisica si vedono a vari livelli” spiega Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia. “Prima di tutto, si acquista la consapevolezza che il tumore non ferma la vita. Poi diminuiscono stress, ansia e depressione e migliora la qualità del sonno. Inoltre, il movimento aumenta l’energia del corpo e della mente, rendendoci più reattivi”

Il sito è semplice. Basta cliccare nella home page e trovi una serie di notizie e approfondimenti sull’attività fisica e sui tumori, poi le videointerviste degli specialisti e ancora una serie di tutorial con tutti gli esercizi per la sessione di allenamento perfetta. Puoi provare quelli generali o anche quelli pensati proprio per alcune patologie specifiche, come il cancro al seno, al polmone, i tumori del sangue e quelli genitourinari. 

“I benefici dell’attività fisica si vedono a vari livelli” spiega Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia. “Prima di tutto, si acquista la consapevolezza che il tumore non ferma la vita. Poi diminuiscono stress, ansia e depressione e migliora la qualità del sonno. Inoltre, il movimento aumenta l’energia del corpo e della mente, rendendoci più reattivi”. Ecco perché oggi lo sport è considerato una parte integrante delle terapie, che riduce gli effetti collaterali legati alle cure e i rischi di ricomparsa della patologia. “L’esercizio è un ottimo strumento per distrarre il paziente dal pensiero pressante della malattia” aggiunge Elisabetta Abruzzese, dirigente medico di Ematologia all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma e nel team di Oncowellness. “Poi regala tono muscolare e una migliore ossigenazione del sangue”.

Insomma,  prova a dimenticare paure e pigrizia e mettiti alla prova con qualche scheda, nella pace di casa tua e in qualsiasi momento preferisci. All’inizio possono bastare pochi minuti al giorno e poi vedrai che gli effetti positivi saranno così tanti che non vedrai l’ora di fare un po’ di movimento. I tutorial di Oncowellness sono adatti a tutti e non ci sono controindicazioni, tanto che possono essere seguiti anche dopo un intervento e durante le terapie. Ma ricordati sempre di sentire prima il parere del tuo oncologo. Buon allenamento!