Michelle, il cancro ha portato una nuova me

Michelle, il cancro ha portato una nuova me

6 Minuti14 Luglio 2022

tumore seno


Le confessioni di una dolcissima donna alle prese con un tumore al seno

Quando parli con Michelle Sottile, ti senti avvolta da un calmo abbraccio perché questa donna emana subito dolcezza e tranquillità. Gli occhi sono puri e lo sguardo sembra quasi trasparente anche se puoi percepire l’oscurità che ha tormentato la sua anima. E in fondo la segna ancora. Eppure questa donna classe 1984, moglie e mamma di due bambine, ti apre il cuore con gioia perché sa che condividere significa sentirsi meglio e aiutare gli altri.

La sua storia prende il via a marzo 2020. Siamo in pieno lockdown, lei sta allattando la seconda figlia e si accorge di una piccola pallina al seno destro. Monitora la situazione e a giugno l’ecografia la tranquillizza. “Si trattava di un fibroadenoma benigno, da controllare dopo sei mesi. Addirittura, a un certo punto sembrava sparito e al tatto non sentivo più nulla. Ma poi ho avvertito un nodulo vero e proprio e una dottoressa, da cui sono andata per un altro controllo, mi ha suggerito di indagare più a fondo”.

Così, il 13 aprile 2021 Michelle si sottopone alla visita più difficile. La biopsia evidenzia un tumore al seno e segna l’inizio di un tunnel che questa donna sta ancora percorrendo. “Sembrava un carcinoma in situ, ossia all’inizio, da rimuovere con un’operazione e sono anche riuscita a essere ironica perché ho pensato che almeno mi sarei rifatta il seno. Ma l’esame istologico ha poi rivelato che c’era un altro tumore e che sarebbero servite la chemioterapia e i farmaci monoclonali”.

Michelle Sottile Cancer Confidential

Quei momenti sono scolpiti nel cuore di questa donna. “Ricordo proprio l’istante in cui io e mio marito siamo usciti di casa e ci siamo messi in auto per ritirare il referto dell’istologico: c’era un silenzio incredibile, come se sapessimo già il responso, e quando il medico ci ha spiegato la situazione mi sono chiesta subito se sarei stata in grado di prendermi cura delle mie figlie e di avere una vita normale”. Michelle ha provato a puntare sull’ottimismo, ma poi è entrata in un vortice in cui ha perso il contatto con la realtà. “L’ignoto mi spaventa: mi domando come andranno le cure e se la malattia tornerà. La chemio mi ha fatto stare davvero male ma ero concentrata sulla tabella di marcia della terapia e ora, invece, sono in una fase di mantenimento in cui mi sento meno protetta”.

Sentirsi ‘scoperta’, però, non è per forza negativo. Anzi. “Mi sono permessa di stare male, di entrare in un buco nero. All’inizio percepivo troppo rumore e invece volevo il silenzio e apprezzavo quasi la solitudine forzata dalla pandemia che mi ha costretto ad affrontare tante visite e cure da sola. Così sono entrata in contatto con le mie emozioni, soprattutto con la rabbia. Tuttora sono molto arrabbiata perché sono succube di questa situazione, devo accettare tutto. Ma attraversare dolore e sensazioni negative mi permette poi di ritrovare energie, di essere più calma e, soprattutto, di concentrarmi su me stessa. Ecco, il cancro mi ha ricordato che devo sempre ritagliarmi momenti per me e non scordare le mie priorità”.

“Attraversare dolore e sensazioni negative mi permette poi di ritrovare energie, di essere più calma e, soprattutto, di concentrarmi su me stessa. Ecco, il cancro mi ha ricordato che devo sempre ritagliarmi momenti per me e non scordare le mie priorità”.

Il viso di Michelle si rabbuia. Ma è solo un attimo e il sorriso torna quando parla delle sue piccole. Ha scelto di essere trasparente anche con loro, senza mai nascondere la malattia, e introiettando i loro insegnamenti. “I bambini ti insegnano a vivere il presente e a capire che tutto passa, ti costringono a non pensare troppo e a lasciarti andare alla lentezza. In famiglia abbiamo continuato a essere ironici e scherzosi come sempre e io ho voluto mostrarmi con autenticità anche nelle fasi peggiori, come quando la chemio ha fatto cadere i miei capelli. Ho preferito rimanere me stessa e raccontarmi su Instagram per prendere consapevolezza del percorso e aiutare un po’ chi stava vivendo la stessa esperienza. Gli altri? All’inizio detestavo quando mi chiedevano ogni giorno come stavo, poi ho imparato a spiegare i miei bisogni. E su questo fronte l’affetto vince sempre”.

Insieme agli abbracci, Michelle ha superato gli ostacoli con la meditazione, lo yoga, gli oli essenziali e tante letture che hanno dato un significato a questa sfida. E ora prova ad aprirsi al futuro e a nuovi sogni. “Ho sempre lavorato nel settore commerciale delle multinazionali, ma da tempo provavo un po’ di insoddisfazione, mi mancava qualcosa. Così l’anno scorso, all’inizio delle terapie, mi sono licenziata e ho lasciato un posto molto ambito perché vorrei fare qualcosa di più utile. Mi sto prendendo del tempo, sento delle buone energie e non vedo l’ora di scrivere una nuova pagina della mia vita”.


Il regalo più bello per chi ha un tumore? La normalità

Il regalo più bello per chi ha un tumore? La normalità

6 Minuti1 Luglio 2022

tumore seno


Inauguriamo la rubrica dedicata ai caregiver con Mattia Zenesi

Sai perché questo sito si chiama Koala Strategy? Perché il dolcissimo animale australiano vive sempre abbracciato: abbracciato al suo albero, alla sua mamma, al suo compagno, al suo cucciolo… E anche il cancro si supera proprio abbandonandosi un po’ tra la braccia di chi ti ama. Ovvero il caregiver, chi si prende cura di te che ci leggi, chi cammina al tuo fianco in questo percorso e cerca di rendere la strada meno accidentata.

Allora, oggi inauguriamo una rubrica a cui teniamo molto, quella dedicata ai caregiver, per accendere i riflettori su queste figure fondamentali e dar loro voce. Lo facciamo con Mattia Zenesi, fotografo e blogger 37enne. L’amore infiamma ogni parola di quest’uomo tanto che anche i ricordi più cupi sembrano illuminarsi un po’. “Sono stato il caregiver di mia moglie Claudia, che ha scoperto di avere un tumore al seno il giorno del suo 35esimo compleanno. In realtà eravamo abbastanza preparati, perché quando ci eravamo conosciuti lei mi aveva confessato quasi subito di avere familiarità con questa patologia, che era la sua più grande paura. Il giorno della diagnosi è stato traumatico, come quando capisci che il peggiore dei tuoi incubi sta diventando purtroppo realtà”.

Nel pieno nella tempesta Mattia ha fatto una promessa, alla moglie e a se stesso. E ha fatto di tutto per mantenerla. “Ho giurato a Claudia che avremmo affrontato ogni istante insieme. Volevo che lei avesse stabilità, desideravo supportarla e sopportarla in ogni situazione. Mi sono detto che sarei stato una presenza costante, una certezza. Visto che non vivevo la malattia sulla mia pelle, il minimo che potessi fare era alleggerire il fardello di Claudia e darle la possibilità di sfogarsi”.

“Cercavo di comportarmi come se nulla fosse, senza mostrare troppa compassione. E sfruttavo i momenti in cui Claudia era più in forma per tornare alla vita di prima e concederci la colazione a letto, un po' di shopping in centro, una passeggiata in montagna o un weekend al mare...”

Così, Mattia si è dedicato alla moglie e ha trasformato ogni giorno in una missione, anzi in una dichiarazione d’amore. “Le sono sempre stato vicino. All’inizio, quando è stata operata, ho usufruito della legge 151 sul congedo straordinario e sono stato a casa diverse settimane. Poi, durante le terapie, ho utilizzato tutti i permessi previsti dalla legge 104, quella che regola proprio l’assistenza dei pazienti. Io c’ero e questo rasserenava molto Claudia. Poi, cercavo di sorridere sempre: anche se è stato pesante, davanti a lei non ho mai mostrato nessun cedimento”.

Eppure, anche chi sta a fianco di un malato oncologico è attraversato da mille angosce e avrebbe bisogno di aiuto, ma ammetterlo è dura. “Come tanti uomini, fatico a chiedere una mano. Certo, ogni tanto parlavo con i miei genitori ma non volevo caricarli di questo peso. Quindi trovavo da solo la forza pensando che avrei fatto tutto per Claudia”. E lo ho fatto davvero, anche durante i momenti più critici, come l’inizio della chemioterapia o dopo la mastectomia bilaterale preventiva. “Sapevo che dalla sala operatoria sarebbe uscita una persona diversa e che anche le cure l’avrebbero messa a dura prova, ma l’ho appoggiata e ho cercato di darle un pizzico di normalità”.

È questa, forse, la parola magica: normalità. Il regalo più bello che un caregiver possa donare è la quotidianità. “Cercavo di comportarmi come se nulla fosse, senza mostrare troppa compassione. E sfruttavo i momenti in cui Claudia era più in forma per tornare alla vita di prima e concederci la colazione a letto, un po’ di shopping in centro, una passeggiata in montagna o un weekend al mare…”.

Il tempo è passato. Oggi operazioni e terapie sembrano appartenere al passato e Mattia si guarda indietro con lucidità per dare un consiglio ai caregiver. “Stringete i denti, lasciate perdere ogni problema e concentratevi solo sulla persona che amate. Ma non sobbarcatevi tutto da soli e cercate un amico fidato con cui sfogarvi. Ecco, a queste figure serve il giusto supporto psicologico e sarebbe bello, per esempio, che ci fosse una community di gente che ha vissuto questa esperienza e fosse disposta a stare al fianco degli altri caregiver. E, per finire, ci vorrebbe più attenzione sul fronte dei diritti. Io sono stato fortunato e il mio datore di lavoro ha compreso la situazione, ma non è così scontato, quindi avere aiuto e chiarezza sarebbe molto utile”.