Ecco il coro più grintoso d'Italia

Ecco il coro più grintoso d'Italia

7 Minuti18 Settembre 2022

cancro


Si chiama FuckCancer Choir e ora si cimenta in un musical

E’ il primo, e unico, coro italiano di pazienti oncologici. Ha un nome speciale, d’impatto: FuckCancer Choir. E quando lo ascolti ti viene voglia di cantare, di intonare la voce e unirti a musiche e parole che sanno di grinta e vitalità. Quindi vogliamo presentarti questo progetto nella nostra rubrica “Andiamo a conoscere”.

Tutto inizia nel 2019. Federica, oncologa, e Stefania, biologa, lavorano insieme in un ospedale piemontese. Il cancro, purtroppo, fa parte della loro quotidianità e un giorno Federica scopre che Stefania ha scritto il testo di una canzone ispirata a un loro paziente che sta facendo uno studio sperimentale. “Il brano è arrivato alla semifinale nazionale Area Sanremo e mi ha colpito così tanto che mi ha spinta ad agire, anche perché noi ci occupiamo di tumori rari ed è molto difficile avere fondi per la ricerca” ricorda Federica. “Quindi ho pensato di organizzare un concerto proprio per questo scopo. L’evento è andato così bene che ho deciso di mettermi in gioco e partecipare alle prove. Allenavo la voce ovunque, anche in auto dietro le stradine dell’ospedale, e ogni volta i pazienti mi vedevano. E alla fine io e Stefania abbiamo voluto coinvolgere anche loro. I benefici non mancano: cantare fa bene a livello psicologico ed è anche una specie di fisioterapia che migliora la respirazione, soprattutto per chi ha problematiche ai polmoni”.

L’idea diventa realtà e qualche mese dopo sul palco va in scena “Sulle note della ricerca 2” con i malati che cantano insieme, diffondendo nell’aria speranza e gioia. Presto al gruppo si uniscono anche i famigliari e altri operatori sanitari e oggi il coro è formato addirittura da 25 persone. Ed è diventato qualcosa di più di un semplice hobby. “E’ qualcosa di molto importante perché si creano legami profondi, siamo una specie di famiglia” dice Stefania, l’altra fondatrice. “Il nome? L’abbiamo scelto insieme, ci è venuto spontaneo perché tutti vogliamo mandare a quel paese la malattia. Certo, abbiamo fatto scalpore!”.

Di sicuro, il coro sta facendo parlare di sé e si è esibito persino davanti al Papa. “Già, siamo andate in Piazza San Pietro” racconta con orgoglio Loredana, una delle cantanti. “Ho iniziato a partecipare nel 2019 e in quel periodo la mia situazione di salute era critica, ma cantare mi aiutava a staccare, ad allontanare i pensieri negativi. Mi ricordo la prima volta sul palco: ho intonato il brano ‘Amico è’ che racchiude l’essenza di questo progetto, ed ero davvero agitata. Mai avrei immaginato che saremmo arrivati così lontano. Il coro mi sta dando molto: prima ero molto introversa, ora mi sento più sicura”.

Anche Margherita non si perde una prova del coro e sfodera un sorriso pieno quando rivive i primi passi da cantante. “Ho debuttato con un brano da solista e mi sono impegnata tantissimo perché non ha una voce perfetta. Ecco, il coro rappresenta la mia sfida personale, è un’attività che allena la grinta e mi insegna a non mollare. Poi condividere il percorso oncologico con altri malati mi fa sentire meno sola. E infine, raccogliere fondi per la ricerca mi rende così orgogliosa”.

Selene annuisce. Fa parte del coro da un anno e le prove settimanali sono state la spinta migliore verso la normalità. “In quel periodo venivo da mesi di terapie, ero molto debole fisicamente e cantare è stata una ginnastica potente. Uscivo dalle prove stremata ma ritrovavo la forza, mi faceva stare bene. Al debutto ho cantato anche io ‘Amico è’ e in quel momenti ho sentito di far parte di qualcosa di speciale”.

I benefici non mancano: cantare fa bene a livello psicologico ed è anche una specie di fisioterapia che migliora la respirazione, soprattutto per chi ha problematiche ai polmoni"

Speciale questo coro lo è di sicuro. E ora si sta preparando all’appuntamento del secolo: il primo musical, scritto da Stefania. “Si intitola ‘Essere umani’ e racconta le storie dei nostri pazienti e di tutti noi” spiegano lei e Federica. “Fa venire i brividi, ma abbiamo cercato anche di metterci la giusta leggerezza per lanciare un messaggio positivo. Anche questa è una bella sfida, perché al canto si aggiungono parti recitate e ballate. Infatti, studiamo anche a casa, provando davanti allo specchio!”.

L’appuntamento è il 24 settembre, al Teatro Ambra di Alessandria. A presentare Antonella Clerici e nello show ci saranno i ballerini Andrea Colli e Alessia Gobbi, con le coreografie di Patrizia Campassi. L’ingresso è a offerta libera e il ricavato andrà ad A.I.Ma.Me. (Associazione italiana malati di melanoma) e a Tutor (Associazione tumori toracici rari).

Insomma, anche cantare è un modo per dire basta al cancro, per rialzarsi e tornare a vivere. E, cantando, si pensa anche al futuro. “Cosa faremo dopo il musical? L’importante è continuare. Nel 2021 abbiamo fondato la nostra associazione. In Italia non esistono altri cori simili e potremmo lanciare l’idea a chi ci ascolta di crearne altri, in giro per l’Italia e magari un giorno ci ritroveremo a gareggiare tutti insieme. Un altro sogno è esibirci in televisione. Comunque, non ci fermeremo mai perché quello che facciamo è davvero importante per tutti noi”.


Cancro e cure e l ora della immunoterapia

Cancro e cure: è l'ora dell'immunoterapia

4 Minuti10 Luglio 2022

cancro


Tutte le novità dal più grande congresso mondiale di oncologia

Gli addetti ai lavori lo chiamano ASCO ed è il congresso della Società americana di oncologia clinica, il più famoso appuntamento del settore che si tiene ogni anno a Chicago. Qui si riuniscono gli specialisti che arrivano da tutto il mondo e che presentano le novità sul fronte della ricerca. Ovvero, tutto quello che c’è da sapere su diagnosi e cure contro il cancro.

L’appuntamento del 2022 si è chiuso da poche settimane e la protagonista del convegno è stata senza dubbio l’immunoterapia. Le cure che attivano il sistema immunitario e lo spingono ad attaccare le cellule malate sono il presente e saranno il futuro per i pazienti oncologici. Già negli ultimi tempi, questa strada si è dimostrata un’ottima arma perché efficace e con minori effetti collaterali rispetto alla chemioterapia e i nuovi studi presentati all’ASCO lo hanno confermato.

Ad attirare l’attenzione di esperti e pazienti, per esempio, è stata la ricerca chiamata CheckMate-816 e dedicata al tumore al polmone. Gli scienziati hanno usato una combinazione di immunoterapia (con la molecola nivolumab) e chemio addirittura prima dell’intervento chirurgico e i risultati sono stati ottimi: il numero delle guarigioni, infatti, è aumentato e il rischio di recidiva si è ridotto di oltre l’80%. “Questo studio ha arruolato 358 pazienti e le conclusioni possono davvero portare a una modifica delle linee guida” ha spiegato afferma Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia medica 2 all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. “Ad oggi, l’intervento è considerato l’unico strumento per una guarigione definitiva. Una percentuale compresa tra il 30% e il 55% dei pazienti però sviluppa una recidiva dopo la chirurgia. Ma con l’unione di nivolumab più chemioterapia, è possibile ottenere una potenziale guarigione”.

“La protagonista del convegno è stata senza dubbio l'immunoterapia. Le cure che attivano il sistema immunitario e lo spingono ad attaccare le cellule malate sono il presente e saranno il futuro per i pazienti oncologici”

Anche per chi ha un melanoma metastico ci sono buone notizie. Prima questi malati avevano un’aspettativa di vita piuttosto bassa. Ora, invece, la combinazione di due farmaci immunoterapici (nivolumab e ipilimumab) fa davvero sorridere, come dimostra uno studio che ha arruolato 945 persone. In pratica, la nuova cura ‘cronicizza’ il melanoma e ha un particolare ‘effetto memoria’, rimanendo efficace sull’organismo anche dopo la fine del trattamento.

Infine, i riflettori si sono accesi anche sul tumore al retto. Il protocollo classico per questa patologia prevede chirurgia, chemioterapia e radioterapia, ma l’immunoterapia ha appena dato una svolta. “Si tratta di uno studio molto piccolo, con solo 12 persone coinvolte, ma con la molecola dostarlimab sono tutti guariti” ha dichiarato il dottor Luis A. Diaz del Memorial Sloan Kettering Cancer Center, tra gli autori della ricerca. “ Credo sia la prima volta che accade nella storia delle terapie per il cancro, è sorprendente: nei 12 pazienti non c’è più traccia del tumore”.


capelli le 5 cose da sapere

Capelli, le 5 cose da sapere prima di iniziare la chemioterapia

3 Minuti23 Giugno 2022

cancro


Ecco le tips dell’esperta Alma Crisafi

L’immagine non è un dettaglio. Il viso, i capelli, il look: sono tutti elementi importanti che definiscono la tua identità e che non possono essere sottovalutati durante il percorso oncologico. Già, hai tutto il diritto di sentirti ‘a posto’ anche mentre fai la chemio, di guardarti allo specchio senza vergogna, tanto che oggi anche il personale medico è attento a questo aspetto, soprattutto quando arriva il momento di iniziare le terapie e di preoccuparsi per i capelli.

Allora, abbiamo chiesto aiuto a una super esperta del settore: Alma Crisafi, tecnico di protesi capillari e anima di NaturElle, azienda nata 11 anni fa. “Mi occupavo di protesi e un giorno una carissima cliente mi ha confessato di avere un carcinoma al seno. Era terrorizzata e l’ho accompagnata personalmente a scegliere la parrucca. In quel momento ho capito che a questi pazienti serve qualcosa in più: prodotti perfetti e tanta empatia”. E grazie a queste doti, Alma ti regala le 5 cose da sapere prima di cominciare la chemioterapia.

1

Non rasare:“una volta c’era questa abitudine. Oggi sappiamo che è inutile. Anzi, se tagli a zero, lo stelo del capello rimane comunque lì, sotto la cute, e non permette al capello stesso di cadere poi naturalmente, con il rischio di sentire bruciore, formicolio e, in alcune casi, causare una follicolite, un’infezione della zona. Meglio lasciare sempre almeno un centimetro e mezzo di lunghezza”.

 

2

Idrata la cute: “una volta che i capelli sono caduti naturalmente, lava la zona con il classico detergente delicato e tienila idratata, usando una crema. Va benissimo, per esempio, l’olio di jojoba”.

3

Fai pure la tinta: “sfatiamo un tabù: i nuovi capelli si possono colorare e l’ammoniaca non è un problema, come dimostrato ormai da tantissimi studi. Certo, se una persona è allergica non può usare tinte di questo tipo e allora è meglio testare prima qualsiasi prodotto sulla pelle. Ma se non hai mai avuto problemi, e sulla cute non hai escoriazioni, i capelli possono essere colorati già dopo il primo centimetro di crescita”.

4

Non tagliare i nuovi capelli: “all’inizio, la chioma sarà più sottile e il colore più indefinito perché appunto deve ripigmentarsi, ovvero riprendere il suo tono naturale. Ma tagliarla, o peggio ancora rasarla, è inutile. Meglio avere pazienza: aspetta un paio di mesi, al massimo tre, e i capelli torneranno in salute”.

5

Non usare prodotti inutili: “shampoo e creme rinforzanti o miracolosi servono a poco. Anche in questo caso, la chioma tornerà forte e lucente pian pano, alla fine delle terapie”.


cancro e pelle così ti prendi

Cancro e pelle, così ti prendi cura delle cicatrici

3 Minuti21 Giugno 2022

cancro


I consigli della beauty coach per trattare i segni lasciati dall’intervento

La cicatrice è un ‘segno’ nella pelle, che ti ricorda sempre l’intervento e che invece vorresti cancellare il prima possibile. Allora, qui ti regaliamo i consigli della nostra beauty coach Myriam Mazza, per trattarla e curarla al meglio. “Sono dei trucchi semplici ma efficaci, che ho testato durante i percorsi che faccio da anni con i pazienti oncologici. Se li segui passo dopo passo, la cicatrice può diventare un lontano ricordo in sei mesi, massimo un anno”.

1

Previeni: prenditi cura della pelle ancora prima di entrare in sala operatoria e durante i giorni precedenti idrata la zona e rendila più elastica possibile con una crema a base di acido ialuronico.

2

Fai attenzione al post operatorio: le prime 48/72 ore dopo l’intervento sono cruciali. Vietati bagni e docce, perché la ferita non va bagnata. Per disinfettare, usa soltanto i prodotti consigliati dal chirurgo.

3

Inizia a ‘trattare’ la cicatrice: dopo 15/20 giorni, puoi cominciare a prenderti cura della ferita. Lavala sempre con oli detergenti delicati. Se il chirurgo ti ha suggerito di utilizzare i cerotti al silicone, a ogni cambio massaggia delicatamente la cicatrice con i polpastrelli seguendo la lunghezza del taglio. I prodotti migliori? Le creme a base di vitamina E, quelle con allantoina, oppure l’olio di mandorle dolci, quello al germe di grano o alla rosa mosqueta. Provali prima sull’avambraccio per evitare fastidiose reazioni allergiche. Infine, un principio attivo portentoso e ancora poco conosciuto è l’estratto di cipolla.

4

Prova lo spray contro il prurito: se la cicatrice ti dà fastidio, usa uno spray ricco di vitamina F e PP, che calmano il prurito e aiutano la rigenerazione cellulare.

5

Occhio al caldo: il sudore e le temperature estive irritano la ferita? Fai degli impacchi con amido di riso o utilizza un detergente con questo principio attivo per bagni e docce rigorosamente tiepidi.

6

Niente sole: l’abbronzatura è nemica della cicatrice, quindi evita i raggi Uva per i primi sei mesi dopo l’operazione. Usa sempre una buona protezione solare e copri la zona sei vai al mare.

7

Monitora i problemi: se la cicatrice fa male o ha un odore sgradevole, contatta subito il medico che verificherà se c’è un’infezione. Mi raccomando, niente fai da te con il cortisone.

8

Vai dal fisioterapista: quando la cicatrice non guarisce nel modo giusto e, per esempio, nella zona si forma un eccesso di tessuto rivolgiti subito a un fisioterapista, che può trattare trattare la zona con massaggi o movimenti tecnici specifici e davvero efficaci.


we will care in barca e non solo per guarire la mente

We will care, in barca (e non solo) per guarire la mente

5 Minuti16 Giugno 2022

cancro


L’associazione offre supporto psicologico ai pazienti oncologici e ai caregiver

L’oncologo, il chirurgo, lo specialista…Loro si occupano di guarirti dal cancro. Pensano a interventi, cure, controlli. Ma chi si dedica al tuo benessere psicologico? Eppure sappiamo che anche la mente è fondamentale nel percorso di guarigione. Perché se stai ‘bene’, riesci ad affrontare meglio ogni tappa di questo lungo percorso. Allora, per la nostra rubrica ‘Andiamo a conoscere’, ti presentiamo We will care onlus, l’associazione nata proprio per supportare a livello psicologico i pazienti oncologici e i loro caregiver.

Dottoressa Sebri, sveliamo cosa fa We will care

“Siamo nati nel 2016 proprio per promuovere il benessere psicologico dei malati oncologici e di chi sta affrontando il cancro insieme a loro. La sede fisica è a Milano, ma in seguito alla pandemia e al lockdown abbiamo sviluppato iniziative e interventi online, quindi oggi seguiamo persone in tutta Italia”.

Perché il sostegno psicologico è così importante?

“Una delle prime sensazioni che il malato oncologico sperimenta è la solitudine e si tratta di una vera solitudine esistenziale, perché si trova davanti a qualcosa di inaspettato e sconvolgente, molto faticoso e complesso da vivere. L’aiuto psicologico ti dà proprio gli strumenti che ti permettono di affrontare questo evento. Lo specialista prende per mano il paziente, lo accompagna nel percorso, lo rende protagonista e presta attenzione a tutti i suoi bisogni”.

Gli psiconcologi, purtroppo, non sono figure così diffuse negli ospedali e spesso anche i pazienti stessi fanno resistenza...

“È vero, c’è ancora un po’ di paura a percorrere questa strada. Fare i conti con la mente significa entrare in contatto con il proprio mondo emotivo che, durante la malattia, è sconvolto, quindi il percorso psicologico sembra solo una fatica in più. Invece si può trasformare in un’occasione per guardare in faccia quello che si sta vivendo e capire, per esempio, che non è una sfida, ma qualcosa da accogliere. Il supporto psicologico è fondamentale per capire tutte le emozioni e conoscersi meglio”.

Il percorso psicologico sembra solo una fatica in più. Invece si può trasformare in un'occasione per guardare in faccia quello che si sta vivendo e capire, per esempio, che non è una sfida, ma qualcosa da accogliere. Il supporto psicologico è fondamentale per capire tutte le emozioni e conoscersi meglio"

Quali sono le vostre attività?

“Una delle più importanti è ‘Pazienti a bordo’, iniziata nel 2017. In pratica, per 8 giorni, gli iscritti fanno un corso di barca a vela al centro velico di Caprera, in Sardegna, e intanto offriamo il supporto dei nostri psicoterapeuti. Si tratta di un’iniziativa speciale e intensa: prima di tutto regala ai malati un momento tutto per loro, per estraniarsi da malattia e terapie; stare in gruppo, poi, fa elaborare e condividere quello che si sta vivendo. Le attività in barca, poi, fanno molto bene a livello fisico. Infine, si dice che in barca non si può andare controvento altrimenti ci si ferma: invece bisogna assecondare il vento e anche durante la malattia bisogna assecondare le emozioni, entrarci in contatto e trovare le risorse per farcela. Oltre a questo progetti, organizziamo percorsi psicologici classici, di gruppo o singoli; poi offriamo iniziative dedicate alla mindfulness o all’elaborazione del lutto, percorsi per i caregiver e uno, a cui teniamo molto, sul rapporto con il corpo, che cambia moltissimo durante la malattia”.

Quali iniziative avete in cantiere per il futuro?

“Il punto di forza della nostra associazione è che si reinventa sempre per venire incontro ai bisogni dei pazienti. Quindi continueremo con ‘Pazienti a bordo’ e con tutti i progetti di supporto per malati e caregiver e siamo pronti a sperimentare per loro. Basta mandarci una mail a info@wewillcareonlus.it per ricevere la newsletter con gli appuntamenti, che sono tutti gratuiti. E anche sui social pubblicizziamo le attività a cui potete partecipare”.


Hai un tumore? Vieni a fare yoga con le Yogine

Hai un tumore? Vieni a fare yoga con le Yogine

5 Minuti7 Giugno 2022

cancro


L’insegnante (e paziente) Silvia Lucchini ti svela i benefici della pratica

 

Che il movimento abbia moltissimi benefici per i pazienti oncologici, si sa. Lo yoga, in particolare, regala benessere al corpo e alla mente. Allora, per la rubrica ‘Andiamo a conoscere’, ti presentiamo un’insegnante speciale che, prima di tutto, ha affrontato il tumore sulla sua pelle. Si chiama Silvia Lucchini e sui social è conosciuta come @leyogine .”È l’unione di yogina, chi fa yoga, e gine, ovvero le amiche. Perché questo è nato come un gruppo di amiche e poi è diventato sempre più grande”.

Presentati

“Ho 44 anni, sono una bergamasca Doc, orgogliosa di esserlo, e nella vita faccio tante cose. Sono commercialista, mi occupo di consulenza per aziende del settore moda e insegno yoga dal 2020. Ho iniziato anni fa ad approcciarmi a questa disciplina e nel 2019 ho seguito un corso per diventare insegnante. Un mese dopo aver preso il diploma, ho scoperto di avere un tumore al seno. Non è stata una sorpresa, perché purtroppo ho la mutazione del gene BRCA, quindi sono sempre stata sotto controllo. Gli accertamenti hanno evidenziato che si trattava del cosiddetto carcinoma triplo negativo, uno dei più pericolosi, così ho dovuto sottopormi a una mastectomia totale bilaterale e alla chemio. Uscita dall’ospedale, volevo sospendere con lo yoga ma poi ho capito che avevo bisogno di qualcosa di bello, di un obbiettivo mentre attraversavo la tempesta. Questa disciplina è stata il mio rifugio, il metro di paragone per capire come stavo e infatti ho anche recuperato prima del previsto. Come insegnante, poi, era arrivato il momento di fare training, di mettermi alla prova, allora ho chiamato a raccolta le amiche e abbiamo iniziato a fare lezioni. Il destino, però, ha scombinato un’altra le carte, con l’arrivo del Covid e del lockdown. Così abbiamo spostato le lezioni su Zoom e la nostra chat si è trasformata in un prezioso momento di scambio. Per tre mesi abbiamo proseguito online, io ero piena di energie, mi sentivo rinascere dopo le cure e ho capito che insegnare mi dona forti emozioni. Adesso ho contattato l’Ospedale San Raffaele di Milano e l’associazione Salute allo Specchio e con la dottoressa Valentina De Mattei vogliamo organizzare qualcosa anche in ospedale”.

Sono tantissime le ricerche che sottolineano i benefici della yoga. Partendo dalla tua esperienza, in cosa questa disciplina può essere d'aiuto ai malati oncologici?

“Yoga significa unione tra mente e corpo e tra uomo e Terra: è un’attività millenaria e dobbiamo capire cosa può darci oggi. Prima di tutto, ci insegna ad ascoltarci: siamo abituati a parlare, a esternare ma non ci soffermiamo sull’interiorità. Quando sei malato, poi, hai paura, rischi di sprofondare nel pessimismo e nel dolore delle cure, ma la pratica ti aiuta a dare spazio alle emozioni, ad accettarle, a far uscire pianti e rabbia, ti libera dalle sovrastrutture . Lo yoga, insomma, diventa un ottimo compagno di viaggio, dalla diagnosi all’intervento fino alle cure e oltre”.

Questa disciplina infatti è perfetta per ridurre ansia, insonnia e tutti i malesseri legati alle terapie. Quali sono i trucchi per iniziare?

“Tanti cominciano per curiosità e può essere un’ottima molla. Molti vengono perché sono incuriositi dalla mia storia, altri invece cercano un’alternativa alla palestra. L’importante è buttarsi e provare, anche perché la pratica migliora tono muscolare, elasticità e flessibilità, tutti aspetti importanti per l’autostima di un paziente. Infine, si crea una spazio di condivisione, un luogo speciale in cui le persone si raccontano e si sostengono a vicenda”.

logo yogine
Quando sei malato hai paura, rischi di sprofondare nel pessimismo e nel dolore delle cure, ma la pratica ti aiuta a dare spazio alle emozioni, ad accettarle, a far uscire pianti e rabbia, ti libera dalle sovrastrutture . Lo yoga, insomma, diventa un ottimo compagno di viaggio, dalla diagnosi all'intervento fino alle cure e oltre".

Allora, invitiamo tutti a provare. Parlate prima con il vostro oncologo per avere il suo via libera e poi armatevi di tappetino...

“Certo, sul mio profilo si trovano tantissimi post e video e ora inizierò a pubblicare una serie di lezioni speciali per chiunque vorrà approcciarsi alla yoga attraverso Koala Strategy. Si tratterà di video brevi, di 15 minuti, con degli asana adatti a tutti, da fare in sicurezza e tranquillità e con il giusto approccio, ovvero con gentilezza e gradualità”.


ONCOWELLNESS, CLICCHI E RESTI IN FORMA SOTTOTITOLO

Oncowellness, clicchi e resti in forma

4 Minuti18 Maggio 2022

cancro


Arriva un nuovo sito con esercizi pensati per i pazienti oncologici

La sessione di aerobica per combattere la stanchezza, gli esercizi se hai il port e lo stretching per rinforzare il bacino dopo l’intervento: ti piacerebbe provarli? Da oggi puoi farlo da casa, dal telefonino o dal pc, quando vuoi e senza spendere un euro. Infatti, è nata Oncowellness (https://www.oncowellness.it), la prima piattaforma che promuove l’attività fisica per i malati oncologici.

Il progetto è stato ideato da Pfizer Italia, che ha arruolato una squadra speciale composta da oncologi, fisiatri ed esperti, in collaborazione con alcune tra le associazioni più conosciute del settore come Ail, Europa Donna Italia, IncontraDonna Onlus, Susan Komen Italia e altre ancora. In più, del team fanno parte anche tre oncotrainer, ovvero tre professionisti specializzati nel supporto dei pazienti oncologici formati dal Cancer exercise training institute, l’associazione più importante del settore. Perché, e ormai sempre più studi lo confermano, muoversi è davvero fondamentale.

“I benefici dell’attività fisica si vedono a vari livelli” spiega Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia. “Prima di tutto, si acquista la consapevolezza che il tumore non ferma la vita. Poi diminuiscono stress, ansia e depressione e migliora la qualità del sonno. Inoltre, il movimento aumenta l’energia del corpo e della mente, rendendoci più reattivi”

Il sito è semplice. Basta cliccare nella home page e trovi una serie di notizie e approfondimenti sull’attività fisica e sui tumori, poi le videointerviste degli specialisti e ancora una serie di tutorial con tutti gli esercizi per la sessione di allenamento perfetta. Puoi provare quelli generali o anche quelli pensati proprio per alcune patologie specifiche, come il cancro al seno, al polmone, i tumori del sangue e quelli genitourinari. 

“I benefici dell’attività fisica si vedono a vari livelli” spiega Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia. “Prima di tutto, si acquista la consapevolezza che il tumore non ferma la vita. Poi diminuiscono stress, ansia e depressione e migliora la qualità del sonno. Inoltre, il movimento aumenta l’energia del corpo e della mente, rendendoci più reattivi”. Ecco perché oggi lo sport è considerato una parte integrante delle terapie, che riduce gli effetti collaterali legati alle cure e i rischi di ricomparsa della patologia. “L’esercizio è un ottimo strumento per distrarre il paziente dal pensiero pressante della malattia” aggiunge Elisabetta Abruzzese, dirigente medico di Ematologia all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma e nel team di Oncowellness. “Poi regala tono muscolare e una migliore ossigenazione del sangue”.

Insomma,  prova a dimenticare paure e pigrizia e mettiti alla prova con qualche scheda, nella pace di casa tua e in qualsiasi momento preferisci. All’inizio possono bastare pochi minuti al giorno e poi vedrai che gli effetti positivi saranno così tanti che non vedrai l’ora di fare un po’ di movimento. I tutorial di Oncowellness sono adatti a tutti e non ci sono controindicazioni, tanto che possono essere seguiti anche dopo un intervento e durante le terapie. Ma ricordati sempre di sentire prima il parere del tuo oncologo. Buon allenamento!


Strada per un sogno ti aiuta a diventare mamma

Strada per un sogno ti aiuta a diventare mamma

6 Minuti17 Maggio 2022

cancro


Ecco la onlus che si occupa di oncofertilità

Ce la farò? Guarirò e, un giorno, potrò cullare tra le mie braccia un bambino? Se ti stai facendo anche tu queste domande, sei nel posto giusto. Perché cancro e maternità sono due temi che ci stanno molto a cuore. E quindi, per la rubrica ‘Andiamo a conoscere’, ti presentiamo un’associazione e una ginecologa che ogni giorno lavorano al fianco di donne come te.

La missione della onlus Strada per un sogno è sostenere le coppie che hanno problemi di fertilità. “L’anno prossimo festeggeremo il decennale e dal 2013 abbiamo cambiato il modo di affrontare questi temi” spiega la vicepresidente Stefania Tosca. “Abbiamo portato i medici al centro del palcoscenico e infatti abbiamo convenzioni con i maggiori istituti che si occupano di Pma, di Procreazione medicalmente assistita. Poi abbiamo unito i pazienti insieme agli specialisti perché potessero comunicare anche al di fuori dell’ospedale. L’associazione fa rete, sta al fianco delle coppie e punta su empatia e rapporti umani”.

Anche la dottoressa Simona Vailati, ginecologa direttrice sanitaria nella clinica Generalife di Milano, conosce bene lo shock delle pazienti che hanno ricevuto da poco la diagnosi e vedono i loro sogni di maternità in frantumi. “Queste persone devono sapere che prima di affrontare le cure si può pensare anche alla fertilità, preservando la propria riserva ovarica. C’è chi rifiuta questa ipotesi e in quel momento drammatico non ha la forza di pensare al futuro e chi, invece, accoglie questa possibilità”. 

Di solito, l'oncologo stabilisce le tempistiche per le cure contro il tumore. Prima di cominciarle, la paziente si sottopone a una terapia ormonale di 7/10 giorni ... Il ginecologo controlla tramite 2/3 ecografie che le ovaie rispondano al trattamento... la paziente fa un ricovero in day hospital e, senza intubazione ma con una breve sedazione, il medico effettua il cosiddetto pick-up, il prelievo delle cellule uovo. Tutti gli ovociti buoni vengono crioconservati ... e possono rimanere a disposizione per molti anni

Di pari passo, si può iniziare a preservare la riserva ovarica. In pratica, si ‘mettono da parte’ gli ovociti prima che le cure oncologiche rischino di comprometterli. “Di solito, l’oncologo stabilisce le tempistiche per le cure contro il tumore. Prima di cominciarle, la paziente si sottopone a una terapia ormonale di 7/10 giorni e si fa delle piccole punturine nella pancia con farmaci che aiutano le ovaie a sviluppare gli ovociti. Il ginecologo controlla tramite 2/3 ecografie che le ovaie rispondano al trattamento. Alla fine, la paziente fa un ricovero in day hospital e, senza intubazione ma con una breve sedazione, il medico effettua il cosiddetto pick-up, il prelievo delle cellule uovo. Tutti gli ovociti buoni vengono crioconservati, ovvero messi in azoto liquido: a questo punto è come se fossero congelati e possono rimanere a disposizione per molti anni”.

Già, è come avere un ‘piccolo tesoro’. Tante donne che l’hanno fatto lo definiscono proprio così. Quando si è dichiarate guarite, e si vuole pensare alla gravidanza, si scongelano gli ovociti e si uniscono al seme maschile. Dopo 3/5 giorni il medico vede se si sono formati gli embrioni e decide se e quanti impiantarne nell’utero. “Le percentuali di successo sono buone, perché in genere diventa mamma una paziente su tre” precisa la dottoressa Vailati. “Le possibilità sono legate a doppio filo con l’età della donna al momento della crioconservazione. Infatti, se la paziente è in là con gli anni la crioconservazione non è una strada percorribile e si può pensare poi all’eterologa. In pratica, si usano degli ovociti donati da ragazze giovani e anonime e si uniscono al seme maschile. Anche in questo caso si formano gli embrioni e le percentuali di successo si attestano intorno al 60%”. 

Embrioni, percentuali, trattamenti: a prima vista sembra un’impresa impossibile, soprattutto se si sta anche affrontando il cancro e ogni giornata non appare più scontata. “Eppure bisogna avere le giuste informazioni. Ogni donna deve sapere che ci sono queste possibilità perché la malattia non distrugge per forza il sogno di diventare mamma” conclude la dottoressa Vailati. “La scienza ci offre tante risorse, è giusto conoscerle e oncologo e ginecologo devono collaborare per dare il meglio alla paziente”.

E addirittura l’associazione Strada per un sogno guarda ancora più lontano. “Ci piace pensare a un futuro in cui le ragazze crioconserveranno comunque i propri ovociti, già da giovani” aggiunge la vicepresidente Stefania Tosca. “Non sappiamo cosa accadrà nelle nostre vite, quali sfide e quali malattie dovremo affrontare e noi vogliamo sensibilizzare le donne su questi temi”.


Alimentazione, cosa mangiare quando sei in terapia - Luca Imperatori

Alimentazione, cosa mangiare quando sei in terapia

4 Minuti16 Maggio 2022

cancro


Ecco i consigli dell’oncologo esperto in nutrizione Luca Imperatori

Quando inizi le terapie, soprattutto se devi sottoporti alla chemio, mangiare sembra l’ultimo dei problemi. Forza e pensieri sono fagocitati dalla paura e dalla speranza che vada tutto bene. Poi, cominciato un ciclo di cura, arrivano anche i malesseri legati alle terapie e mettersi a tavola diventa ancora più ostico. Eppure, l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale. “Non bisogna perdere peso, altrimenti si hanno meno energie e anche il nostro organismo rischia di reagire meno ai trattamenti” puntualizza Luca Imperatori, il nostro oncologo esperto in Nutrizione. Che ti regala alcuni consigli da mettere in pratica durante le cure.

1

Cerca i cibi antinfiammatori: la malattia, ormai la scienza l’ha confermato, viene aggravata dallo stato infiammatorio dell’organismo che va ‘modulato’ e contenuto. Quindi scegli alimenti ricchi di flavonoidi, come frutti di bosco e fragole, e di omega 3, come noci e mandorle da usare anche come spuntini. Via libera anche alle spezie come curcuma e zenzero.

2

Aiuta il tuo sistema immunitario: il tumore e le terapie abbattono le difese dell’organismo. In cucina, quindi, servono i rinforzi. Che arrivano da ingredienti ricchi di betacarotene (carote, zucche, barbabietole) e vitamina C (pomodori, peperoni), e poi dal miele e dai funghi.

3

Abbassa l’indice glicemico: gli ‘zuccheri’ fanno proliferare le cellule, quindi meglio ridurre dolci e pane bianco e convertirsi ai cereali integrali. Non dimenticare verdura e frutta, a pranzo e a cena per aiutare il microbiota intestinale.

4

Mangia da atleta nei giorni clou: il giorno prima delle terapie imita gli atleti che puntano su menu light con pasta o riso integrale. Tieni sempre lo zenzero a portata di mano durante le infusioni di chemio perché contrasta la nausea. Se il disturbo persiste porta in tavola le verdure cotte e il pesce azzurro e preferisci piatti freschi o a temperatura ambiente.

5

Non dimenticare di bere: è un classico, il malessere fa passare il senso della sete. Attenzione, perché disidratarsi indebolisce l’organismo che invece durante i trattamenti deve rimanere più in forma possibile. Tieni sempre a portata di mano, a casa e in ospedale, una borraccia e cerca di bere 1,5 litri di liquidi al giorno. Se la classica acqua ti dà fastidio perché magari aumenta la nausea e il fastidio allo stomaco, prova con il the verde, a piccoli sorsi e senza zucchero. Vanno bene anche le tisane ai gusti che preferisci. L’importante, insomma, è bere visto che così previeni anche la stitichezza, che è spesso associata alle cure.

6

Occhio agli integratori: vanno sempre presi sotto la supervisione del tuo oncologo. Un esempio? Il betacarotene è alleato del sistema immunitario ma diversi studi hanno dimostrato che va bene soltanto se assunto sotto forma di cibi e non, appunto, come integratore.

7

Prova gli spuntini: nei giorni no, quando mangiare rimane comunque ‘faticoso’ rispolvera la classica regola di dividere il fabbisogno giornaliero in 5 pasti e riscopri così lo spuntino del mattino e quello del pomeriggio, dove puoi concederti frutta fresca e secca, frullati e yogurt.

Se hai domande per il nostro esperto, scrivigli subito a info@koalastrategy.com.


aBRCAdabra - logo

aBRCAdabra e i geni ‘speciali’

7 Minuti27 Aprile 2022

cancro


In Italia c’è un’associazione che sostiene le persone con la mutazione BRCA

La prima ad accendere i riflettori sull’argomento è stata l’attrice Angelina Jolie, che nel 2013 ha fatto sapere al mondo di avere la mutazione del gene BRCA1. Da allora, l’attenzione sul tema è cresciuta e in Italia è nata aBRCAdabra, la prima associazione nazionale che sostiene i portatori di mutazione genetiche BRCA1 e BRCA2. Oggi, per la rubrica ‘Andiamo a conoscere’, ne parliamo con la presidente Ornella Campanella.

Che cosa sono queste mutazioni genetiche e perché oggi se ne parla sempre di più?

“I geni BRCA1 e BRCA2 sono quei geni che, se mutati, predispongono nel corso della vita al rischio elevato di sviluppare un tumore al seno, all’ovaio, al pancreas a alla prostata. Il rischio, appunto, è alto tanto che la scienza ci parla anche dell’80% di probabilità. Queste mutazioni sono democratiche perché riguardano sia le donne che gli uomini e infatti la nostra sfida è creare consapevolezza riguardo all’argomento. Una persona che ha la mutazione ha il 50% di possibilità di trasmetterla ai figli, sia femmine che maschi. Quindi si tratta di una questione che riguarda l’intera famiglia”.

Quando è nata la onlus?

“Nel 2015 ed è stata la perfetta chiusura del cerchio, perché in realtà già qualche anno prima la Professoressa Alberta Ferrari, senologa al San Matteo di Pavia e nostra referente scientifica, aveva riunito in rete le donne portatrici della mutazione, che si sentivano sole, con un test tra le mani e orfane di un percorso adeguato. Questo gruppo chiuso su Facebook è cresciuto sempre di più e quindi abbiamo voluto strutturarci come associazione per lavorare in modo più efficace”.

Sul vostro sito campeggia una frase che ci ha molto colpito e che dice ‘sapere di essere BRCA positiva può essere considerata una finestra sul futuro’. Perché?

“All’inizio, quando una persona scopre la posività alla mutazione di questi geni ha paura delle conseguenze, ma se viene accompagnata ad aprire questa finestra capisce di avere di fronte diverse possibilità e, quindi, di essere libera di scegliere e di diventare protagonista della propria salute. Oggi, infatti, una donna ha due strade. Può fare la cosiddetta chirurgia di riduzione del rischio: in pratica, si sottopone alla mastectomia profilattica e/o alla annessiectomia, che consistono nella asportazione della mammella e/o dell’ovaio e delle tube. Questa scelta riduce sensibilmente il rischio di ammalarsi. L’altra strada, invece, è il percorso di sorveglianza mirata: non significa prevenire la malattia, ma intercettarla in una fase molto precoce. Funziona solo per il tumore al seno e significa seguire una speciale lista della spesa, ovvero una serie di esami semestrale o annuali. Per esempio, la risonanza mammaria, l’ecografia transvaginale, la visita ginecologica e altro ancora, a seconda del rischio della persona e della sua storia familiare. In entrambi i casi, se ha consapevolezza può scegliere, è libera”.

Facciamo un passo indietro: come si fa a sapere di essere positiva alla mutazione? Chi e quando deve sottoporsi al test?

“Allora, il primo campanello d’allarme scatta nella testa del medico di base o del ginecologo, che nota per esempio tanti casi di tumore al seno in famiglia e allora consiglia alla donna di rivolgersi a un genetista oncologo in un centro specializzato. Ecco, diffidate dalle strutture sotto casa: servono centri specializzati e noi dell’associazione possiamo aiutarvi a individuarli. Il genetista procede con un colloquio molto approfondito sulla storia della persona e della sua famiglia. Poi stabilisce un indice di rischio e se questo è alto propone il test genetico. E sottolineo il verbo propone, perché si è liberi di fare questo esame, non c’è un obbligo. Il test darà poi un risultato e dirà se la persona è positiva o negativa alla mutazione”.

Facciamo l’identikit dei vostri associati

“Sono donne, uomini, famiglie intere perché, appunto, il problema coinvolge tutti. Quindi nella nostra squadra non ci sono solo positivi, ma chiunque ha vissuto il percorso a fianco di una persona. L’iscrizione è quasi simbolica: infatti costa solo 10 euro”.

“I geni BRCA1 e BRCA2 sono quei geni che, se mutati, predispongono al rischio elevato di sviluppare un tumore al seno, all'ovaio, al pancreas a alla prostata”

Se qualcuno vuole iscriversi come può fare?

“Basta andare sul nostro sito. L’iter è davvero semplice e intuitivo. Sempre sul sito e sui social si viene poi aggiornati sulle nostre attività”.

Quali sono?

“Prima di tutto, l’attività scientifica. Siamo supportati da un comitato tecnico che riunisce i pionieri di BRCA in Italia, da genetisti a oncologi fino ai chirurghi e tanti altri, che ci aiutano  a crescere, a fare un’informazione precisa e mirata e a confrontarci con le istituzioni per chiedere il meglio per chi ha la mutazione. Poi lavoriamo per i diritti dei pazienti: per esempio, esistono delle esenzioni che permettono di fare gratis gli esami, ma non tutte le Regioni le hanno. Poi lanciamo tanti progetti specifici sulla salute, come quelli sul trattamento dell’atrofia vaginale in menopausa o sulla psiconcologia. Infine, siamo molto presenti sul territorio perché le persone hanno bisogno di essere ascoltate e guidate. Tempo fa, ci hanno detto che abbiamo cambiato il modo di parlare di BRCA perché siamo garbate, empatiche e costruttive. Infatti, Fondazione Aoim ci ha voluto al suo fianco per scrivere le prime raccomandazioni italiane su BRCA e questo è motivo di grande orgoglio per noi”.

Quali sono i vostri obiettivi? Di che colore sarà il futuro di aBRCAdabra?

“Sarà un colore inclusivo, perché vogliamo accogliere tutti. All’inizio la mutazione era associata soprattutto al tumore al seno poi si è scoperto che è legata a diverse patologie oncologiche, quindi abbiamo allargato la collaborazione a nuovi esperti e associazioni di pazienti. Se lavoriamo tutti insieme la nostra voce sarà più potente e potremo aiutare sempre di più le persone”.