Ce la farò? Guarirò e, un giorno, potrò cullare tra le mie braccia un bambino? Se ti stai facendo anche tu queste domande, sei nel posto giusto. Perché cancro e maternità sono due temi che ci stanno molto a cuore. E quindi, per la rubrica ‘Andiamo a conoscere’, ti presentiamo un’associazione e una ginecologa che ogni giorno lavorano al fianco di donne come te.

La missione della onlus Strada per un sogno è sostenere le coppie che hanno problemi di fertilità. “L’anno prossimo festeggeremo il decennale e dal 2013 abbiamo cambiato il modo di affrontare questi temi” spiega la vicepresidente Stefania Tosca. “Abbiamo portato i medici al centro del palcoscenico e infatti abbiamo convenzioni con i maggiori istituti che si occupano di Pma, di Procreazione medicalmente assistita. Poi abbiamo unito i pazienti insieme agli specialisti perché potessero comunicare anche al di fuori dell’ospedale. L’associazione fa rete, sta al fianco delle coppie e punta su empatia e rapporti umani”.

Anche la dottoressa Simona Vailati, ginecologa direttrice sanitaria nella clinica Generalife di Milano, conosce bene lo shock delle pazienti che hanno ricevuto da poco la diagnosi e vedono i loro sogni di maternità in frantumi. “Queste persone devono sapere che prima di affrontare le cure si può pensare anche alla fertilità, preservando la propria riserva ovarica. C’è chi rifiuta questa ipotesi e in quel momento drammatico non ha la forza di pensare al futuro e chi, invece, accoglie questa possibilità”. 

Di solito, l'oncologo stabilisce le tempistiche per le cure contro il tumore. Prima di cominciarle, la paziente si sottopone a una terapia ormonale di 7/10 giorni ... Il ginecologo controlla tramite 2/3 ecografie che le ovaie rispondano al trattamento... la paziente fa un ricovero in day hospital e, senza intubazione ma con una breve sedazione, il medico effettua il cosiddetto pick-up, il prelievo delle cellule uovo. Tutti gli ovociti buoni vengono crioconservati ... e possono rimanere a disposizione per molti anni

Di pari passo, si può iniziare a preservare la riserva ovarica. In pratica, si ‘mettono da parte’ gli ovociti prima che le cure oncologiche rischino di comprometterli. “Di solito, l’oncologo stabilisce le tempistiche per le cure contro il tumore. Prima di cominciarle, la paziente si sottopone a una terapia ormonale di 7/10 giorni e si fa delle piccole punturine nella pancia con farmaci che aiutano le ovaie a sviluppare gli ovociti. Il ginecologo controlla tramite 2/3 ecografie che le ovaie rispondano al trattamento. Alla fine, la paziente fa un ricovero in day hospital e, senza intubazione ma con una breve sedazione, il medico effettua il cosiddetto pick-up, il prelievo delle cellule uovo. Tutti gli ovociti buoni vengono crioconservati, ovvero messi in azoto liquido: a questo punto è come se fossero congelati e possono rimanere a disposizione per molti anni”.

Già, è come avere un ‘piccolo tesoro’. Tante donne che l’hanno fatto lo definiscono proprio così. Quando si è dichiarate guarite, e si vuole pensare alla gravidanza, si scongelano gli ovociti e si uniscono al seme maschile. Dopo 3/5 giorni il medico vede se si sono formati gli embrioni e decide se e quanti impiantarne nell’utero. “Le percentuali di successo sono buone, perché in genere diventa mamma una paziente su tre” precisa la dottoressa Vailati. “Le possibilità sono legate a doppio filo con l’età della donna al momento della crioconservazione. Infatti, se la paziente è in là con gli anni la crioconservazione non è una strada percorribile e si può pensare poi all’eterologa. In pratica, si usano degli ovociti donati da ragazze giovani e anonime e si uniscono al seme maschile. Anche in questo caso si formano gli embrioni e le percentuali di successo si attestano intorno al 60%”. 

Embrioni, percentuali, trattamenti: a prima vista sembra un’impresa impossibile, soprattutto se si sta anche affrontando il cancro e ogni giornata non appare più scontata. “Eppure bisogna avere le giuste informazioni. Ogni donna deve sapere che ci sono queste possibilità perché la malattia non distrugge per forza il sogno di diventare mamma” conclude la dottoressa Vailati. “La scienza ci offre tante risorse, è giusto conoscerle e oncologo e ginecologo devono collaborare per dare il meglio alla paziente”.

E addirittura l’associazione Strada per un sogno guarda ancora più lontano. “Ci piace pensare a un futuro in cui le ragazze crioconserveranno comunque i propri ovociti, già da giovani” aggiunge la vicepresidente Stefania Tosca. “Non sappiamo cosa accadrà nelle nostre vite, quali sfide e quali malattie dovremo affrontare e noi vogliamo sensibilizzare le donne su questi temi”.