Mi innamorerò ancora dopo il cancro

Mi innamorerò ancora dopo il cancro?

5 Minuti27 Ottobre 2022

cancro e amore


Il nostro sessuologo ti regala i consigli per buttarti in una nuova storia

L’emozione del primo appuntamento, la voglia di farsi belli e immaginare che cosa accadrà, il gioco di sguardi… Quando sei nel pieno delle cure, tra tour de force in ospedale e ambulatori, tutto questo ti sembra un miraggio, qualcosa di lontano e irrealizzabile. Ma poi il momento peggiore della tempesta passa e allora non puoi non chiedertelo: mi innamorerò ancora dopo il cancro?

La risposta è sì: puoi provare a ricostruire la tua vita, anche quella che riguarda la sfera sentimentale. “Già, innamorarsi è ancora possibile” spiega Fabrizio Quattrini, presidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica e coach di Koala Strategy. “Chi ha visto la morte in faccia ha il terrore di rimettersi in gioco, come se non avesse più il diritto di essere felice. Invece ce l’ha ancora di più. Prima di rapportarsi con gli altri, però, bisogna aver accettato la malattia, con l’aiuto di uno psicologo se necessario, perché altrimenti non potremmo mai farla vivere positivamente agli altri. Fatto questo, tutte le paure, come quella di non piacere a nessuno, possono essere superate”. Noi ti aiutiamo a farlo proprio con le dritte del nostro esperto.

1

Forzati un po’: non aspettare di essere pronta per innamorarti ancora perché non lo sarai mai veramente dopo la malattia. Sei cambiata, hai sofferto molto, magari hai messo in discussione il tuo passato: insomma, è una sfida importante ed è normale essere insicura. Ma se continui a rimuginare, rischi di non vivere. E sai bene, invece, quanto la vita sia preziosa e vada sperimentata in ogni istante. Quindi, buttati, osa e approfitta di ogni opportunità.

2

Scegli una situazione ‘facile’: se torni a giocare la partita del cuore dopo tanto tempo, non pretendere di fare gol al primo minuto. La cena a lume di candela nel ristorante più cool della città può essere troppo per un primo contatto: meglio un caffè o, addirittura, un’uscita con degli amici in comune. Insomma, cerca una situazione che ti metta a tuo agio.

3

Colleziona gli insuccessi: hai letto bene. Ci saranno serate da dimenticare, telefonate sterili o conversazioni imbarazzanti: non importa, perché sono tutte esperienze che ti serviranno a conoscere la nuova te, quella post cancro. Impara da ogni esperienza negativa e non darle troppo peso. Hai ricevuto il classico due di picche o lui/lei è sparito dopo la prima uscita? Tu non sei questo insuccesso, così come non sei la tua malattia.

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Rivelati poco a poco: lo sappiamo, c’è una domanda che ti tormenta: quando devo raccontare della mia malattia? La risposta contiene tante variabili: dipende dal vostro grado di conoscenza (ovvero se vi conoscevate già prima, se avete amici in comune…), ma in ogni caso il consiglio è di affrontare l’argomento con calma. Il cancro non deve essere il tuo biglietto da visita. Prima, cerca di conoscere questa persona, ascoltala, prova a capire i suoi valori e le sue priorità. Non fingere, certo, ma prenditi tutto il tempo che ti serve e raccontagli il tuo percorso con calma e con i dettagli che ti senti di svelare.

5

Non metterlo alla prova: la sua reazione al tuo racconto della malattia non ti ha convinta? Mantieni la calma, perché non è da questo dettaglio che puoi valutare la sua personalità. Magari non ha mai avuto a che fare con l’argomento e si sente spaesato. Quindi, se comunque ti piace continua a frequentarlo per qualche settimana e datevi il tempo di crescere insieme. Poi farai le tue considerazioni…

6

Sentiti libera: dopo la malattia hai bisogno di essere libera, ovvero di essere te stessa, senza troppe formalità o ragionamenti. Quindi, vivi questi momenti con naturalezza e segui sempre il tuo cuore, anche a costo di sbagliare o di comportarti in modo diverso dal solito.


Komen, la onlus che corre contro il tumore al seno

Erika e Milena, che sconfiggono il cancro con l’amore

6 Minuti6 Maggio 2022

cancro e amore


Il racconto di una coppia unica alle prese con il tumore ovarico

Erika e Milena finiscono l’una le frasi dell’altra. Perché in amore ogni passo si fa insieme, prendendosi per mano, soprattutto se il cammino è quello che ti porta dentro e fuori dall’ospedale a combattere contro il cancro. Su YouTube e su Instagram raccontano la loro vita di ‘persone perbene’, mostrando piccoli scorci quotidiani, di vita normale. Ma i loro sorrisi, e il sentimento che le lega, sono davvero speciali.

Nel 2020 la diagnosi di tumore all'ovaio

“Forse è perché abbiamo sconfitto il cancro insieme” dicono convinte e si guardano negli occhi, come per darsi la forza di ripercorrere i momenti peggiori. “Tutto è iniziato a giugno del 2020” ricorda Erika. “Avevo l’addome gonfissimo: mi sono messa a dieta, andavo a correre eppure la pancia rimaneva uguale. Il ciclo, poi, era costante e si accompagnava a un forte senso di pienezza anche se non mangiavo nulla. Così a settembre siamo andate dal ginecologo”. Lo specialista nota qualcosa che non lo convince e, dopo una trafila di esami e visite, arriva la diagnosi.

Erika si blocca. Le lacrime rigano il suo volto perché anche solo rivivere quel momento fa male. Così Milena prosegue. “I medici ci hanno spiegato che Erika aveva un tumore all’ovaio. Ci siamo guardate e abbiamo subito pensato che quella era l’ennesima prova che la vita ci metteva davanti. Abbiamo già superato tanti ostacoli per il nostro orientamento sessuale e siamo andate contro tutti per sposarci. Quindi avremmo vinto anche questa sfida”.

“I medici ci hanno spiegato che Erika aveva un tumore all’ovaio. Ci siamo guardate e abbiamo subito pensato che quella era l'ennesima prova che la vita ci metteva davanti”

Tre interventi, la pandemia e tante difficoltà quotidiane

“Adesso piango, ma paradossalmente quando ho sentito la parola tumore non ho quasi realizzato quello che stava accadendo” racconta Erika. “Per giorni non mi sono resa conto della gravità della situazione. Parlavo di me come di un’entità lontana”. Davanti a una diagnosi del genere qualsiasi reazione è valida. L’importante è andare avanti. E questa coppia lo fa, superando addirittura diversi interventi. 

“Il peggiore è stato il terzo perché è stato inatteso e urgente, visto che si era perforato l’intestino” prosegue Erika. “Ho sentito che il mio corpo non ce la faceva. I medici hanno detto a mia mamma e a mia moglie di pregare e che avrebbero potuto dichiararmi fuori pericolo solo dopo 7 notti. Ma poi ho capito che avevo ancora tanto da dire e da fare. Non era il mio momento”. 

Milena annuisce. “Eravamo anche nel pieno della pandemia. All’inizio non potevo nemmeno andare a trovarla in ospedale: mi sembrava di essere in un brutto sogno da cui volevo svegliarmi al più presto e aspettavo con ansia i momenti delle nostre telefonate. Poi, per fortuna, mi hanno dato il permesso di entrare in reparto perché dovevo imparare a farle le medicazioni per la stomia. Sì, ho imparato a fare l’infermiera, a prendermi cura di lei che, all’inizio, non si accettava, tra flebo e dolore. Tra l’altro in quel periodo avevo finito permessi e ferie e fare avanti e indietro tra casa nostra ad Aosta e l’ospedale a Torino era pesante anche economicamente”. 

Il tumore è solo un momento: poi torna sempre il sole

“Poi sono intervenuti i miei colleghi che mi hanno donato le loro ferie, così ho potuto prendermi cura di Erika. In quei momenti ho capito che pur di starle accanto avrei fatto qualsiasi cosa”. Già, si butta il cuore oltre l’ostacolo e si scopre di avere una forza quasi sconosciuta e sconfinata. Anche Erika l’ha capito. “Ci ripetiamo sempre una frase, ovvero che il cancro non è una sentenza, così viviamo ogni giorno come se fosse unico. Provateci se state attraversando anche voi questo momento. Come mi ha insegnato Milena, poi, bisogna tenere l’umore alto, scherzare, puntare sulle risate e sull’ironia. In fondo, sono certa che tra 4 anni ne saremo fuori e mi dichiareranno guarita”.

Tra 4 anni…Erika e Milena pensano sempre al futuro . Al sogno di una casa in Toscana, immersa nella natura, magari con le finestre da cui scrutare il mare. “Il tumore è stato come un fulmine a ciel sereno. Quello che arriva all’improvviso, colpisce proprio la finestra, rompe il vetro in mille pezzi e porta la tempesta. Ma si tratta solo di un momento. Poi torna sempre il sole”.