Francesco Caiazza

Francesco: “Ho sconfitto due tumori e ora farò il ricercatore”

9 Minuti15 Dicembre 2022

linfoma di hodgkin guarigione


La testimonianza di un ragazzo che ha avuto un tumore al cervello e la leucemia e ora sogna di guarire gli altri

La scuola, le partite di calcio del Napoli, le gite con gli amici. Per Francesco Caiazza erano tutto. Erano il suo piccolo, grande, mondo perfetto. Ma quando aveva 16 anni, il suo universo è stato spazzato via per colpa del cancro. Oggi di anni ne ha 25, studia Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’università di Perugia e può ricordare quei momenti con un sorriso e con la sicurezza di chi ha chiuso una parentesi così dolorosa. Ora la riapre per noi di Koala Strategy, per regalare con la sua storia un pizzico di speranza a te, che stai vivendo un percorso altrettanto duro. “Ho sconfitto due tumori” ci svela. “E ora farò il ricercatore”.

Un tumore cerebrale a 16 anni

La storia di Francesco parte a febbraio del 2014. Vive a Todi con la famiglia e frequenta il liceo scientifico. Un giorno comincia a vederci doppio e, quindi, la madre lo porta dall’oculista che capisce subito che qualcosa non va. Infatti la risonanza conferma la sensazione dello specialista: Francesco ha un tumore al cervello. “All’epoca i miei genitori non mi hanno detto tutti i dettagli per proteggermi, ma la quotidianità è cambiata all’improvviso. Ci siamo trasferiti a Roma perché sono stato curato al reparto di Neurochirurgia pediatrica del Policlinico Gemelli”.

Per cinque mesi le giornate di questo ragazzo ruotano attorno all’ospedale e alla speciale radioterapia a cui deve sottoporsi. Gli effetti collaterali lo mettono a dura prova: perde i capelli e le massicce dosi di cortisone che prende causano una specie di dipendenza all’organismo. Ma Francesco trova presto un’isola felice. “Un giorno, nella mia stanza è entrata la Professoressa Daniela Di Fiore, che si occupa della scuola in ospedale e che mi ha proposto di frequentare le sue lezioni. All’inizio mio papà era restio, perché era concentrato soprattutto sulla mia salute, invece mamma ha capito che studiare poteva distrarmi e non farmi sprofondare nell’abisso ospedaliero”.

“In ospedale volevo guarire proprio per riprendermi la vita che avevo perso e se ero già stato capace di affrontare le terapie, potevo fare tutto. Ora voglio dare il mio piccolo contributo e sdebitarmi con gli scienziati che mi hanno salvato la vita”

Infatti, Francesco frequenta le lezioni. Si sente di nuovo normale, proprio come i suoi amici, e i mesi difficili lasciano posto ai primi progressi. “A giugno ho concluso la terapia e i controlli ci hanno regalato una notizia meravigliosa: la massa maligna era scomparsa. Non ci potevo credere… E intanto ho terminato l’anno scolastico con le lezioni in ospedale: anche quello mi ha reso molto felice perché avevo l’incubo di essere bocciato e perdere l’anno. Invece, ho riconquistato la mia vita di sempre”.

La leucemia promielocitica acuta a 18 anni

Purtroppo, la tanto agognata normalità dura poco. E’ il settembre del 2015, Francesco ha da poco festeggiato il 18esimo compleanno e va con i compagni di classe al Festival della filosofia di Mantova. Quando torna, scopre sul corpo degli strani lividi. E non solo. “Mi ricordo ogni istante di quei giorni. Alla sera, dopo la gita, mia mamma aveva cucinato i tortellini in brodo. Al mattino mi sono svegliato con delle petecchie sulla labbra e sulla bocca, sembravano piccoli angiomi”.

Gli esami del sangue e i controlli al Gemelli fanno ripiombare Francesco nell’incubo. La parola tumore squarcia di nuovo il cielo della sua esistenza. Questa volta si tratta della leucemia promielocitica acuta, un tipo di leucemia curabile ma dal percorso davvero impegnativo. “Le piastrine erano bassissime, rischiavo un’emorragia e quindi ho trascorso il primo mese in ospedale in isolamento. Sono crollato, mi stavo lasciando andare ma poi ho capito che le lacrime non mi avrebbero portato a nulla”.

In reparto, Francesco incontra di nuovo la Professoressa Di Fiore, che gli promette che riuscirà a prepararsi per la maturità. Ed è proprio la scuola in ospedale a donare al ragazzo un nuova ventata di energia, anche quando tutto sembra impossibile. “Pian piano i valori delle piastrine sono risaliti e ho iniziato la cura. Si trattava di un’infusione quotidiana di un nuovo farmaco, i cosiddetti farmaci intelligenti che per fortuna non attaccano il sistema immunitario. Così ogni giorno facevo la mia cura e poi andavo a lezione dalla Prof”.

Quando hai il cancro, devi credere nella vita e nella scienza

Nei lunghi mesi vissuti al Gemelli, Francesco conosce molte persone e stringe rapporti intensi con gli altri malati. Alcuni, purtroppo, non ce l’hanno fatta. “Mi ricordo un ragazzo pieno di rabbia, non riusciva ad affrontare il presente. In quei momenti ho compreso l’importanza dei pensieri, della mente, e mi sono dato un obiettivo: guarire. Volevo guarire proprio per riprendermi la vita che avevo perso e se ero già stato capace di affrontare le terapie, potevo fare tutto. Cercavo comunque di trovare il lato positivo, come il fatto che la malattia mi avesse insegnato che la vita è fatta di cambiamenti improvvisi e bisogna mantenere l’ottimismo”.

Francesco Caiazza - Daniela Di Fiore

La diagnosi di tumore e la famiglia

Nel racconto dolcissimo di Francesco, c’è una parola che ricorre più di tutte e che gli illumina sempre gli occhi scuri: famiglia. “Senza i miei cari non ce l’avrei fatta perché mi hanno sostenuto con un marea di amore. Ma è stata dura anche per loro: la nostra famiglia, in pratica, si è spezzata. Mia mamma veniva con me a Roma e mio papà e mia sorella minore rimanevano in Umbria da soli. Papà lavorava e si occupava di tutto, mia sorella frequentava le medie ed è dovuta crescere così in fretta. Quanti pianti il lunedì, quando papà ci accompagnava a Roma e ci salutava…”. Già, il cancro è un terremoto che non scuote solo il malato, ma tutti quelli che gli sono accanto. Per fortuna, poi arrivano gli istanti più belli, che si trasformano in una linfa che scalda il cuore. “Che gioia quando sono riuscito ad andare allo stadio con mio papà a vedere una partita del Napoli. E poi, grazie alla Professoressa Di Fiore, mi hanno anche regalato la maglia con gli autografi di tutti i calciatori”.

“Farò il ricercatore per sdebitarmi con chi ha curato i miei tumori”

“Farò il ricercatore per sdebitarmi con chi ha curato i miei tumori”
Qualche mese fa, Francesco ha fatto l’ultimo controllo: la leucemia fa parte del passato, è uscito anche dal rischio recidiva e potrà archiviare paure e visite mediche. Ma non si allontanerà troppo da questo ambiente perché il suo sogno è diventare un ricercatore. “Lo pensavo già quando mi ero iscritto al liceo scientifico, poi la malattia mi ha convinto ancora di più. Ho sconfitto due tumori e farò il ricercatore. Sto finendo l’università, poi farò una tesi sperimentale in laboratorio e mi dedicherò proprio all’oncologia. Voglio dare il mio piccolo contributo e sdebitarmi con gli scienziati che mi hanno salvato la vita”. Noi ti facciamo un grande in bocca al lupo, Francesco: Koala Strategy fa il tifo per te!


Rossella quando il cancro ti insegna a inseguire ogni desiderio

Rossella, quando il cancro ti insegna a inseguire ogni desiderio

7 Minuti20 Giugno 2022

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La blogger ci racconta la sua esperienza con il Linfoma di Hodgkin

Se avessimo una sola parola per descrivere Rossella Corea, sceglieremmo curiosa. Lei stessa la ripete più volte quando si racconta, come se la curiosità per il mondo che la circonda e per la vita fossero davvero un fiume inesauribile, soprattutto dopo che il cancro le ha insegnato a inseguire ogni desiderio. Classe 1990, volto social, è autrice del blog Into the Ross, un diario che trabocca di emozioni e di passioni. E ha anche creato, insieme ad altre 4 ragazze, #Tettebiscottate4Airc, le mitiche magliette rosa che hanno raccolto fondi per la prevenzione e la ricerca sul tumore al seno.

Il linfoma di Hodgkin a 26 anni

Perché anche Rossella ha visto in faccia la malattia e oggi, giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma riesce a riviverla con il sorriso puro di chi ce l’ha fatta. “Ho quasi 32 anni e la mia storia inizia a 26. Mi trovavo a Lisbona doveva avevo terminato l’Erasmus e dovevo laurearmi. Sono sempre stata un po’ zingara: fino ai 6 anni ho girato diverse città italiane, poi mi sono trasferita a Verona e durante l’università sono andata, appunto, in Portogallo. Quel natale sono tornata a casa, in Veneto, e mia mamma mi ha fatto notare che avevo il collo gonfio. Non avevo mai avuto nessun sintomo, a quell’età mi credevo invincibile. Così ho iniziato l’iter di controlli e ho scoperto un nodulo alla tiroide, che mi hanno subito rimosso con un intervento. Poi dopo qualche mese, e altri esami, è arrivata la diagnosi definitiva: avevo un Linfoma di Hodgkin”.

Rossella rimane senza parole, quasi interdetta e ancora adesso quello che le è accaduto le sembra quasi impossibile. “Mi ricordo che l’unica domanda che sono riuscita a formulare è stata ‘e quindi?, perché all’epoca non sapevo nulla di tumori e cure. L’oncologa mi ha spiegato che il linfoma era già al quarto stadio e che avrei dovuto affrontare diversi cicli di chemioterapia. Da quel momento tutto è cambiato, sono diventata un’altra persona”. All’inizio, Rossella tira fuori una grinta inaspettata, una forza che la spinge ad affrontare tutto. “Volevo iniziare le terapie e tormentavo l’oncologa per cominciare il prima possibile per poi tornare alla mia quotidianità. Desideravo solo che passasse tutto in fretta, tanto che ho trascorso quei mesi di chemio sempre in volo tra Lisbona, dove vivevo, e Verona, dove venivo per le infusioni”.

“Il cancro mi ha insegnato che non siamo alberi, non abbiamo le radici per forza ancorate al terreno, ma possiamo cambiare, ascoltare noi stessi e percorrere strade diverse”

Il cancro e il dolore della famiglia

Poi arrivano i momenti più duri. Mentre ripercorre quei mesi, Rossella si accarezza i capelli, che ora non vuole più tagliare e ripensa a quell’enorme macigno che ancora le pesa sul cuore. “L’aspetto peggiore era vedere gli altri in pena per me. I miei genitori si sono separati quando ero ragazza, eravamo una famiglia un po’ ammaccata eppure abbiamo trovato insieme la forza per andare avanti. Ma quando sentivo papà piangere o vedevo che mia mamma e mio fratello nascondevano a stento il loro dolore, non riuscivo a perdonarmi. Non potevo fare nulla per loro ed era terribile”.

Infatti, alcuni istanti restano indelebili nell’anima di questa ragazza. “Mi ricordo che una volta ho fatto la chemio e poi sono partita per la Svizzera con mio papà, che lavorava lì. Ero stremata, senza forze, ho dormito tutto il viaggio e anche il giorno successivo. Poi sono tornata a Lisbona e ho scoperto di aver vinto una borsa di studio. Così ho telefonato subito a mio papà per dargli la bella notizia. Ma lui si è messo a piangere e non ha più smesso perché era ancora sconvolto per quanto era stata male…”. Già, il cancro è un terremoto che fa crollare tutto e tutti. Non solo il malato ma anche i famosi caregiver, che hanno un ruolo fondamentale e meritano attenzione e aiuti.

Dopo il cancro ho imparato a inseguire ogni desiderio

Dopo i momenti difficili, per fortuna sono arrivati anche quelli belli e Rossella li racconta con un sorriso pieno. “Quando ho terminato la chemio mi sono sentita libera, di nuovo, anche se da una parte mi è dispiaciuto lasciare i miei compagni di avventure in ospedale. Si era creata una specie di famiglia e c’era un signore che mi ripeteva che dovevo crederci, che ce l’avrei fatta. Poi ricordo anche i primi controlli: che ansia. La prima volta in cui ho fatto la Pet mi sono messa a pregare nel macchinario…”.

Tra un po’ saranno passati cinque anni dalla diagnosi e Rossella festeggia questo importante traguardo riaprendo la porta a nuovi sogni. “Li cambio spesso perché adoro provare nuove esperienze. Leggere e scrivere sono sempre state due grandi passioni e infatti il mio blog è nato dopo la malattia proprio perché avevo voglia di aprirmi e desidero ancora scrivere un romanzo. Ho sempre temuto il giudizio della gente e questo mi ha bloccata molto. Poi sono andata in terapia e ha capito che dovevo fregarmene. Ora, il mio sogno è fare sempre quello che mi rende felice, realizzare tutto quello che voglio. Ho anche cambiato lavoro, mi occupo di digital Pr e social media per un’azienda, e sono tornata a vivere a Verona. Ecco, il cancro mi ha insegnato che non siamo alberi, non abbiamo le radici per forza ancorate al terreno, ma possiamo cambiare, ascoltare noi stessi e percorrere strade diverse”.