Tanta ironia, la musica giusta e gli affetti. Se dovesse scegliere i tre ‘indispensabili’ per un paziente oncologico, Roberto Botturi punterebbe su questi. Milanese, classe 1968, è informatico di professione, ma quando racconta cosa fa una volta spento il computer non finisce più: attore, autore di testi teatrali, batterista, insegnante di fotografia… E ora anche scrittore, visto che il suo romanzo Il paradiso è un posto con un Vermentino in frigo (Infinito edizioni) è appena arrivato in libreria. 

Tra le pagine, Roberto ripercorre quell’estate del 2016 in cui il mal di schiena non gli dava tregua. E poi, la diagnosi improvvisa: ha un linfoma non Hodgkin. “Mi ricordo che poco prima stavo leggendo un articolo di giornale che parlava di un mafioso e mi sono chiesto perché stesse accadendo a me e non al criminale di turno. Poi ho capito che è una domanda inutile e nei giorni successivi ho invece scoperto un’interessante teoria sull’umore che mi accompagnato nei mesi successivi. In pratica, quando riceviamo una notizia negativa piombiamo nel baratro, l’umore precipita a zero; poi grazie alla resilienza, alla capacità di sopportare le sfide della vita, torniamo all’ottimismo e allora ogni notizia buona ci fa ben sperare. Io, per esempio, ho poi saputo che il tumore era curabile. E in tutte le settimane successive, emozioni e umore hanno oscillato su e giù, come un’altalena, ma sono sempre riuscito a trovare un piccolo equilibrio”.

Ad aiutarlo a stare in piedi, due ingredienti fondamentali nella ricetta della vita: l’ironia e gli affetti. La prima, per Roberto, diventa uno sguardo diverso con cui osservare gli eventi perché anche le tragedie possono nascondere un pizzico di distacco e di sarcasmo, che spesso ti insegna a uscire dai momenti più critici. Poi ci sono la famiglia e gli amici. “Durante la malattia e le terapie ho avuto proprio bisogno di godermi i miei cari, è fondamentale coltivare le relazioni, anche se poi c’è chi ti tratta con pietà. Ogni reazione altrui è valida, sta poi a noi circondarci di persone che ti fanno stare bene”.

“Durante la malattia e le terapie ho avuto proprio bisogno di godermi i miei cari, è fondamentale coltivare le relazioni, anche se poi c'è chi ti tratta con pietà”

Roberto

Mentre racconta il via vai in ospedale tra cure ed esami, Roberto ricorda uno dei momenti peggiori, quello in cui ha dovuto sottoporsi alla biopsia osteomidollare, il doloroso prelievo di un campione di midollo osseo che serve. Poi si fa serio e aggiunge un altro tassello negativo. “Purtroppo devo ammettere che l’organizzazione di visite e test è faticosa: ancora oggi non trovo pace quando devo eseguire i controlli per colpa dei tempi biblici e della burocrazia che mette a dura prova i malati. All’inizio, per esempio, non riuscivo a prenotare una tac con urgenza e solo dopo lunghissime telefonate e un po’ di furbizia ho scoperto che bastava spostarsi dalla propria provincia di riferimento e andare a 15 minuti di macchina, ma per il call center della Regione non era fattibile… Insomma, sei spaesato, è difficile orientarsi in una jungla di paroloni e diagnosi, non sai a chi affidarti per avere lo specialista migliore. Nel 2022 è assurdo che ci siano ancora questi problemi: il percorso di cura dovrebbe essere più semplice e organizzato”.

Anche perché, dall’altra parte, il cancro incute sempre meno paura, grazie ai progressi della scienza. “Oggi tantissimi tumori sono curabili, le terapie sono davvero efficaci e ti permettono una buona qualità di vita anche durante i primi tempi, quindi consiglio sempre ai pazienti oncologici di fidarsi della medicina tradizionale e di non farsi abbindolare da guru o strade alternative. Per esempio, è perfetto il sito del World Cancer Research Fund International, con i suoi aggiornamenti e le pagine dedicate alla prevenzione, tutte scientificamente provate e universalmente riconosciute.E, infine, un ultimo suggerimento: non smettete mai di sognare. Io, per esempio, vorrei fare una traversata in barca a vela. Continuate a divertirvi, anche con le piccole cose quotidiane, e prendete in mano la vostra esistenza, concedendovi del tempo per voi stessi e per chi amate”.