ONCOWELLNESS, CLICCHI E RESTI IN FORMA SOTTOTITOLO

Oncowellness, clicchi e resti in forma

4 Minuti18 Maggio 2022

tumore


Arriva un nuovo sito con esercizi pensati per i pazienti oncologici

La sessione di aerobica per combattere la stanchezza, gli esercizi se hai il port e lo stretching per rinforzare il bacino dopo l’intervento: ti piacerebbe provarli? Da oggi puoi farlo da casa, dal telefonino o dal pc, quando vuoi e senza spendere un euro. Infatti, è nata Oncowellness (https://www.oncowellness.it), la prima piattaforma che promuove l’attività fisica per i malati oncologici.

Il progetto è stato ideato da Pfizer Italia, che ha arruolato una squadra speciale composta da oncologi, fisiatri ed esperti, in collaborazione con alcune tra le associazioni più conosciute del settore come Ail, Europa Donna Italia, IncontraDonna Onlus, Susan Komen Italia e altre ancora. In più, del team fanno parte anche tre oncotrainer, ovvero tre professionisti specializzati nel supporto dei pazienti oncologici formati dal Cancer exercise training institute, l’associazione più importante del settore. Perché, e ormai sempre più studi lo confermano, muoversi è davvero fondamentale.

“I benefici dell’attività fisica si vedono a vari livelli” spiega Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia. “Prima di tutto, si acquista la consapevolezza che il tumore non ferma la vita. Poi diminuiscono stress, ansia e depressione e migliora la qualità del sonno. Inoltre, il movimento aumenta l’energia del corpo e della mente, rendendoci più reattivi”

Il sito è semplice. Basta cliccare nella home page e trovi una serie di notizie e approfondimenti sull’attività fisica e sui tumori, poi le videointerviste degli specialisti e ancora una serie di tutorial con tutti gli esercizi per la sessione di allenamento perfetta. Puoi provare quelli generali o anche quelli pensati proprio per alcune patologie specifiche, come il cancro al seno, al polmone, i tumori del sangue e quelli genitourinari. 

“I benefici dell’attività fisica si vedono a vari livelli” spiega Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia. “Prima di tutto, si acquista la consapevolezza che il tumore non ferma la vita. Poi diminuiscono stress, ansia e depressione e migliora la qualità del sonno. Inoltre, il movimento aumenta l’energia del corpo e della mente, rendendoci più reattivi”. Ecco perché oggi lo sport è considerato una parte integrante delle terapie, che riduce gli effetti collaterali legati alle cure e i rischi di ricomparsa della patologia. “L’esercizio è un ottimo strumento per distrarre il paziente dal pensiero pressante della malattia” aggiunge Elisabetta Abruzzese, dirigente medico di Ematologia all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma e nel team di Oncowellness. “Poi regala tono muscolare e una migliore ossigenazione del sangue”.

Insomma,  prova a dimenticare paure e pigrizia e mettiti alla prova con qualche scheda, nella pace di casa tua e in qualsiasi momento preferisci. All’inizio possono bastare pochi minuti al giorno e poi vedrai che gli effetti positivi saranno così tanti che non vedrai l’ora di fare un po’ di movimento. I tutorial di Oncowellness sono adatti a tutti e non ci sono controindicazioni, tanto che possono essere seguiti anche dopo un intervento e durante le terapie. Ma ricordati sempre di sentire prima il parere del tuo oncologo. Buon allenamento!


ONCOLOGIA INTEGRATA, TUTTO QUELLO CHE C'È DA SAPERE

Oncologia integrata, tutto quello che c'è da sapere

4 Minuti29 Aprile 2022

tumore


Ecco gli strumenti che ti supportano durante le cure

Se ti diciamo oncologia integrata, cosa ti viene in mente? Forse la conosci già: si tratta di tutte quelle terapie che, appunto, vanno a integrare le cure oncologiche classiche. La premessa è fondamentale: non si tratta di medicina alternativa, non si può prescindere da chirurgia, chemioterapia e da tutti i trattamenti proposti da oncologo e specialisti. Ma esistono tante discipline e strumenti che ti possono aiutare a stare meglio, a sopportare gli effetti indesiderati e a proseguire con la spinta giusta il tuo percorso di guarigione.

Infatti, sono sempre di più gli studi che sottolineano i benefici di discipline come lo yoga o l’omeopatia e, anno dopo anno, aumentano reparti o strutture che propongono cure dolci e trattamenti nuovi, tanto che in Italia è nata anche l’Associazione per la ricerca di terapie oncologiche integrate (A.r.t.o.i., https://www.artoi.it), un’organizzazione che riunisce tutti gli esperti del settore. Allora ti presentiamo, in rigoroso ordine alfabetico, una piccola carrellata degli strumenti dell’oncologia integrata. Leggi e trova quello giusto per te. Ma, ovviamente, consulta sempre prima il tuo oncologo.

“si tratta di tutte quelle terapie che, appunto, vanno a integrare le cure oncologiche classiche. La premessa è fondamentale: non si tratta di medicina alternativa, non si può prescindere da chirurgia, chemioterapia e da tutti i trattamenti proposti da oncologo e specialisti”

Agopuntura: i famosi aghi della medicina cinese sono un alleato perfetto per i pazienti oncologici. Prima di tutto, aiutano a superare nausea e vomito post chemio. Contrastano anche le vampate legate alle terapie ormonali e sono efficaci per riposare meglio e prevenire ansia e depressione.

Omeopatia: questa branca della farmacologia è spesso al centro del dibattito, ma diverse ricerche hanno dimostrato l’utilità di questi medicinali. Per esempio, funzionano contro la dermatite causata dalla radioterapia e contro la stomatite da chemio. E, in genere, vengono spessi consigliati per alleviare il dolore dopo un intervento. 

Medicina ayurvedica: i principi di questa ‘sapienza’ che ha origini millenarie e arriva dall’India stanno prendendo sempre più piede anche tra i pazienti oncologici, che provano a fare meditazione o yoga, trattamenti e massaggi con particolare olii essenziali o a puntare su erbe e piante medicinali soprattutto per combattere stanchezza e ansia.

Medicina naturale: dall’aloe all’echinacea, dal ginseng, dalla vitamina d alla lattoferrina. La fitoterapia oggi è stata sdoganata come valida alleata per contrastare gli effetti collaterali delle terapie oncologiche

Mindfulness: per gli addetti ai lavori è la versione moderna di un’antica pratica di meditazione buddhista. E diversi studi hanno dimostrato i suoi benefici contro ansia e depressione.

Psiconcologia: il supporto psicologico specializzato dovrebbero essere un diritto di tutti i pazienti oncologiche. Ma, purtroppo, sappiamo che non sempre viene offerto questo strumento. Informati e affidati a un esperto senza paura e in qualsiasi momento del percorso di cura.

Se vuoi saperne di più:

www.artoi.it


Mara Mussoni - KS Cancer Coach

Arriva la cancer coach

5 Minuti22 Aprile 2022

tumore


Mara Mussoni è la prima professionista italiana certificata

Una persona che ti prende per mano e ti guida all’inizio di una strada, accogliente e sicura. E lì, guardandoti negli occhi, ti spiega come iniziare il tuo cammino e arrivare fino in fondo. A qualunque paziente oncologico servirebbe una figura così. Per fortuna, esiste. Si chiama Mara Mussoni, la prima cancer coach italiana certificata, che da oggi ci ‘aiuterà ad aiutarti’.

Classe 1974, sammarinese di origini, si presenta dicendo di aver già vissuto almeno un paio di vite. E nella prima c’è stato proprio l’incontro con il cancro. “Avevo 18 anni, stavo per partire per la gita scolastica, quando una crisi d’asma mi ha portato a un passo dal soffocamento” ricorda. La corsa da un ospedale all’altro trova fine a Bologna, dove un medico le annuncia che ha un linfoma non Hodgkin al quarto stadio con diverse metastasi e, senza troppi giri di parole, aggiunge che ha solo il 30% di possibilità di farcela. “Quella comunicazione è stata una violenza, un abuso”.

Dopo il terremoto, Mara prova a ripartire dalle macerie con diversi cicli di chemioterapia e radioterapia. La malattia regredisce, anche se i suoi sogni di ragazza si spezzano per sempre. “Volevo studiare lingue e viaggiare per il mondo, invece ho dovuto accontentarmi di fare la contabile. Non è stato facile, anche perché a quei tempi il cancro era una vergogna, qualcosa che non andava nemmeno nominato”. Gli anni passano: Mara diventa mamma e anche questo momento assomiglia a una corsa a ostacoli, con gli strascichi lasciati dalle terapie. Poi un giorno, grazie a un amico, inizia un percorso di crescita personale. “Mi si è aperto un mondo: ho compreso che non aver mai parlato della malattia e non averla accettata, mi aveva reso un’eterna malata”.

“Avevo 18 anni, stavo per partire per la gita scolastica, quando una crisi d'asma mi ha portato a un passo dal soffocamento” ricorda. La corsa da un ospedale all'altro trova fine a Bologna, dove un medico le annuncia che ha un linfoma non Hodgkin al quarto stadio con diverse metastasi e, senza troppi giri di parole, aggiunge che ha solo il 30% di possibilità di farcela. “Quella comunicazione è stata una violenza, un abuso”

I corsi si susseguono uno dopo l’altro, in Italia e all’estero, dove scopre proprio la figura del cancer coach. “Ho sentito subito che era il mio lavoro. Ho ottenuto la certificazione in America e poi ho creato un metodo tutto mio, da zero: un protocollo certificato e molto pratico che poi si adatta alle esigenze del singolo”. In 10 anni, la dottoressa Mussoni ha seguito quasi 500 persone e si ricorda ancora la prima donna che si è rivolta a lei ed è rifiorita sotto i suoi occhi.

l suo percorso si articola in 6 incontri, tutti telefonici. “La persona mi racconta di sé e poi partiamo subito con degli esercizi pratici per cambiare comportamenti e pensieri sbagliati. Lo scopo? Dare gli strumenti che portano il paziente a reagire alla malattia, a non esserne più vittima. Di solito, davanti a un tumore siamo passivi, deleghiamo tutto agli altri, invece è fondamentale essere protagonisti e autonomi per guarire davvero. Il mio motto è migliorare la vita oltre la cura e per farlo lavoro sul benessere mentale, sradicando quelle dinamiche disfunzionali che c’erano già prima del tumore”.

Dal 2021 Mara ha lanciato il Master in coaching oncologico, che ha già formato 50 professionisti. E ora regalerà i suoi preziosi suggerimenti anche a noi di Koala Strategy. “Insieme, possiamo cambiare la mentalità: ancora oggi il cancro viene definito il male, l’intruso, la bestia, l’ospite… Viene sempre visto come qualcosa di esterno, che ci attacca. Invece dobbiamo chiamarlo con il suo nome e imparare a viverlo nel modo migliore”.

Ed è quello che la dottoressa Mussoni farà anche con noi. Ogni mese ci regalerà consigli e novità, ci spiegherà come trattare i vari disturbi e sottolineerà gli errori da non fare con articoli, post, video e tanto altro. Insomma, bellezza e benessere non saranno più un’utopia ma una realtà concreta.


COSÍ PREVIENI IL LINFEDEMA

Cosí previeni il linfedema

4 Minuti15 Aprile 2022

tumore


I consigli per evitare la malattia che spesso ‘accompagna’ il tumore

Hai appena subito l’asportazione dei linfonodi? Se la risposta è positiva, avrai già sentito pronunciare la parola linfedema. Sì, proprio quel forte gonfiore che interessa un arto o una zona del corpo. E che può essere causato proprio dalla rimozione dei linfonodi per colpa del tumore e che, purtroppo, non se ne va più. Infatti, si tratta di una patologia cronica, che colpisce ogni anno oltre 40.000 italiani. Ma anche in questo caso, la prevenzione diventa fondamentale e può fare davvero miracoli. Ecco, allora, i consigli della nostra fisio-coach Sara Mantovani, che fa parte del Progetto Linfedema Italia.

“E che può essere causato proprio dalla rimozione dei linfonodi per colpa del tumore e che, purtroppo, non se ne va più. Infatti, si tratta di una patologia cronica, che colpisce ogni anno oltre 40.000 italiani”.

Sara Mantovani

Fisio-Coach

Prenditi cura della pelle Hai letto bene: la cute è molto importante perché il sistema linfatico fa da barriera agli agenti esterni come i batteri. Quando i linfonodi non ci sono più, quindi, la zona è più a rischio infezioni, tanto che proprio queste possono scatenare il linfedema oppure peggiorarlo se ne soffri. Allora, tieni idratata la cute con prodotti neutri e senza profumazione e proteggiti da taglietti, graffi e punture di insetti che vanno sempre disinfettati con attenzione.

Scegli i trattamenti beauty giusti Per lo stesso motivo, evita il fai da te per manicure e pedicure e rivolgiti a un podologo esperto, visto che taglietti e infiammazioni possono darti problemi. Anche sul fronte depilazione, meglio usare il rasoio elettrico e non la ceretta a caldo. A proposito, lo sai che esiste un’associazione di estetiste specializzate in oncologia? Si chiama Apeo (http://www.esteticaoncologica.org/) e riunisce tutte le professioniste italiane che possono prendersi cura del tuo aspetto anche durante e dopo le cure. 

Monitora la zona L’arto o la zona dove sono stati rimossi i linfonodi deve diventare un’osservata speciale. La senti pesante o gonfia? Ti sembra sempre uguale, ma provi una sensazione strana? Rivolgiti a un fisioterapista, che valuterà la situazione. A volte, può bastare indossare un tutore durante le attività più pesanti per evitare problemi. 

Controlla il peso La bilancia è un’ottima alleata. Infatti, quando sei a rischio linfedema è opportuno non aumentare troppo. Allora, scegli un’alimentazione sana e tieni d’occhio i chili in più, pesandoti con regolarità. Certo, anche le terapie oncologiche portano un aumento di peso, ma se i numerini sulla bilancia salgono troppo, parlane con il tuo oncologo.

Occhio al sole Il caldo è nemico del linfedema. Niente abbronzatura durante le ore centrali della giornata e, soprattutto, attenzione a non surriscaldare troppo la zona o l’arto interessato coprendoli troppo.

Fai movimento L’attività fisica è davvero preziosa perché favorisce il drenaggio dei liquidi che, appunto, allontana il rischio linfedema. Parti dalle piccole cose, come fare le scale invece che usare l’ascensore o concederti una bella passeggiata appena sei libera. 

Se hai domande per la nostra fisio-coach, scrivile subito a info@koalastrategy.com.


Roberto Buttori Koala Strategy

Roberto e l’ironia per ‘curare’ il cancro

5 Minuti8 Aprile 2022

tumore

Tanta ironia, la musica giusta e gli affetti. Se dovesse scegliere i tre ‘indispensabili’ per un paziente oncologico, Roberto Botturi punterebbe su questi. Milanese, classe 1968, è informatico di professione, ma quando racconta cosa fa una volta spento il computer non finisce più: attore, autore di testi teatrali, batterista, insegnante di fotografia… E ora anche scrittore, visto che il suo romanzo Il paradiso è un posto con un Vermentino in frigo (Infinito edizioni) è appena arrivato in libreria. 

Tra le pagine, Roberto ripercorre quell’estate del 2016 in cui il mal di schiena non gli dava tregua. E poi, la diagnosi improvvisa: ha un linfoma non Hodgkin. “Mi ricordo che poco prima stavo leggendo un articolo di giornale che parlava di un mafioso e mi sono chiesto perché stesse accadendo a me e non al criminale di turno. Poi ho capito che è una domanda inutile e nei giorni successivi ho invece scoperto un’interessante teoria sull’umore che mi accompagnato nei mesi successivi. In pratica, quando riceviamo una notizia negativa piombiamo nel baratro, l’umore precipita a zero; poi grazie alla resilienza, alla capacità di sopportare le sfide della vita, torniamo all’ottimismo e allora ogni notizia buona ci fa ben sperare. Io, per esempio, ho poi saputo che il tumore era curabile. E in tutte le settimane successive, emozioni e umore hanno oscillato su e giù, come un’altalena, ma sono sempre riuscito a trovare un piccolo equilibrio”.

Ad aiutarlo a stare in piedi, due ingredienti fondamentali nella ricetta della vita: l’ironia e gli affetti. La prima, per Roberto, diventa uno sguardo diverso con cui osservare gli eventi perché anche le tragedie possono nascondere un pizzico di distacco e di sarcasmo, che spesso ti insegna a uscire dai momenti più critici. Poi ci sono la famiglia e gli amici. “Durante la malattia e le terapie ho avuto proprio bisogno di godermi i miei cari, è fondamentale coltivare le relazioni, anche se poi c’è chi ti tratta con pietà. Ogni reazione altrui è valida, sta poi a noi circondarci di persone che ti fanno stare bene”.

“Durante la malattia e le terapie ho avuto proprio bisogno di godermi i miei cari, è fondamentale coltivare le relazioni, anche se poi c'è chi ti tratta con pietà”

Roberto

Mentre racconta il via vai in ospedale tra cure ed esami, Roberto ricorda uno dei momenti peggiori, quello in cui ha dovuto sottoporsi alla biopsia osteomidollare, il doloroso prelievo di un campione di midollo osseo che serve. Poi si fa serio e aggiunge un altro tassello negativo. “Purtroppo devo ammettere che l’organizzazione di visite e test è faticosa: ancora oggi non trovo pace quando devo eseguire i controlli per colpa dei tempi biblici e della burocrazia che mette a dura prova i malati. All’inizio, per esempio, non riuscivo a prenotare una tac con urgenza e solo dopo lunghissime telefonate e un po’ di furbizia ho scoperto che bastava spostarsi dalla propria provincia di riferimento e andare a 15 minuti di macchina, ma per il call center della Regione non era fattibile… Insomma, sei spaesato, è difficile orientarsi in una jungla di paroloni e diagnosi, non sai a chi affidarti per avere lo specialista migliore. Nel 2022 è assurdo che ci siano ancora questi problemi: il percorso di cura dovrebbe essere più semplice e organizzato”.

Anche perché, dall’altra parte, il cancro incute sempre meno paura, grazie ai progressi della scienza. “Oggi tantissimi tumori sono curabili, le terapie sono davvero efficaci e ti permettono una buona qualità di vita anche durante i primi tempi, quindi consiglio sempre ai pazienti oncologici di fidarsi della medicina tradizionale e di non farsi abbindolare da guru o strade alternative. Per esempio, è perfetto il sito del World Cancer Research Fund International, con i suoi aggiornamenti e le pagine dedicate alla prevenzione, tutte scientificamente provate e universalmente riconosciute.E, infine, un ultimo suggerimento: non smettete mai di sognare. Io, per esempio, vorrei fare una traversata in barca a vela. Continuate a divertirvi, anche con le piccole cose quotidiane, e prendete in mano la vostra esistenza, concedendovi del tempo per voi stessi e per chi amate”.


Due cuori in viaggio, girare il mondo per guarire dal cancro

Due cuori in viaggio, girare il mondo per guarire dal cancro

5 Minuti30 Marzo 2022

tumore

Metti la voglia di conoscere e raccontare il mondo, aggiungici l’amore e, purtroppo, anche la malattia… Avrai una splendida coppia, che ti farà sognare. Sono Claudia e Mattia, i volti di 2 cuori in viaggio: viaggiatori per passione, fotografi, esperti social con quasi 30.000 followers e tanto altro. E quando provano a presentarsi e a definirsi non hanno dubbi e scelgono subito la frase che campeggia sul loro sito: che la felicità sia la tua bussola.

Perché il progetto di Due cuori in viaggio ha delle radici molto speciali. “E’ nato nel 2018, quasi per gioco” racconta Claudia. “Nel 2017 mi hanno diagnosticato un cancro al seno. Avevo 35 anni e la prima cosa che ho detto a Mattia era che non avrei più potuto girare il mondo. Per fortuna non è stato così e ora mi trovo qui a ripercorrere la nostra storia. Appena sono stata meglio abbiamo aperto il blog perché avevo bisogno di qualcosa di positivo e scrivere dei nostri viaggi mi faceva stare bene”.

“Nel 2017 mi hanno diagnosticato un cancro al seno. Avevo 35 anni e la prima cosa che ho detto a Mattia era che non avrei più potuto girare il mondo”

Ancora oggi, Claudia si commuove ricordando quei momenti. “In famiglia c’erano già stati dei casi di tumore e mia nonna e mia mamma erano state operate proprio di tumore al seno. Quindi, da quando ho compiuto 18 anni mi sono sempre sottoposta a tutti i controlli del caso. Sono sempre andati bene fino al 2017, quando l’ecografia ha rivelato una massa sospetta. Ho ricevuto la diagnosi il giorno del mio compleanno. Sono stata operata in fretta, mi sono sottoposta alla chemioterapia per sei mesi e poi ho anche scoperto di essere BRCA1, quindi ho fatto la mastectomia preventiva”.

In quei lunghi mesi di buio e dolore, Claudia e Mattia continuano a sognare avventure intorno al mondo. Progettano mete e tour da favola e si aggrappano a questi desideri fino a farli diventare una bussola che guida le loro giornate. “Infatti, nel 2018 abbiamo aperto il blog e gli abbiamo dato sempre più spazio fino a renderlo un lavoro” spiegano all’unisono. “E ovviamente abbiamo ripreso a viaggiare: non contiamo più le valigie fatte, sono tantissime, ma mai abbastanza”.

Claudia e Mattia. Due cuori in viaggio

Quando parlano dei due mesi trascorsi a Bali, il loro posto del cuore, si illuminano di entusiasmo e poi diventano più seri per sottolineare una nuova consapevolezza. “Da quando Claudia si è ammalata, la nostra esistenza è cambiata molto” spiega Mattia. “Per assurdo è migliorata: prima sopravvivevamo, ci accontentavamo, ci ripetevamo che in futuro avremmo girato il Pianeta intero, cambiato tanti aspetti della quotidianità, come se ci fosse sempre un domani a disposizione. Quando abbiamo capito che il domani non è così scontato, abbiamo iniziato a vivere con più pienezza, a puntare sulle emozioni e su quello che vogliamo davvero, anche se è più difficile e ti dà meno certezze”.

“Quando abbiamo capito che il domani non è così scontato, abbiamo iniziato a vivere con più pienezza, a puntare sulle emozioni e su quello che vogliamo davvero, anche se è più difficile e ti dà meno certezze”

Viaggiare, poi, si è rivelato davvero terapeutico. “Appena i medici mi hanno dato il via libera abbiamo ripreso l’aereo” ricorda Claudia. “Non abbiate timore, lo dico a tutti i pazienti oncologici: non fatevi fermare, se il vostro organismo è in forma e i dottori vi danno il permesso potete andare ovunque. Noi abbiamo avuto più paura durante la pandemia, perché eravamo in Asia per un viaggio di 4 mesi e quando hanno chiuso tutto ho temuto di rimanere bloccata a Bali senza poter fare i miei controlli, quindi siamo tornati a casa. Ma per il resto, non ci sono controindicazioni. Anzi, durante la chemio siamo andati spesso a goderci dei weekend in montagna: stare all’aria aperta, muovermi e staccare la mente dalle preoccupazioni mi faceva stare bene, tanto che non ho mai saltato una terapia a differenza di altre pazienti. Insomma, viaggiare può essere davvero curativo”.
Infatti, quando Mattia e Claudia si proiettano nel futuro, il loro sguardo non può che volare lontano, oltre i confini. “Tra 10 anni? Non saremo in Italia, ma in viaggio”. E noi di Koala Strategy li seguiremo…


Roberta, dai dolci al cancro, senza smettere di sognare

6 Minuti21 Marzo 2022

tumore

Pasticcera per passione, ingegnera per professione e sognatrice per scelta. Si definisce proprio così Roberta Marino. Una cascata di capelli che le incornicia il viso, una voce allegra che ti spinge a chiacchierare, questa ragazza ha ‘solo’ 37 anni, ma sembra aver già vissuto tante vite. Nata in Sicilia, dopo la maturità si trasferisce a Milano perché vuole fare l’ingegnera da quando è piccola e lo ripete con il sorriso, sottolineando con orgoglio la declinazione al femminile di questa professione.

Si laurea al Politecnico di Milano e muove i primi passi nel suo settore. E quando è ormai convinta di aver trovato il suo posto nel mondo, arriva il destino, che le fa cambiare strada e impiego e la porta a Torino. “Qui ho ricominciato da capo e per conquistare i nuovi colleghi portavo torte e dolcetti in ufficio. Prepararli è sempre stata la mia passione fin da bambina”. Impasti e creme la portano quindi in un’altra dimensione, quella della tv. Roberta, infatti, partecipa a Bake off Italia, il famoso talent show in onda su Real Time. “È stata un’esperienza fantastica: l’unica preoccupazione era cucinare dolci! E quando l’avventura è finita, ho continuato a godermi apparizioni, show cooking e tanto divertimento”. 

Poi, in quella ‘quotidianità zuccherosa’ irrompe un tornado che sradica tutto. È l’estate del 2020 e Roberta si trova in vacanza al mare, quando accusa dei disturbi all’occhio destro. “La vista era annebbiata. In realtà, già nei mesi precedenti avevo sentito prurito ma avevo dato la colpa alla vita in smartworking e alle call continue davanti allo schermo”. Nel giro di pochi giorni, i problemi peggiorano e Roberta vede dei veri e propri lampi, così corre al Pronto Soccorso. “Mi ricordo ancora il viso cupo e lo sguardo serio dell’oculista che mi ha visitato e mi ha annunciato che avevo un enorme melanoma nell’occhio. Ho sempre controllato i nei perchè ho la carnagione molto chiara, ma ignoravo che questa patologia potesse colpire anche l’occhio”.

Roberta scopre presto che si tratta di una patologia molto rara, che di solito colpisce persone più adulte. E mentre stenta a crederci e si chiede perché stia accadendo proprio a lei, le sue condizioni peggiorano: il melanoma spinge sulla retina, che rischia di staccarsi. Così, scatta una corsa contro il tempo, tra esami e approfondimenti fatti in totale solitudine per colpa della pandemia. “Sono entrata all’improvviso nel mondo del cancro, sospesa tra angoscia, domande pesanti come macigni e il terrore che ci fossero già altre metastasi”.

Per fortuna, Roberta è ‘pulita’, un termine che sente per la prima volta. E per la prima volta ascolta anche altri termini difficili, quasi crudeli. I medici, infatti, le spiegano che ha due opzioni: togliere l’occhio o sottoporsi prima a un’operazione e poi fare la radioterapia. Roberta sceglie la seconda strada, anche se non ha garanzie. “Per certi versi è stato tutto veloce: in tre settimane mi hanno operata e ho finito le cure. Il dolore rimane e anche la paura, perché ogni 4 mesi devo entrare nel tunnel dei controlli. Ora mi sono abituata al mio occhio monello e al fatto di vedere a metà, quindi voglio godermi ogni istante al cento per cento”.

“Ho accettato il tumore perché ho capito che io non sono la mia malattia, faccio e sono tanto altro. E ho giurato che non avrei più permesso a nulla e a nessuno di rendermi infelice: ora non voglio più sprecare nemmeno un momento di gioia”

Roberta Marino

È quello che questa donna ha promesso a se stessa nei momenti più bui, quando la diagnosi e il dolore le sono piombati addosso senza un perché. “Ho accettato il tumore perché ho capito che non io sono la mia malattia, faccio e sono tanto altro. E ho giurato che non avrei più permesso a nulla e a nessuno di rendermi infelice: ora non voglio più sprecare nemmeno un momento di gioia. Ho un’esistenza piena, tanti hobby come la pole dance, gli amici e una famiglia meravigliosa”.

E visto che si dichiara una sognatrice, Roberta insegue un desiderio speciale: raccontare la sua storia il più possibile per aiutare i pazienti oncologici e regalare loro un messaggio di forza e speranza. “Mi sarebbe stato tanto utile sentire una voce positiva quando ero in ospedale, quindi voglio supportare chi sta passando questa prova. A loro consiglio di tirare fuori tutto il coraggio e di pensare che è solo un momento, una fase e poi pian piano si tornerà a stare bene. E abbiate sempre fiducia nella scienza: io continuo a sperare che magari un giorno riacquisterò la vista e ci saranno cure sempre più efficaci per ogni malato”.


Alimentazione e Cancro: Ne parliamo con il nostro Nutri-coach Luca Imperatori

Alimentazione e Cancro: Ne parliamo con il nostro Nutri-coach Luca Imperatori

5 Minuti11 Marzo 2022

tumore

Piatti e ricette possono diventare l’ultima preoccupazione di un malato, quando si hanno molte altre cose a cui pensare eppure un’alimentazione corretta in terapia è quanto mai importante.

A dirlo sono ormai parecchi studi. L’ultimo è quello firmato dai ricercatori del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), che hanno dimostrato che quello che assumiamo ogni giorno può rendere più o meno efficaci le terapie. In alcuni casi, una dieta ipocalorica che permette un fisiologico controllo dei livelli di glucosio e di lipidi nel sangue contribuisce a rallentare l’avanzamento della malattia. Ecco perché abbiamo arruolato nella nostra squadra di coach una figura speciale: un oncologo nutrizionista.

Luca Imperatori, marchigiano classe 1962, lavora all’Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord, dove è responsabile dell’Unità operativa semplice di “Gestione integrata dei tumori della testa e del collo”. “Da ragazzino ho sofferto di una malattia agli occhi che mi ha costretto a una lunga degenza: lì ho sentito che da grande avrei fatto il medico. Ho scelto Oncologia attirato dall’assurda follia biologica che è il cancro: diversamente dalle malattie infettive in cui si ha l’ingresso nel nostro organismo e l’infezione da parte di batteri o virus, il tumore origina da cellule dei nostri stessi organi e tessuti, proliferando in modo incontrollato”.

Così il dottor Imperatori inizia a trascorrere le sue giornate in reparto, al fianco dei pazienti oncologici. Proprio sul campo capisce l’importanza della nutrizione, si specializza in questo settore ed è tra le anime della Fondazione Francesca Pirozzi, nata per sostenere la ricerca e l’informazione in questo settore. “L’alimentazione ricopre un ruolo fondamentale. Chiaramente non esiste l’ingrediente che guarisce dal cancro, ma un corretto modo di alimentarsi è in grado di sostenere la persona e rendere la cura più efficace. Inoltre, sappiamo che l’alterazione del microbiota intestinale o lo stato di infiammazione dell’organismo, influenzati direttamente dalla nostra alimentazione, sono dannosi per il nostro organismo e possono essere prevenuti proprio grazie ad uno stile alimentare corretto”.

“L’alimentazione ricopre un ruolo fondamentale... non esiste l’ingrediente che guarisce dal cancro, ma un corretto modo di alimentarsi è in grado di sostenere la persona e rendere la cura più efficace. Inoltre, sappiamo che l’alterazione del microbiota intestinale o lo stato di infiammazione dell’organismo, influenzati direttamente dalla nostra alimentazione, sono dannosi per il nostro organismo e possono essere prevenuti proprio grazie ad uno stile alimentare corretto.”

 

Luca Imperatori - Nutri-coach

Prima delle diete allora, è importante la giusta attenzione a quello che si porta in tavola. “La prima cosa che faccio con i pazienti è raccogliere il loro diario alimentare, ossia capire quello che mangiano, se assumono tutti i macro-nutrienti in modo equilibrato. Propongo quindi una serie di consigli su piatti, modalità di cottura e stile di vita e coinvolgo anche i caregiver, le persone che si prendono cura del malato e che si preoccupano di fare la spesa e cucinare. Inoltre la malnutrizione rimane ancora un grave problema per i pazienti oncologici: perdere peso è rischiosissimo per un corpo già debilitato dal tumore e dalle terapie. E’ quindi importante coinvolgere anche le persone che aiutano i malati di cancro”.

Allora, come dice il nostro coach, il nutrizionista è uno dei migliori amici di chi combatte contro il cancro. “Noi italiani abbiamo un grande alleato: la vera dieta mediterranea, quella con cereali integrali, pesce, frutta e verdura di stagione e poca carne rossa”. Quindi, da oggi proporremo consigli e ricette, per aiutare i pazienti oncologici a ritrovare il gusto di mangiare e, perché no, di cucinare, e chiariremo le idee su fake news e super cibi.

Per domande al nostro nutri-coach, scrivi a info@koalastrategy.com


Gli ospedali migliori per il tumore alla prostata hanno il bollino - Koala Strategy

Gli ospedali migliori per il tumore alla prostata hanno il bollino

4 Minuti10 Marzo 2022

tumore


Fondazione Onda lancia la prima edizione del Bollino Azzurro

Un bollino azzurro, una specie di fiocco a prima vista piccolo ma importantissimo. Parliamo del primo riconoscimento di qualità assegnato agli ospedali che si occupano di tumore alla prostata. L’iniziativa che porta la firma di Fondazione Onda, l’osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, è stata realizzata con il contributo incondizionato di Bayer ed è patrocinata dalle principali società che sono in prima linea per la cura di questa patologia, come l’Associazione Italiana di Radioterapia ed Oncologia Clinica, l’Associazione Italiana Oncologia Medica e la Società Italiana di Uro-Oncologia.

Gli italiani che hanno un cancro alla prostata sono 564.000 e ogni anno si contano circa 36.000 nuove diagnosi, tanto che questa neoplasia rappresenta il 20% delle diagnosi oncologiche maschili. E per tutte queste persone, ora arriva un aiuto in più, ovvero l’elenco completo dei 94 centri che hanno ricevuto il bollino azzurro perché “garantiscono un approccio multiprofessionale e interdisciplinare dei percorsi diagnostici e terapeutici”. A questo link è possibile vedere quali sono.

Di solito, Fondazione Onda si spende soprattutto per la salute femminile, ma adesso scende in campo anche per i malati. “Questa prima edizione del Bollino Azzurro ha visto la partecipazione di 155 strutture italiane e rinnova il nostro impegno nel coinvolgere sia la popolazione maschile che quella femminile sulle tematiche relative alla salute” racconta Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda. Tutti i 155 centri sono stati valutati da un team di esperti, che li ha analizzati in base a criteri stringenti e poi ha assegnato i bollini azzurri ai migliori.

“gli ospedali che hanno ottenuto il marchio di qualità puntano su un approccio di eccellenza, trattamenti personalizzati e innovativi e offrono sempre équipe con professionalità diverse che lavorano insieme, come urologi, radioterapisti, oncologi, patologi, psicologi e altri ancora”

Francesca Merzagora

Presidente di Fondazione Onda

In pratica, gli ospedali che hanno ottenuto il marchio di qualità puntano su un approccio di eccellenza, trattamenti personalizzati e innovativi e offrono sempre équipe con professionalità diverse che lavorano insieme, come urologi, radioterapisti, oncologi, patologi, psicologi e altri ancora. E questo è solo il primo passo. “Infatti, i centri costituiranno una rete di scambio di esperienze e di prassi virtuose e coinvolgeranno la popolazione con campagne di comunicazione e giornate gratuite dedicate allo screening” prosegue la presidente di Fondazione Onda.

“Gli obbiettivi futuri? Migliorare l’accessibilità ai servizi e la qualità della vita dei pazienti e potenziare il livello di offerta terapeutica e diagnostica. Gli uomini, alla fine, devono sapere dove andare per curarsi al meglio”.

E proprio sulla scia di questa attenzione, Fondazione Onda organizza un weekend speciale in occasione della Festa del papà, ribattezzato (H)-Open Weekend. In pratica, nelle giornate del 18, 19 e 20 marzo negli ospedali con il bollino azzurro saranno offerti gratuitamente esami, visite, colloqui con gli specialisti e incontri (reali e virtuali) dedicati all’informazione e alla prevenzione del cancro alla prostata. Gli appuntamenti vanno prenotati sul sito www.bollinirosa.it.


Alla scoperta del linfedema, uno degli effetti indesiderati del cancro

Alla scoperta del linfedema, uno degli effetti indesiderati del cancro

6 Minuti6 Marzo 2022

tumore


Una malattia cronica e invalidante ancora poco conosciuta

Colpisce ogni anno 40.000 italiani, eppure pochissimi sanno di cosa si tratta. Il 6 marzo è il LymphAday, la giornata mondiale del Linfedema, quindi accendiamo i riflettori su una patologia ancora poco conosciuta, ma che spesso stravolge la quotidianità dei malati oncologici. Lo facciamo con Anna Maisetti, paziente e volto social di @Stile_Compresso, e con la Dottoressa Sara Mantovani, fisioterapista che fa parte del Progetto Linfedema Italia e coach di Koala Strategy.

Anna, il tuo percorso oncologico è cominciato con una macchia sulla pelle, giusto?
“Già, quello che all’inizio sembrava un banale neo ha stravolto la mia esistenza. Si trattava di una piccola protuberanza rosa, poi ha cambiato forma e colore e nel giro di un anno è diventato un tumore maligno. Mi hanno operata d’urgenza e hanno dovuto rimuovere anche i linfonodi”.

Quando, invece, è comparso il linfedema?
“Purtroppo pochi giorni dopo l’intervento sono arrivati i sintomi alla gamba. Per me è stato uno shock perché all’improvviso ho capito che avrei dovuto condividere con un disturbo che mi avrebbe accompagnata per sempre”.

Dottoressa Mantovani, spieghiamo bene questa patologia
“Si tratta di una malattia cronica e invalidante, ovvero che dura per sempre e che può condizionare la vita del paziente. Abbiamo due tipi di linfedema: il primario, causato da un difetto del sistema linfatico; e il secondario, in cui i problemi del sistema linfatico sono provocati da altro, come nel caso di Anna, in cui il tumore ha determinato la rimozione dei linfonodi. In tutti e due i casi, abbiamo un gonfiore gonfiore di un arto o di una zona del corpo. Il più conosciuto è quello al braccio, che colpisce le donne operate di un carcinoma al seno, ma in realtà il problema può coinvolgere anche gli arti inferiori, il viso o persino i genitali”.

“All’inizio è stato molto difficile, ho vissuto a lungo isolata ed avevo tanta difficoltà a capire come gestire questa patologia, a trovare per esempio le compressioni giuste”

Anna Maisetti

@Stile_Compresso

Dottoressa, come si tratta il linfedema?
“Si usa quella che gli esperti chiamano terapia decongestiva complessa o combinata. In pratica, si mettono in campo più trattamenti: i bendaggi, la cura della cute, l’esercizio fisico della zona con bendaggio e il linfodrenaggio. E non dimentichiamo l’educazione: visto che è un problema cronico, bisogna insegnare al paziente a prendersene cura ogni giorno”.

Anna, com’è la tua vita oggi? Sul tuo canale Instagram parli molto della malattia e hai anche scritto un libro
“All’inizio è stato molto difficile, ho vissuto a lungo isolata ed avevo tanta difficoltà a capire come gestire questa patologia, a trovare per esempio le compressioni giuste. Quello con la Dottoressa Mantovani si è rivelato un incontro chiave. Da quel momento ho iniziato a condividere la mia storia con altri pazienti e professionisti, per scambiarci consigli e sostenerci. A me, per esempio, aiuta giocare con i colori di bende e calze, penso all’estetica per riuscire a mostrarmi e a non provare più vergogna. La condivisione con gli altri malati, sui social e con il libro, è davvero preziosa: mi dona forza e spero di darne anche io a loro”.

Cosa non può mancare nella quotidianità di chi soffre di linfedema?
Anna Maisetti: “Il supporto di famiglia, amici e persone che vivono lo stesso percorso per non isolarsi nel proprio dolore. Poi le informazioni giuste e tanta costanza per seguire al meglio il percorso terapeutico”.

Dottoressa Mantovani: “Anche io punto sul supporto: l’aiuto di équipe specializzate che seguono il paziente non solo sul fronte della cura, ma anche ascoltandolo nei momenti difficili”.

“la ricerca ci dice che i trattamenti devono essere sempre su misura, personalizzati e diversi per ogni singolo paziente”

Sara Mantovani

Fisioterapista

Dottoressa, in che direzione sta andando la ricerca? Ci sarà una cura contro questa patologia?
“Ce lo auguriamo! Per quando riguarda il linfedema primario, la scienza sta indagando sulle cause della patologia e sui geni coinvolti. Per il linfedema secondario, invece, la chiave di volta sono gli interventi oncologici: se queste operazioni saranno sempre meno ‘invasive’ per il sistema linfatico, sarà un successo. Già oggi, comunque, la ricerca ci dice che i trattamenti devono essere sempre su misura, personalizzati e diversi per ogni singolo paziente”.

Anna, a chi ne soffre, invece, che messaggio possiamo mandare?
“Non arrendetevi mai, non smettete di cercare soluzioni e strade utili. Anche nelle difficoltà possono nascere nuove, inaspettate, opportunità”.