BRA Day, L'importanza della ricostruzione dopo la mastectomia

BRA Day, l'importanza della ricostruzione dopo la mastectomia

6 Minuti18 Ottobre 2022

cancro al seno


Un’esperta ci spiega tutto su protesi e tempistiche dopo un tumore al seno

La ricostruzione fa parte del percorso di cura. Ecco la frase-mantra che racchiude la filosofia del BRA Day, la giornata che si tiene ogni anno, il terzo giovedì di ottobre, per sottolineare l’importanza della ricostruzione per le donne operate per un tumore al seno. Così, per accendere i riflettori sull’argomento, facciamo il punto con Marzia Salgarello, Professore Associato di Chirurgia Plastica nel Reparto di Chirurgia plastica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, a Roma, e Presidente della onlus Beautiful After Breast Cancer.

La ricostruzione con le protesi
Ogni anno, su 55.000 donne che ricevono la diagnosi di cancro al seno, circa 13.000 subiscono una mastectomia. Per le altre basta la chirurgia conservativa. Se la massa maligna è piccola, serve un intervento modellante, che sistema la forma e non è invasivo. Altrimenti, ci vogliono la mastoplastica e la ricostruzione, possibilmente immediata, che si esegue in due modi. “Il primo metodo è quello con le classiche protesi” spiega la Professoressa Salgarello. “Prima si inseriva la protesi dietro il muscolo che, quindi, va alzato e questo rende la procedura più fastidiosa e problematica con il passare del tempo, visto che è molto frequente dover fare dei ritocchi. Da 7-8 anni, invece, si posiziona la protesi davanti al muscolo, proprio dove è stata tolta la ghiandola malata, così è meno doloroso e anche il risultato è più naturale”.

La ricostruzione con i tessuti
Le protesi, però, hanno due controindicazioni. “Prima di tutto non sono eterne, quindi entro un tempo variabile, al massimo dopo 20 anni, vanno sostituite” precisa l’esperta. “Poi, se la paziente deve fare la radioterapia, i tessuti intorno rischiano di indurirsi e anche la protesi subisce un cambiamento e questo può causare fastidio e disturbi”. Ecco perché è importante sapere che esiste un altro metodo, quello che usa i tessuti della paziente, come le parti di pelle e di grasso che vengono presi dall’addome o dalle cosce. “E’ come se fosse un autotrapianto, in cui si prendono anche i vasi sanguigni della zona, poi si modellano i tessuti dando loro la forma del seno. Il risultato? A livello estetico è molto positivo. Come ripresa, servono 20-30 giorni alla donna per tornare alla sua quotidianità, mentre con la protesi possono bastarne 15”.

L'ideale sarebbe fare la ricostruzione in contemporanea alla rimozione del tumore. In pratica, prima si asporta la massa maligna poi arriva il chirurgo plastico che si dedica alla ricostruzione"

La ricostruzione va fatta insieme alla rimozione del tumore
Ma il fattore più importante è il tempo. Fino a qualche anno fa, la ricostruzione diventava un percorso a tappe e spesso si metteva il cosiddetto espansore, ovvero una protesi temporanea che veniva sostituita da quella definitiva dopo qualche mese. Però questo complicava il processo di guarigione della donna, con lunghe liste d’attesa tra un intervento e l’altro, e parecchie difficoltà psicologiche. “La paziente si sentiva incompleta e questo andirivieni dalla sala operatoria amplificava paure e dubbi” spiega l’esperta. “L’ideale sarebbe fare la ricostruzione in contemporanea alla rimozione del tumore. In pratica, prima si asporta la massa maligna poi arriva il chirurgo plastico che si dedica alla ricostruzione. Si può procedere così nella maggior parte dei casi, mentre non è possibile se il cancro è molto grosso e aggressivo e bisogna quindi aspettare il decorso della malattia”.

Un problema di burocrazia
Peccato, però, che la realtà non sia sempre così semplice. “L’intervento in contemporanea avviene in media nella metà dei casi. Ci sono ospedali e strutture importanti dove si fa nel 90% dei casi, altri dove è una rarità quindi la media è del 50%” dice la Professoressa Salgarello. “Quindi il mio consiglio è di farsi seguire in un centro che abbia la Breast Unit, ovvero le unità dove lavorano tutte le figura specializzate in questa neoplasia”.

Non solo. A complicare il quadro, si aggiunge anche il problema dei rimborsi. In pratica, ogni intervento viene rimborsato al singolo ospedale attraverso un sistema di regole e codici che, però, sono vecchi e fermi al 2012. Il risultato? Non esiste il codice previsto per l’operazione di ricostruzione insieme alla mastectomia e solo quest’ultima viene rimborsata. “Quindi pochissime ricostruzioni vengono rimborsate dal sistema sanitario” conclude l’esperta. “Così ogni ospedale fa quello che può a seconda del suo budget e di solito deve fare prima un intervento e poi, dopo qualche mese, l’altro. Ma per la donna è una sofferenza inutile. Ecco perché con l’associazione Beautiful after breast cancer (https://www.facebook.com/beautifulafterbreastcancer.it/) stiamo lanciando diverse campagne per chiedere una soluzione alle istituzioni e alla politica. L’ultima iniziativa si chiama DONNA X DONNA 2022 e raccoglie un nutrito gruppo di chirurghe plastiche e senologhe delle maggiori Breast Unit italiane. Siamo appena state in Senato e organizzeremo tanti altri appuntamenti”.


La protesi perfetta dopo la mastectomia La fa la stampante

La coppa perfetta dopo la mastectomia? La fa la stampante 3D

3 Minuti11 Ottobre 2022

cancro al seno


Il progetto italiano ONEBra cerca tester: vuoi provarla anche tu?

Segni particolari: personalizzata, confortevole e traspirante. Sono gli aggettivi che descrivono alla perfezione ONEBra, la prima coppa fatta su misura in Italia per tutte le donne che hanno subito una mastectomia per un tumore al seno. L’idea porta la firma di Sofia Santi, ingegnera 30enne, e nasce dall’amore che lega madre e figlia. Non solo: può ‘coinvolgere’ anche te… Leggi fino in fondo e capirai perché.

I primi passi ONEBra li ha mossi due anni fa, grazie a un programma per start-up a Trento. “In quel periodo mia mamma era stata operata per un carcinoma” racconta Sofia Santi. “E’ stata seguita molto bene, ma purtroppo la mastectomia le ha lasciato un’asimmetria dei seni. Ha provato diverse protesi, come quelle esterne in silicone, ma nessuna risolveva il suo disagio, che la faceva sentire male anche a livello psicologico. Così mi è venuta l’idea di una protesi davvero personalizzata, su misura, da realizzare grazie alla stampante 3D”.

“La paziente deve solo scaricarsi una app semplice che fa la scansione del suo seno in modo veloce e attento alla privacy. Ce la invia come un'immagine e da qui noi elaboriamo con il nostro software la coppa perfetta, che viene poi creata con la stampante 3D"

Sofia lavora al Dipartimento di Ingegneria industriale a Trento e l’innovazione è il suo mondo. In squadra con lei ci sono Silvia Chiera, esperta di biomateriali e tecnologie biomediche; poi Giulia Faoro, fantastica business developer del team e il mago dell’informatica Danilo Tomasoni, che ha creato il software della coppa. “Praticamente la paziente deve solo scaricarsi una app molto semplice che fa la scansione del suo seno in modo veloce e attento alla privacy” prosegue Sofia. “Ce la invia come un’immagine e da qui noi elaboriamo con il nostro software la coppa perfetta, che viene poi creata con la stampante 3D. Infine, la protesi viene inserita in un reggiseno speciale, molto bello e femminile. Il risultato? L’asimmetria del seno non c’è più e la donna si sente a suo agio”.

Il prototipo è già testato proprio da una paziente speciale, la mamma di Sofia, che è rimasta super soddisfatta. Ma per arrivare sul mercato deve essere convalidato su altre persone. E qui arriva il bello: se vuoi provare questa coppa su misura, sei la benvenuta. Basta scrivere una mail a a info@onebra.it, così riceverai tutti i dettagli e potrai trasformarti in tester di questo prodotto unico. “Saremo in vendita al più tardi nella primavera 2023 ad un prezzo equo grazie all’uso della stampante 3D che abbatte costi e sprechi” conclude Sofia. “E sul nostro sito https://www.onebra.it lanceremo una community per rendere le donne sempre più informate e supportate”.


Hai un tumore al seno prova il nostro menu

Hai un tumore al seno? Prova il nostro menù

3 Minuti9 Ottobre 2022

cancro al seno


E’ ottobre Rosa e il nostro nutrizionista ci regala i consigli per chi è in cura per questa neoplasia

In questo Ottobre Rosa, il mese tutto dedicato al tumore al seno, ci concentriamo su questa neoplasia e ti regaliamo anche i consigli dei nostri coach, come l’oncologo esperto in Nutrizione Luca Imperatori.“L’alimentazione gioca un ruolo importante per queste pazienti perché una dieta attenta ed equilibrata aiuta ad abbassare il rischio di recidive” precisa l’esperto. “Non dimentichiamoci poi che le donne hanno a che fare con gli ormoni e con la menopausa, spesso indotta dalle terapie, due fattori che incidono sull’aumento di peso che, invece, va evitato. Per carità, io non sono per diete strette o regole tristi, perché la tavola deve rimanere uno dei piaceri della vita. Ma servono un po’ di trucchi per mangiare bene e sano”. Te li spieghiamo qui: pronta a metterli in pratica?

1

Usa la bilancia: controlla il peso e il girovita, che non deve superare gli 80 centimetri altrimenti aumenta anche quell’enzima che traduce gli ormoni femminili in estrogeni, che sono nemici della salute. Non serve pesarsi in modo ossessivo o pesare le porzioni con ansia, ma tenere d’occhio fisico e piatti e variare il più possibile l’alimentazione.

2

Evita la carne: ormai si sa, la carne rossa non è amica delle pazienti oncologiche. Portala in tavola una volta alla settimana e poi punta su carni bianche, pesce e soprattutto sui legumi. Sul fronte dei carboidrati (pasta, pane…), invece, preferisci quelli integrali.

3

Concediti uno strappo alla settimana: vai matta per i dolci? Hai ragione e durante le terapie questi sapori diventano un vero ‘comfort food’ che aiuta anche l’umore. Però, non esagerare e regalati torte e tiramisù una volta alla settimana e non ogni giorno. Lo stesso discorso vale anche se ami il salato: il panino al salame va bene solo ogni tanto!

4

Scopri il kefir: è un latte fermentato che assomiglia allo yogurt, ma contiene meno grassi. In più, è ricco di fermenti lattici, calcio e vitamina B ed è perfetto per una colazione nutriente e diversa dal solito.

5

Non dimenticare le fibre: le verdure non devono mai mancare nel tuo menù perché non apportano calorie, regalano gli antiossidanti e fanno bene al famoso microbiota intestinale, ovvero quei miliardi di microrganismi che vivono nell’intestino e tengono in salute ed equilibrio tutto l’organismo.

6

Prova il miele: è un dolce ‘amico’ perché gratifica il palato e non è troppo lavorato. Aggiungine due cucchiaini a 5 noci sgusciate per uno snack veloce o provalo con la ricotta per una colazione dolce.

7

Fai scorta di tè verde: diversi studi hanno dimostrato la sua azione antitumorale e con tre tazze al giorno fai il pieno di tutte le sue proprietà. Adori il caffè? Meglio se ti limiti a una tazzina al giorno.

Se hai domande per il nostro esperto, scrivigli subito a info@koalastrategy.com.


Ottobre rosa tutte le novità sul tumore al seno

Ottobre Rosa: tutte le novità sul tumore al seno

5 Minuti1 Ottobre 2022

cancro al seno


Parte la campagna Nastro Rosa e noi facciamo il punto su cure e ricerca con l’oncologa Airc Alessandra Gennari

Lo sai che ottobre ha un colore? Sì, è il rosa, perché è il mese del Nastro Rosa, ovvero della Breast Cancer Campaign, la campagna contro il tumore al seno lanciata negli Stati Uniti nel 1992 da Evelyn H. Lauder. La campagna, infatti, compie 30 anni e festeggia con appuntamenti, raccolte fondi e iniziative per sensibilizzare quante più persone possibili su questa neoplasia, che ogni anno in Italia colpisce ben 55.000 donne. Se vuoi saperne di più su Ottobre Rosa, clicca subito sul sito https://nastrorosa.it. Intanto, noi facciamo il punto sul carcinoma al seno, su cure e novità della ricerca, con Alessandra Gennari, ricercatrice Airc, direttore di Oncologia all’Azienda ospedaliera dell’Università di Novara e professoressa di Oncologia all’Università del Piemonte Orientale.

La percentuale di sopravvivenza per il tumore al seno è dell’88%. Un grande progresso se pensiamo che nel 1992, quando è partito il Nastro Rosa, si fermava al 78%. Il merito? La prevenzione, che permette di trovare la malattia nella fase precoce, e la ricerca, che offre terapie sempre più mirate. “Come oncologo, vedo io stessa sempre più donne che arrivano con la neoplasia nella fase iniziale e questo significa, per esempio, un’operazione meno invasiva e trattamenti meno forti. Da questo cancro si guarisce” spiega la prof.ssa Gennari. “Il primo passo è l’istologico e ora si fa la biopsia ‘tru cut’, che ha un ago più grande e preleva quindi più tessuto e un esame è molto più dettagliato, che ci dà già una carta d’identità del tumore. Se, per esempio, capiamo che si tratta di un triplo negativo o del cosiddetto Her2, si fa la chemioterapia anche prima dell’intervento”.

E a proposito di esami, diventa sempre più importante anche il test genomico, quello che definisce la biologia del tumore. “I due più usati sono Oncotype dx e MammaPrint” prosegue l’oncologa. “Questi test vanno eseguiti in 1 caso su 5 perché ci dicono chiaramente se una paziente ha bisogno o meno della chemioterapia o se possono bastare la radio o la terapia ormonale. Ricordatevi che sarebbero gratuiti perché è stato istituito un fondo apposito anche se non tutte le Regioni sono organizzate in questo senso”. Le differenze tra regioni e regioni, e a volte anche tra i singoli ospedali, si riflettono anche sulle consulenze genetiche che riguardano le pazienti con la mutazione BRCA. “Tutte le pazienti in cura per un tumore al seno dovrebbero ricevere una valutazione genetica, anche perché oggi per le donne mutate c’è un farmaco particolare che si assume per bocca, non è tossico e si è rivelato davvero efficace”.

“Tutte le pazienti in cura per un tumore al seno dovrebbero ricevere una valutazione genetica, anche perché oggi per le donne mutate c'è un farmaco particolare che si assume per bocca, non è tossico e si è rivelato davvero efficace"

Le notizie positive, quelle che ci fanno sorridere, non mancano. Il successo dell’immunoterapia per il tumore triplo negativo, per esempio, è stato dimostrato da parecchi studi. Anche se non si può dimenticare quel 12% di donne per cui non esiste ancora una cura. Si tratta soprattutto di chi ha un tumore metastatico e, appunto, un carcinoma triplo negativo. “Il mio progetto di ricerca finanziato da Airc è dedicato proprio a queste pazienti” racconta la dottoressa Gennari. “In pratica, cerco di identificare con certezza quelle che devono essere trattate con l’immunoterapia e lo faccio studiando le microvescicole, delle minuscole particelle che si staccano dalle cellule malate e che possono contenere informazioni fondamentali”.

E se la ricerca guarda soprattutto al futuro, non bisogna dimenticare il presente di queste donne. “Visto che 8 su 10 si lasciano alle spalle il tumore, dobbiamo pensare alla quotidianità” conclude l’oncologa. “La parola d’ordine è una: benessere psicofisico, ovvero tanta attenzione a uno stile di vita sano, pieno di movimento, attività ed equilibrio psicologico. Non sempre ci si concentra sulla salute della mente ma chi ha avuto un cancro deve spesso ritrovare nuovi equilibri e fare i conti con una nuova se stessa. Lo dico sempre alle mie pazienti: prendetevi cura di voi stesse. Che sia con uno psicologo, con un corso o grazie a un’associazione, l’importante è dedicarsi a se stesse”.


KOMEN, LA ONLUS CHE CORRE CONTRO IL TUMORE AL SENO SOTTOTITOLO

Komen, la onlus che corre contro il tumore al seno

7 Minuti4 Maggio 2022

cancro al seno


L’associazione punta su prevenzione e consapevolezza

per combattere il carcinoma alla mammella

Un mare di donne, che sfoggiano con orgoglio una maglietta rosa e con lo stesso orgoglio corrono e camminano abbracciate e sorridenti pronte a urlare che il tumore al seno è solo un momento, un passaggio della loro esistenza, non la vita intera. È quello che accadrà l’8 maggio a Roma per la Race for the Cure, la corsa speciale organizzata dall’associazione Komen Italia. E oggi, per la rubrica ‘Andiamo a conoscere’, ti presentiamo questa onlus e la sua direttrice Violante Guidotti.

Violante, presentiamo Komen Italia

“Komen è un’associazione nata in America negli anni Ottanta. Tutto è partito da Nancy Brinker: sua sorella si ammalò di tumore al seno e purtroppo morì dopo poco tempo, giovanissima. Nancy le fece una promessa d’amore, ovvero di fare tutto il possibile per porre fine al dolore, alla vergogna e alla mancanza di speranza che Susan aveva provato. Così fondò a Dallas Komen, un’associazione in prima linea contro il carcinoma alla mammella. In quegli anni, il nostro presidente Riccardo Masetti era in America per alcune ricerche: conobbe Komen e Nancy e rimase quasi folgorato. Così decise di portare il progetto in Italia e da oltre 20 anni siamo realtà. Siamo strutturati sul territorio con 6 comitati e abbiamo raccolto più di 20 milioni di euro che abbiamo investito in oltre 1.000 progetti. Tra quelli che ci stanno più a cuore, per esempio, c’è la realizzazione del Centro per le terapie integrate al Policlinico Gemelli di Roma. Qui le pazienti oncologiche possono sottoporsi a quei trattamenti che non sostituiscono le cure classiche, ma aiutano a sopportarle meglio, come la mindfulness, l’agopuntura o la musicoterapia… Non solo: oggi in Italia, una donna su 9 si ammala di tumore al seno e le pazienti sono sempre più giovani: quindi la prevenzione fa la differenza perché permette cure più efficaci”.

Infatti, uno dei vostri appuntamenti più conosciuti è la Carovana della prevenzione. In cosa consiste?

“Si tratta di quattro unità mobili con cui giriamo l’Italia e regaliamo visite gratuite a quelle donne che non possono farle perché magari vivono lontane dagli ospedali, hanno problemi economici o paura dell’esito degli esami. Il progetto è nato nel 2007, con la prima unità mobile donata da Johnson & Johnson ed è andato così bene che si è allargato sempre di più: l’anno scorso siamo andate in 17 Regioni. Le 4 unità offrono mammografie, ecografie, visite ginecologiche, screening ginecologici e per la tiroide. Insomma, si tratta di prevenzione che può fare davvero la differenza”.

L'altra vostra iniziativa storica è la Race for the cure, che si terrà proprio tra pochi giorni. Perché una corsa è diventata un evento così importante?

“Perché le donne, pazienti oncologiche, hanno l’occasione di farsi vedere. Indossano una splendida maglietta rosa , si sentono partecipi di qualcosa, fanno parte di un gruppo e non sono più isolate. Poi vedono le altre donne, che sono guarite e ce l’hanno fatta e tutte insieme capiscono che questa malattia si affronta meglio condividendo. Il tumore spesso cancella il calore dei rapporti umani perché si prova un senso di vergogna per i capelli che cadono e per un corpo che magari si trasforma. E la nostra corsa, la Race for the Cure, invece dimostra che si può vivere tutto alla luce del sole e si può andarne fiere: è un momento di forza e orgoglio. Ed è una manifestazione che accoglie, perché le donne partecipano insieme a mariti, figli, amici e colleghi. Vi aspettiamo l’8 maggio a Roma e poi la corsa si terrà nei giorni successivi anche in altre città”.

“Si tratta di quattro unità mobili con cui giriamo l'Italia e regaliamo visite gratuite a quelle donne che non possono farle perché magari vivono lontane dagli ospedali, hanno problemi economici o paura dell'esito degli esami. Il progetto è nato nel 2007, con la prima unità mobile donata da Johnson & Johnson ed è andato così bene che si è allargato sempre di più”

Torniamo alla prevenzione: cosa significa oggi farla? Che sfida vi ponete?

“La  sfida è arrivare a quel momento in cui non ci sarà più bisogno di noi. Purtroppo non è ancora così, quindi andiamo avanti e portiamo la prevenzione dove non arriva. Come sull’isola di Ventotene, dove non c’è un ecografo, per esempio. Le donne si occupano della famiglia, dei figli, lavorano: insomma si prendono cura di tutti, ma alla fine si dimenticano di se stesse e allora noi camminiamo al loro fianco e accorciamo le distanza tra persone e prevenzione”.

Ogni anno, solo in Italia, seguite migliaia e migliaia di donne. Di cosa siete più orgogliosi?

“Del cambiamento culturale. Sempre a proposito della Race for the cure, all’inizio le famose magliette rosa erano di una tonalità chiara, quasi sbiadita, come se chi le indossava si vergognasse di farsi notare. Le donne poi mettevano anche un cappellino proprio per ripararsi dagli sguardi indiscreti. L’8 maggio, invece, vedrete una marea di maglie rosa shocking che marciano orgogliose. E un po’ di questo cambiamento è anche merito nostro”.

Quali sono i sogni della vostra associazione?

“Desideriamo crescere, investire sempre di più e salvare tante donne e si può fare solo con la prevenzione e le cure migliori”.


crisalide mani cover

Le signore che creano cuscini magici per chi ha un cancro al seno

5 Minuti2 Febbraio 2022

cancro al seno

Segni particolari: morbidissimi, fatti a mano, teneri come una carezza. Ecco l’identikit dei ‘cuori sottobraccio’, i cuscini che aiutano le donne operate per un tumore al seno. A compiere questo piccolo miracolo è l’Associazione Crisalide di Rimini (https://www.tumorealseno.it/). E come spesso accade, le idee migliori nascono nell’anima di chi ha passato la stessa tempesta. “Oggi ho 68 anni, ma esattamente 30 anni fa ho vissuto anche io questa prova” racconta Pia Vignali, presidente dell’associazione. “Si trattava di un carcinoma allo stadio avanzato: all’epoca le cure erano meno efficaci e non si parlava nemmeno di ricostruzione del seno. E’ stato un calvario e quando ne sono uscita mi sono ripromessa che avrei cercato un modo per restituire quello che avevo ricevuto”.

 

Tutto comincia da un gruppo di ex pazienti

All’epoca il primario dell’Oncologia di Rimini, il prof. Alberto Ravaioli, aveva lanciato un corso di training autogeno per le pazienti oncologiche. Un appuntamento innovativo, quasi rivoluzionario. Lì, tra quelle signore, negli anni Novanta sboccia l’Associazione Crisalide. Perché condividere la stessa strada alleggerisce il peso delle paure. Pia e le sue socie speciali organizzano i primi laboratori creativi, dall’uncinetto al ricamo, visto che le mani che si muovono sapienti sono meglio della meditazione e diventano l’antistress più potente. “Ancora oggi, una volta all’anno organizziamo una vendita delle nostre creazioni per finanziare dei progetti speciali, come quelli contro la violenza di genere. Non vogliamo essere solo ‘quelle operate al seno’, ma desideriamo essere parte attiva della comunità. Non solo: proponiamo anche corsi di nuoto, ginnastica dolce o nordic walking con istruttori esperti perché il movimento è fondamentale come prevenzione contro le recidive”.

“Ancora oggi, una volta all'anno organizziamo una vendita delle nostre creazioni per finanziare progetti speciali, come quelli contro la violenza di genere. Non vogliamo essere solo 'il pettorale', ma piuttosto vogliamo essere una parte attiva della comunità. Non solo: offriamo anche lezioni di nuoto, ginnastica leggera o nordic walking con monitor esperti perché il movimento è fondamentale per prevenire le ricadute”

I cuscini aiutano la circolazione e prevengono il linfedema

La porta dell’associazione è sempre aperta e le volontarie non si fermano mai. Proprio una di loro, di ritorno dalla Spagna, ha lanciato l’idea dei cuscini, che aveva visto all’ospedale di Barcellona. “Abbiamo contattato la struttura e ci siamo fatti mandare tutte le informazioni per farli”. Così, dal novembre 2019, il martedì si è trasformato nel giorno dei cuscini, con le volontarie che li cuciono a mano, con amore e precisione. “Scegliamo i materiali e ci occupiamo di ogni dettaglio. La fodera è di cotone al 100%, mentre l’imbottitura deve pesare 170 grammi, non uno di più, non uno di meno: è un oggetto importante, che la paziente operata al seno può mettere sotto al braccio già la sera dell’intervento per tenere l’arto in alto e aiutare la circolazione. Questo piccolo gesto si rivela davvero prezioso per alleviare il dolore e, soprattutto, per prevenire il linfedema, ovvero l’eccessivo rigonfiamento della zona, che può diventare un disturbo cronico e invalidante”.

cuore crisalide
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Le volontarie preparano centinaia di cuscini

Già, ci vorrebbero più cuori per tutti…Intanto, Pia e le volontarie hanno preparato, da inizio progetto, 700 cuscini che, come dolcissime angeli custodi, regalano alle donne operate. “Di solito li diamo alle pazienti della nostra Regione, ma non ci poniamo limiti geografici” spiega Pia con un sorriso. “Spesso veniamo contattate anche da altre associazioni e forniamo loro tutte le indicazioni per farli. E ogni settimana ci troviamo insieme per diffondere amore tra stoffe e imbottiture. Quando cuciamo, è come se medicassimo le cicatrici delle pazienti oncologiche e mandassimo loro una coccola speciale”.