Strada per un sogno ti aiuta a diventare mamma

Hai un tumore? Strada per un sogno ti aiuta a diventare mamma

6 Minuti17 Maggio 2022

cancro e maternità


Ti presentiamo la onlus che si occupa di oncofertilità e fecondazione assistita

Ce la farò? Guarirò e, un giorno, potrò cullare tra le mie braccia un bambino? Se ti stai facendo anche tu queste domande, sei nel posto giusto. Perché cancro e maternità sono due temi che ci stanno molto a cuore. E quindi, per la rubrica ‘Andiamo a conoscere’, ti presentiamo un’associazione e una ginecologa che ogni giorno lavorano al fianco di donne come te.

Prima delle cure per il tumore, si può pensare alla fertilità

La missione della onlus Strada per un sogno è sostenere le coppie che hanno problemi di fertilità. “L’anno prossimo festeggeremo il decennale e dal 2013 abbiamo cambiato il modo di affrontare questi temi” spiega la vicepresidente Stefania Tosca. “Abbiamo portato i medici al centro del palcoscenico e infatti abbiamo convenzioni con i maggiori istituti che si occupano di Pma, di Procreazione medicalmente assistita. Poi abbiamo unito i pazienti insieme agli specialisti perché potessero comunicare anche al di fuori dell’ospedale. L’associazione fa rete, sta al fianco delle coppie e punta su empatia e rapporti umani”.

Anche la dottoressa Simona Vailati, ginecologa direttrice sanitaria nella clinica Generalife di Milano, conosce bene lo shock delle pazienti che hanno ricevuto da poco la diagnosi e vedono i loro sogni di maternità in frantumi. “Queste persone devono sapere che prima di affrontare le cure per il tumore si può pensare anche alla fertilità, preservando la propria riserva ovarica. C’è chi rifiuta questa ipotesi e in quel momento drammatico non ha la forza di pensare al futuro e chi, invece, accoglie questa possibilità”. 

Di solito, l'oncologo stabilisce le tempistiche per le cure contro il tumore. Prima di cominciarle, la paziente si sottopone a una terapia ormonale di 7/10 giorni ... Il ginecologo controlla tramite 2/3 ecografie che le ovaie rispondano al trattamento... la paziente fa un ricovero in day hospital e, senza intubazione ma con una breve sedazione, il medico effettua il cosiddetto pick-up, il prelievo delle cellule uovo. Tutti gli ovociti buoni vengono crioconservati ... e possono rimanere a disposizione per molti anni

Come si conservano gli ovuli prima delle cure per un cancro

Di pari passo, si può iniziare a preservare la riserva ovarica. In pratica, si ‘mettono da parte’ gli ovociti prima che le cure oncologiche rischino di comprometterli. “Di solito, l’oncologo stabilisce le tempistiche per le cure contro il tumore. Prima di cominciarle, la paziente si sottopone a una terapia ormonale di 7/10 giorni e si fa delle piccole punturine nella pancia con farmaci che aiutano le ovaie a sviluppare gli ovociti. Il ginecologo controlla tramite 2/3 ecografie che le ovaie rispondano al trattamento. Alla fine, la paziente fa un ricovero in day hospital e, senza intubazione ma con una breve sedazione, il medico effettua il cosiddetto pick-up, il prelievo delle cellule uovo. Tutti gli ovociti buoni vengono crioconservati, ovvero messi in azoto liquido: a questo punto è come se fossero congelati e possono rimanere a disposizione per molti anni”.

Si può fare anche l'eterologa

Già, è come avere un ‘piccolo tesoro’. Tante donne che l’hanno fatto lo definiscono proprio così. Quando si è dichiarate guarite, e si vuole pensare alla gravidanza, si scongelano gli ovociti e si uniscono al seme maschile. Dopo 3/5 giorni il medico vede se si sono formati gli embrioni e decide se e quanti impiantarne nell’utero. “Le percentuali di successo sono buone, perché in genere diventa mamma una paziente su tre” precisa la dottoressa Vailati. “Le possibilità sono legate a doppio filo con l’età della donna al momento della crioconservazione. Infatti, se la paziente è in là con gli anni la crioconservazione non è una strada percorribile e si può pensare poi all’eterologa. In pratica, si usano degli ovociti donati da ragazze giovani e anonime e si uniscono al seme maschile. Anche in questo caso si formano gli embrioni e le percentuali di successo si attestano intorno al 60%”. 

Embrioni, percentuali, trattamenti: a prima vista sembra un’impresa impossibile, soprattutto se si sta anche affrontando il cancro e ogni giornata non appare più scontata. “Eppure bisogna avere le giuste informazioni. Ogni donna deve sapere che ci sono queste possibilità perché la malattia non distrugge per forza il sogno di diventare mamma” conclude la dottoressa Vailati. “La scienza ci offre tante risorse, è giusto conoscerle e oncologo e ginecologo devono collaborare per dare il meglio alla paziente”.

E addirittura l’associazione Strada per un sogno guarda ancora più lontano. “Ci piace pensare a un futuro in cui le ragazze crioconserveranno comunque i propri ovociti, già da giovani” aggiunge la vicepresidente Stefania Tosca. “Non sappiamo cosa accadrà nelle nostre vite, quali sfide e quali malattie dovremo affrontare e noi vogliamo sensibilizzare le donne su questi temi”.


DIVENTARE MAMMA DOPO IL CANCRO? SI PUÓ

Diventare mamma dopo il cancro? Si puó

5 Minuti20 Aprile 2022

cancro e maternità


Un ospedale italiano protagonista di un grande studio internazionale su tumori e maternità

Diventare mamma dopo il cancro? Si può, si può davvero dare la vita dopo aver rischiato a lungo di perderla. È il sogno di tante, tantissime pazienti oncologiche e in Italia c’è una dottoressa che compie questa magia con una bacchetta speciale, quella della scienza e dei grandi processi della ricerca.

Parliamo di Eleonora Porcu,  ginecologa e direttrice della struttura Infertilità e procreazione medicalmente assistita del Policlinico Sant’Orsola a Bologna. Da 25 anni si occupa di oncofertilità e ora i risultati dei suoi studi sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista Cancer

Purtroppo, chi si sottopone a chemioterapia e radioterapia rischia poi di non poter diventare mamma, perché questi trattamenti possono causare anche amenorrea (assenza del ciclo mestruale) o una forte insufficienza ovarica. Partendo dai sogni spezzati di queste donne, la dottoressa Porcu ha iniziato a lavorare sulla tecnica del social freezing, la crioconservazione, ovvero congelare i loro ovuli prima che iniziassero il trattamento oncologico. “Ho iniziato nel 1996, circondata da dubbi e scetticismo” ricorda la dottoressa. “Pochi credevano alle possibilità offerte dalla crioconservazione degli ovociti, sembrava fantascienza che sopravvivessero dopo lo scongelamento e potessero originare una gravidanza”.

“Io ho sempre sentito il forte dovere di fare qualcosa per favorire la vita e il desiderio di maternità, in particolare da parte di quelle donne che in seguito a un tumore vanno incontro a una insufficienza ovarica prematura che non consente di avere figli. Un’ingiustizia che mi ha spinto ad andare avanti su questa strada: i risultati raggiunti sono eccezionali.

“Infatti, dimostrano che questa tecnica funziona e le pazienti oncologiche devono sempre essere informate di questa possibilità straordinaria. Anzi, per chi combatte un tumore, la prospettiva di diventare madri aiuta, incoraggia, dona una forza sorprendente contro la malattia”.

“Partendo dai sogni spezzati di queste donne, la dottoressa Porcu ha iniziato a lavorare sulla tecnica del social freezing, la crioconservazione, ovvero congelare i loro ovuli prima che iniziassero il trattamento oncologico. “Ho iniziato nel 1996, circondata da dubbi e scetticismo” ricorda la dottoressa. “Pochi credevano alle possibilità offerte dalla crioconservazione degli ovociti, sembrava fantascienza che sopravvivessero dopo lo scongelamento e potessero originare una gravidanza”

Lo studio pubblicato su Cancer esamina i risultati di 508 donne provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, che tra il 1996 e il 2021 hanno scelto di congelare i propri ovociti prima di iniziare le cure contro il cancro e 156 di loro lo hanno fatto proprio al Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Di queste 156, 44 hanno provato a diventare madri e 14 hanno portato a termine con successo la gravidanza.

“In pratica, si tratta di una donna su 3” spiega la dottoressa Porcu. “ È come se in questo modo si fermasse il tempo: gli ovuli che dieci anni fa erano di una ragazza di 28 anni, oggi hanno ancora 28 anni e se conservati correttamente possono sopravvivere anche 20-30 anni”.

Infatti, gli ovociti vengono prelevati dalla paziente e immersi nell’azoto liquido, un gas liquefatto che arriva alla temperatura di 196 gradi sotto zero. Dopo lo scongelamento, l’80% sopravvive e può essere usato per una fecondazione assistita. “Come puntualizza l’articolo di Cancer, 44 donne hanno cercato la gravidanza con gli ovociti crioconservati e in 15 ce l’hanno fatta” prosegue la dottoressa. “Altre ci hanno provato ma il primo tentativo non è andato a buon fine e possono comunque confidare negli altri ovociti a disposizione. È come se avessero un tesoro da parte, che non ha una scadenza. Certo, non si può aspettare troppo, perché le possibilità di farcela diminuiscono con l’avanzare dell’età”.